Erich Fried

GESPRÄCH MIT EINEM ÜBERLEBENDEN

Was hast du damals getan
was du nicht hättest tun sollen?
“Nichts”

Was hast du nicht getan
was du hättest tun sollen?
“Das und das
dieses und jenes:
Einiges”

Warum hast du es nicht getan?
“Weil ich Angst hatte”
Warum hattest du Angst?
“Weil ich nicht sterben wollte”

Sind andere gestorben
weil du nicht sterben wolltest?
“Ich glaube
ja”

Hast du noch etwas zu sagen
zu dem was du nicht getan hast?
“Ja: Dich zu fragen
Was hättest du an meiner Stelle getan?”

Das weiß ich nicht
und ich kann über dich nicht richten.
Nur eines weiß ich:
Morgen wird keiner von uns
leben bleiben
wenn wir heute
wieder nichts tun

 

*

 

DIALOGO CON UN SOPRAVVISSUTO

Cosa hai fatto allora
che non avresti dovuto fare?
“Niente”

Cosa non hai fatto
che avresti dovuto fare?
“Questo e quello
questo e quell’altro:
un bel po’ di cose”

Perché non l’hai fatto?
“Perché avevo paura”
Perché avevi paura?
“Perché non volevo morire”

Sono morti altri
perché tu non volevi morire?
“Credo
di sì”

Hai ancora qualcosa da dire
a proposito di quello che non hai fatto?
“Sì: domandarti
Cosa avresti fatto tu al mio posto?”

Questo non lo so
e non posso esprimere un giudizio su di te.
So soltanto una cosa:
domani nessuno di noi
rimarrà in vita
se oggi di nuovo
non facciamo niente

Widerstand – Gedichte Verlag Klaus Wagenbach 2018

Traduzione di Daria De Pellegrini

Erich Fried


La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita

 

È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera (Einaudi, 1988), trad. it. A. Casalegno

Erich Fried

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Macerie

Il poeta Osip Mandel’štam fu visto l’ultima volta
in un campo di smistamento prigionieri
presso Vladivostok nel dicembre del trentotto
mentre cercava resti commestibili in un
cumulo di immondizie. Morì prima ancora che finisse l’anno

I suoi assassini a quei tempi amavano parlare
del “cumulo di macerie della storia
sopra il quale
sarà gettato il nemico”

E dunque questo era il nemico: il poeta in fin di vita
e questo il cumulo di macerie (come già disse Lenin:
“La verità è concreta”) Se l’umanità avrà fortuna
gli archeologi delle macerie della storia porteranno alla luce
ancora qualcosa della nostalgia di una cultura universale
Se l’umanità avrà ancora fortuna saranno uomini
gli archeologi sulle macerie della storia

 

Nuovi poeti tedeschi (Einaudi, 1994), trad. it. A. Chiarloni