W. H. Auden

Auden14

At Last the Secret is Out

At last the secret is out,
as it always must come in the end,
The delicious story is ripe
to tell to the intimate friend;
Over the tea-cup and in the square
the tongue has its desire
Still waters run deep, my dear,
and there’s never smoke without fire.

Behind the corpse in the reservoir,
behind the ghost on the links,
Behind the lady who dances
and the man who madly drinks,
Under the look of fatigue,
the attack of migraine and the sigh
There is always another story,
there is more than meets the eye.

For the clear voice suddenly singing,
high up in the convent wall,
The scent of the elder bushes,
the sporting prints in the hall,
The croquet matches in summer,
the handshake, the cough, the kiss,
There is always a wicked secret,
a private reason for this.

 

From: Collected Poems (Modern Library and Faber hardback, 2007)

 

*

 

Alla fine il segreto è rivelato

Come sempre succede presto o tardi,
alla fine il segreto è rivelato;
Delizioso per gli intimi amici
il fatto che oramai va raccontato.
Davanti a un tè e nel mezzo d’una piazza
la lingua dopo tutto fa il suo gioco:
L’acqua cheta rompe i ponti, cari miei,
e se c’è fumo allora c’è anche fuoco.

Dietro il cadavere nella cisterna,
dietro il fantasma che vaga sul prato,
Dietro la donna che vedi ballare,
e dietro l’uomo che beve insensato,
Sotto quel certo aspetto un po’ stanco,
sotto il sospiro e sotto il mal di testa,
Si trova sempre una storia nascosta,
più di quanto s’afferri a prima vista.

Per la voce improvvisa e cristallina
che canta su dal muro del convento,
Il salone delle stampe di caccia,
l’odore del sambuco sottovento,
La tosse, il bacio, la stretta di mano
o le partite a croquet in estate,
Per tutto c’è un segreto malizioso
e, per quello, ragioni riservate.

 

Versione italiana tradotta da Simone Pagliai

Nick Flynn

© Geordie Wood 2009 ALL RIGHTS RESERVED www.geordiewood.com

Emptying Town

Each fall this town empties, leaving me
drained, standing on the dock, waving bye-
bye, the white handkerchief
stuck in my throat. You know the way Jesus

rips open his shirt
to show us his heart, all flaming & thorny,
the way he points to it. I am afraid
the way I miss you

will be this obvious. I have

a friend who everyone warns me
is dangerous, he hides
bloody images of Jesus around my house

for me to find when I come home – Jesus
behind the cupboard door, Jesus tucked

into the mirror. He wants to save me
but we disagree from what. My version of hell
is someone ripping open his
shirt & saying

look what I did for you.

 

From: Nick Flynn, Some Ether, Graywolf press, 2000

 

*

 

La città si svuota

Ogni autunno questa città si svuota, mi lascia
esaurito, in piedi sul molo a salutare ciao
ciao con la mano, il fazzoletto bianco
bloccato nella gola. Sai, il modo in cui Gesù

si strappa la camicia
per mostrarci il cuore, tutto fiamme e spine,
il modo in cui l’addita? Temo che
il modo in cui mi manchi

sia così scontato. Ho

un amico che tutti mi dicono
sia pericoloso, nasconde
immagini insanguinate di Gesù in casa mia

perché le trovi quando torno – Gesù
dietro lo sportello della credenza, Gesù infilato

nello specchio. Vuole salvarmi ma siamo in disaccordo
su quale sia il pericolo. La mia versione dell’inferno
è qualcuno che si strappa
la camicia e dice

guarda cosa ho fatto per te.

 

Versione italiana tradotta da Marco Simonelli

William Faulkner

faulkner_photo_by_Carl_van_Vechten
December: To Elise

Where has flown the spring we knew together?
Barren are the boughs of yesteryear;
But I have seen your hands take wintry weather
And smoothe the rain from it, and leave it fair.

If from sleep’s tree these brown and sorry leaves,
If but regret could drown when springs depart,
No more would be each day that drips and grieves
A bare and bitter year within my heart.

In my heart’s winter you were budding tree,
And spring seemed all the sweeter, being late;
You the wind that brought the spring to be
Within a garden that was desolate.

You were all the spring, and May and June
Greened brighter in your flesh, but now is dull
The year with rain, and dead the sun and moon,
And all the world is dark, O beautiful.

 

*

 

Dicembre: A Elise

Dove si è involata la primavera che insieme conoscemmo?
Spogli sono i rami dello scorso anno; ma uno dei tuoi diti
io l’ho visto posarsi sui rigori dell’inverno
e mondarli della pioggia, e farli miti.

Se solo dall’albero del sonno le brune foglie dolenti,
se il rimpianto andasse a fondo con la primavera che muore
ogni giorno che goccia e duole non sarebbe più
un intero anno amaro e spoglio nel mio cuore.

