Michele Mari


Vita dell’uomo sanza riso e pianto,
foco vermiglio che non gitti ardore,
pregiata essenza indiana sanza odore
ed augellino immemore del canto;

sanza porpora ed auro regal manto,
moneta sanza corso né valore,
pratello aprico u’ non aulisca fiore,
pugna marzial sanz’onorevol vanto:

tal fu mia vita a me, alma sovrana,
pria che voi l’arricchiste dello spiro
che colma di piacer la spoglia vana:

ed ora parmi vita d’uom deliro,
e trista assai e nel tempo sì lontana
ché volto innante omai sol voi desiro,

di voi sol vivo, e sol per voi sospiro.

 

(sonetto caudato, 1982)

Dalla cripta (Einaudi, 2019)

Hans Magnus Enzensberger

 

A favore delle omissioni

Classici non letti, invenzioni
che ha risparmiato a sé e ad altri,
scommesse perdute,
pistole con la sicura,
titoli, posti, onorificenze
che si è lasciato scappare,
aerei persi all’ultimo momento,
indimenticabili cilecche, misere vittorie
che per un pelo ha scansato, e donne
con cui mai andò a letto:

nella tua sedia a rotelle ripensa,
tenero e riconoscente,
a quanto ha evitato,
risparmiando il mondo.

 

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001)

Patrizia Cavalli


Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

 

Datura (Einaudi, 2013)

Foto di Dino Ignani

Gabriella Leto


Io amo vorrei dire
l’animale dallo sguardo sgomento
che senza colpa accetta di soffrire.
E amo anche la pioggia quando viene
in cadenza secondo il proprio accento
e il cielo che contiene
assai lontano il volto della luna
pallida per le molte sue nottate
e la viola la viola gialla e bruna
simile nel disegno a una farfalla
dalle ali spalancate.

 

L’ora insonne (Einaudi, 1997)

Tony Harrison


Spazzatura

Tutta la spazzatura finisce discretamente in sacchi,
alcuni pesanti di sbornie, altri leggeri.
Questi volano per aria, quelli devo trascinarli
con uno sbattere di bottiglie all’ingresso senza cancello.

Non mi sono mosso quando mi hanno aggiustato il tetto
o quando il muratore mi ha rifatto l’intonaco;
con il lavavetri scambio cenni e sorrisi
e non mi stacco un momento dal tavolo in disordine.
Chissà dunque perché, quando al lunedì due uomini
attraversano il prato spellacchiato per svuotarmi i bidoni,
come se i miei rifiuti fossero vergognosi,
una confessione pubblica dei miei peccati,
sgattaiolo via dallo studio e mi nascondo?

Penso sia il timore di essere sorpreso
a scrivere mentre quelli gettano con i guantoni
sacchi neri di abbozzi cestinati nel camion.

 

In coda per caronte (Einaudi, 2003)

Paul Celan


E tu, tu pure –
fatta crisalide,
come tutto quello
che la notte ha cullato.

Questo sfarfallio, questo volteggiare intorno:
io lo sento – e non lo vedo!

E tu,
come tutto quello
che è sottratto al giorno:
crisalide.

E occhi, che ti cercano.
Tra questi il mio.

Uno sguardo:
un altro filo, che ti avviluppa.

Questa tarda, tarda luce.
Io so: i fili luccicano.

Di soglia in soglia (Di soglia in soglia, 1996), a cura di Giuseppe Bevilacqua

Tiziano Scarpa


Poesia scritta dalle parole #11

La disfatta non è morire
ma avere sprecato la vita.
Noi parole conosciamo due modi
per contrastare la disfatta.

Il primo è predisporre l’esecuzione perfetta,
preparata accuratamente in disparte
per essere messa in atto una volta,
una volta sola.
Ne sono buoni esempi
la ginnastica artistica,
il pattinaggio su ghiaccio.
In un minuto di gara ci si gioca
anni di allenamento.
Non ne sono buoni esempi
questi versi.

L’altro modo è accumulare tentativi
pubblici, ufficiali, documentati.
Una marea di esecuzioni sghembe
che, per la legge dei grandi numeri,
ogni tanto può produrre qualche apice,
un gesto venuto bene,
un talismano da imparare a memoria.