Nell’inverno del mio cuore sei stata l’albero fiorito,
assai più dolce parve la primavera perché tardiva;
sei il vento che soffiò la primavera
in un giardino in rovina.

Sei stata la primavera intera, e maggio e giugno
nella tua carne germogliavano più splendidi, ma oppresso
è l’anno della pioggia ora e morti sole e luna,
e l’intero mondo è buio, O bellissima.

 

Poesie del Mississippi (transeuropa, 2012), trad. it. V. Bianconi

Maxine Kumin

After love

Afterwards, the compromise.
Bodies resume their boundaries.

These legs, for instance, mine.
Your arms take you back in.

Spoons of our fingers, lips
admit their ownership.

The bedding yawns, a door
blows aimlessly ajar

and overhead, a plane
singsongs coming down.

Nothing is changed, except
there was a moment when

the wolf, the mongering wolf
who stands outside the self

lay lightly down, and slept.

 

From: Selected Poems, 1960-1990 (W. W. Norton and Company Inc., 1998)

 

Dopo l’amore

E dopo, il compromesso.
I corpi riprendono i loro confini.

Queste gambe, ad esempio, sono mie.
Le tue braccia ti riportano a te.

I cucchiai delle nostre dita, le labbra
riconoscono il loro possessore.

Le lenzuola sbadigliano, una porta
insensatamente sbatte

e nel cielo, cantilenando
un aereo scende.

Niente è cambiato, se non che
c’è stato un momento in cui

il lupo, il lupo mercante
che sta a guardia del sé

si è sdraiato sereno, e si è messo a dormire.

 

© Versione italiana di Andrea Sirotti

Thomas Merton

thomas merton

 

Love Winter When the Plant Says Nothing

O little forest, meekly
Touch the snow with low branches!
O covered stones
Hide the house growth!

Secret
Vegetal words,
Unlettered water,
Daily Zero.

Pray undistracted
Curled tree
Carved in steel –
Buried zenith!

Fire, turn inward
To your weak fort,
To a burly infant spot,
A house of nothing.

O peace, bless this mad place:
Silence, love this growth.

O silence, golden zero
Unsetting sun

Love winter when the plant says nothing.

 

*

 

Ama l’inverno quando la pianta tace

O piccole selve, umilmente
Sfiorate la neve con i rami bassi!
O pietre ricoperte
Nascondete la dimora dove tutto cresce!

Segrete
Parole vegetali,
Acqua non scritta,
Zero quotidiano.

Prega indisturbato
Albero ritorto
Inciso nell’acciaio –
Zenith sepolto!

Fuoco, volgiti all’interno
Al tuo debole fortino,
A un solido luogo d’infanzia,
Dimora del nulla.

O pace, benedici questo luogo folle:
Silenzio, ama questo crescere.

O silenzio, zero dorato
Sole che non tramonta

Ama l’inverno quando la pianta tace.

 

Che la mia sete diventi sorgente (Ancora, 2015), trad. it. F. Cosi, A. Repossi

Alba Donati

alba-donati

 

Alberi di Natale

Venendo su da Lucca, per la fondovalle,
fin da bambina contavo gli alberi di Natale
illuminati nella notte: Marlia, Lammari,

la montagna di Vinchiana, Borgo a Mozzano,
la valle, di là dalla ferrovia, di Bagni di Lucca,
Calavorno, ne contavo fino a settanta-ottanta.

Ce n’era di luminescenti, di luci fisse,
con faville colorate o luci argentate,
alcuni giganteschi, altri che appena si vedevano.

Ma, in verità, qualcosa non avevo visto:
stavano tutti davanti a case semplici,
e nemmeno uno nel giardino di una grande villa.

Meglio, mi dico, era lo sguardo di bambina
che di quelle luci faceva una carrozza leggendaria
che univa tutto dalla città fino a Lucignana.

 

Idillio con cagnolino (Fazi, 2013)

Dylan Thomas

Dylan Thomas

 

Do not go gentle into that good night

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lighting they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it in its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless, me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

 

From: The Poems of Dylan Thomas (New Directions, 1952)

*

Non andartene gentile in quella notte buona

Non andartene gentile in quella notte buona:
Deve insorgere l’età e bruciare, al termine del giorno,
Con furia, furia contro la luce che abbandona.

I saggi infine vedono che il buio è giusto
Perché il loro verbo non ha sprigionato il lampo, eppure
Non se ne vanno gentili in quella notte buona.

I mansueti all’onda estrema urlano che radioso
Danzerebbe il loro fiacco gesto in una baia verde,
Con furia, furia contro la luce che abbandona.

Gli audaci che il sole a volo presero cantando
E tardi capirono di averne addolorato il corso
Non se ne vanno gentili in quella notte buona.

Gli austeri con vista accecante in morte scoprono
Che come stelle anche occhi ciechi sanno brillare allegri,
Con furia, furia contro la luce che abbandona.

E tu, padre mio, là sopra quella triste altezza,
Maledici, benedici me, ti prego, col tuo pianto fiero.
Non andartene gentile in quella notte buona.
Infuria, infuria contro la luce che abbandona.

 

© Versione italiana di Simone Pagliai

Sandra Beasley

sandra_beasley

 

YOU WERE YOU

I dreamt we were in your favorite bar:
You were you, I was the jukebox.
I played Sam Cooke for you,
but you didn’t look over once.
I wanted to dance. I wanted a scotch.
I wanted you to take your hand off of her.
You were wearing your best smile
and the shirt that makes your eyes green.
If you had asked, I’d have told you
her hair looked like plastic.
But then, my mouth was plastic.
I weighed 300 pounds.
I glittered like 1972.
A man tried to seduce me with quarters
but I could hear his truck outside,
still running. I was loyal to you.
I played Aretha, Marvin, the Reverend Al.
You kissed her all the way out the door.
Later, I tried to make my own music,
humming one circuit against the other,
running the needle up and down.
The bubbles in my blood were singing.
In the morning, they came to repair me.

 

© 2010 Sandra Beasley From: I Was the Jukebox, W.W. Norton & Company Ltd.

 

TU ERI TU

Ho sognato che eravamo nel tuo bar preferito:
tu eri tu, io ero il jukebox.
Ti suonavo Sam Cook,
ma tu non mi guardavi mai.
Avrei voluto ballare. Avrei voluto uno scotch.
Avrei voluto che le togliessi la mano di dosso.
Tu sfoggiavi il tuo sorriso migliore
e la camicia che ti fa gli occhi verdi.
Se me l’avessi chiesto, ti avrei detto
che i suoi capelli sembravano di plastica.
D’altra parte, la mia bocca era di plastica.
Pesavo 130 chili.
Sbrilluccicavo come il 1972.
Un uomo cercava di sedurmi a suon di monete
ma io potevo udire il suo camion là fuori,
con il motore acceso. Ti restavo fedele.
Suonavo Aretha, Marvin, il Reverendo Al.
Tu la baciavi mentre uscivate dalla porta.
Più tardi cercavo di suonare una musica mia,
facendo ronzare un circuito contro l’altro,
facendo andare su e giù la puntina.
Le bollicine nel mio sangue cantavano.
La mattina dopo sono venuti a ripararmi.

 

Traduzione: © 2014 Stefano Bortolussi

Leonard Cohen

leonard-cohen

 

There is nothing here
except the shadow
of an occasional DC-3
nobody wants to be on

A Nazi war criminal
visited us last night
a very old man
in a silk parachute

We still love beauty
which the lizards express for us
Spinnakers of red membrane
blow from their throats

We’d like to write more often
but we are busy with the disciplines
psychic self-defence
and other martial arts

We have abandoned free love
and we have established the capital penalty
for certain crimes
There is no longer static between men and women

Our hospitality is simple and formal
we use no intoxicants
We salute those who came and go
We are naked with our friends

 

 

Non c’è niente qui
tranne di tanto in tanto
l’ombra di un DC-3
su cui nessuno vuole volare

Ieri sera è venuto a trovarci
un criminale di guerra nazista
un uomo molto vecchio
col paracadute di seta

Noi amiamo sempre la beltà
che le lucertole esprimono per noi
Spinnaker di membrana rossa
che si gonfiano dalle loro gole

Ci piacerebbe scrivere più spesso
ma abbiamo molto da fare con la disciplina
l’autodifesa psichica
e altre arti marziali

Abbiamo lasciato perdere l’amore libero
e abbiamo imposto per certi delitti
la pena di morte
Non ci sono più scintille tra uomo e donna

Offriamo un’ospitalità semplice e formale
non usiamo intossicanti
Salutiamo quelli che vanno e vengono
Nudi ce ne stiamo tra i nostri amici

 

L’energia degli schiavi (Minimum Fax, 2003), trad. it. D. Abeni

Zoë Skoulding

ZOE

 

Inventory

tape recorder

reel to reel beginning with
your own voice returning un-
like itself heavier and
thicker in rustles and clicks
of words outside the head where
a life may be erased with
its own sound replaying in
another room relatives
freeze up in the occasion
addressing a future that
doesn’t know them or a child
close to mic go on it’s like
a telephone but it won’t
say anything back hello

 

 

Inventario

registratore

bobina a bobina si inizia con
la tua stessa voce che ritorna di-
versa da sè più pesante e
più spessa in fruscii e scatti
di parole fuori dalla testa dove
una vita può cancellarsi col
proprio suono che si ripete in
un’altra stanza i parenti
si bloccano per l’occasione
rivolgendosi a un futuro che
non li conosce o a un bambino
vicino al microfono vai è come
un telefono solo che non
risponde pronto

 

© Inedito di Zoë Skoulding – versione italiana di Marco Simonelli