(in fin dei conti Shakespeare e Picasso
hanno prodotto una grande quantità di
roba così così,
e un sacco di giornate di Francesco d’Assisi
non sono state considerate degne
di essere raccontate)

Potrai sempre dire di essere stato
la parte mediocre di un grand’uomo.

 

Le nuvole e i soldi (Einaudi, 2018)

Erich Fried


La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita

 

È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera (Einaudi, 1988), trad. it. A. Casalegno

André Breton


Au beau demi-jour de 1934
L’air était une splendide rose couleur de rouget
Et la forêt quand je me préparais à y entrer
Commençait par un arbre à feuilles de papier à cigarettes
Parce que je t’attendais
Et que tu te promènes avec moi
N’importe où
Ta bouche est volontiers la nielle
D’où repart sans cesse la roue bleue diffuse et brisée qui monte
Blêmir dans l’ornière
Tous les prestiges se hâtaient à ma rencontre
Un écureuil était venu appliquer son ventre blanc sur mon cœur
Je ne sais comment il se tenait
Mais la terre était pleine de reflets plus profonds que ceux de l’eau
Comme si le métal eût enfin secoué sa coque
Et toi couchée sur l’effroyable mer de pierreries
Tu tournais
Nue
Dans un grand soleil de feu d’artifice
Je te voyais descendre lentement des radiolaires
Les coquilles même de l’oursin j’y étais
Pardon je n’y étais déjà plus
J’avais levé la tête car le vivant écrin de velours blanc m’avait quitté
Et j’étais triste
Le ciel entre les feuilles luisait hagard et dur comme une libellule
J’allais fermer les yeux
Quand les deux pans du bois qui s’étaient brusquement écartés s’abattirent
Sans bruit
Comme les deux feuilles centrales d’un muguet immense
D’une fleur capable de contenir toute la nuit
J’étais où tu me vois
Dans le parfum sonné à toute volée
Avant qu’elles ne revinssent comme chaque jour à la vie changeante
J’eus le temps de poser mes lèvres
Sur tes cuisses de verre

 

 

*

 

 

Nella bella penombra del 1934
L’aria era una splendida rosa color triglia
E la foresta quando mi preparavo ad entrarci
Cominciava con un albero dalle foglie fatte di cartine di sigarette
Perché ti attendevo
E perché se te ne vieni con me
Da qualsiasi parte
La tua bocca è volentieri il niello
Dal quale riparte continuamente la ruota azzurra diffusa e spezzata che sale
A impallidire nella rotaia
Tutti i prodigi s’affrettavano a venirmi incontro
Uno scoiattolo era venuto ad applicare il suo ventre bianco sul mio cuore
Non so come ci stava
Ma la terra era piena di riflessi piú profondi di quelli dell’acqua
Come se il metallo avesse finalmente scosso il suo guscio
E tu coricata sullo spaventoso mare di pietre dure
Roteavi
Nuda
In un gran sole di fuoco d’artificio
Ti vedevo far discendere lentamente dai radiolari
Le conchiglie stesse del riccio di mare c’ero
Chiedo scusa non c’ero già più
Avevo alzato la testa perché lo scrigno vivente di velluto bianco m’aveva lasciato
Ed ero triste
Il cielo tra le foglie riluceva feroce e duro come una libellula
Stavo per chiudere gli occhi
Quando le due pareti del bosco che s’erano bruscamente divaricate si sono abbattute
Senza rumore
Come le due foglie centrali d’un mughetto immenso
D’un fiore capace di contenere tutta la notte
Ero dove mi vedi
Nel profumo suonato a tutto spiano
Prima che quelle foglie tornassero come ogni giorno alla vita cangiante
Ho avuto il tempo di posare le labbra
Sulle tue cosce di vetro

 

Poesie (Einaudi, 1967), trad. it. G. Falzoni

Gabriele Frasca

t’incalzo perché sia tu quell’atleta
che sprona chi lo insegue a fare presto
e mica per amore se del resto
nuoce se sazia e strazia poi se asseta
spartiamoci da amici questa meta
che nel nostro rincorrerci è pretesto
di quanto si discorre via dal testo
nel tempo che la voce lo completa
risuonala per me che ti rivendico
opera mia e vienimi all’incontro
non prima di aver volto il tuo cammino
a ritrovarti qui dove se attendi
la sillaba che già ti corre incontro
le sopravvivi e compi il mio destino

 

Rimi (Einaudi, 2013)