Jan Wagner


saggio sul sapone

ce n’era sempre un pezzo lì vicino,
seguiva le sue proprie fasi,
diminuendo come quasi ogni cosa
per poi riapparire pieno, di un bianco
luminescente nella sua vaschetta.

pesava come una pietra nel pugno,
schiumava, rammolliva
lavandoci da caino ad abele.

e se accadeva di dimenticarsene,
si sbriciolava come un asteroide;
ma ora riposa lucido e umettato,
come qualcosa d’emerso dal fondo
delle acque, prezioso per un istante,

sediamo tutti al tavolo:
notte illune, mani profumate.

 

Variazioni sul barile dell’acqua piovana (Einaudi, 2019), a cura di Federico Italiano

2ª poesia più letta del 2019

di Erich Fried

 

La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita

 

È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera (Einaudi, 1988), trad. it. A. Casalegno

Poesia pubblicata il 6 marzo 2019

4ª poesia più letta del 2019

di Patrizia Cavalli

 

Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

 

Datura (Einaudi, 2013)

Foto di Dino Ignani

Poesia pubblicata il 17 giugno 2019

Heinrich Böll


La mia musa sta sull’angolo della via
dà a ciascuno quasi per niente
ciò che io non voglio
quando è allegra
mi regala ciò che vorrei
rare volte l’ho vista allegra.

La mia musa è una suora
nella casa oscura
dietro doppie inferriate
mette presso il suo Diletto
una buona parola per me.

La mia musa lavora in fabbrica
quando ha finito di lavorare
vuol andare a ballare con me
ma io
non finisco mai di lavorare

La mia musa è vecchia
mi picchia sulle dita
strilla con bocca coriacea
è inutile matto
matto è inutile

La mia musa è una donna di casa
non biancheria
nell’armadio ha parole
Raramente ne apre le ante
e me ne porge una.

La mia musa ha la lebbra
come me
ci baciamo via la neve
dalle labbra
ci dichiariamo mondi

La mia musa è una tedesca
non mi dà alcuna protezione
solo se mi bagno nel sangue del drago
mi posa la mano sul cuore
cosí resto vulnerabile.

 

La mia musa (Einaudi, 1974), trad. it. A. Chiusano

Mariangela Gualtieri


Non si cuce più il nome alla
sua voce. Il sangue riconosce
più larga parentela che traluce
fra squame e venature e linfe
e pietre e fuoco e cadute e colpi
d’ala piccola, d’ala grande,
una balbuzie di foglie – un incompreso
abito cucito a poco a poco nella profonda
sete, nelle stellate ondine increspate
giace un non sapere che riposa, che nutre.

 

Quando non morivo (Einaudi, 2019)

Antonio Prete


Vigilia

Ascolta il silenzio di una sedia,
diceva, e il battito dell’ora
che sospinge il niente verso il niente.
Negli occhi del cane segui le ombre
del dubbio e i lampi del ricordo.
Decifra le frasi che il vento
scrive sulla sabbia
e le lettere d’aria che gli uccelli
tracciano in volo.
Nel suono della risacca
senti le voci che abitano la luna.

Un po’ più oltre, diceva, è il giardino
segreto dell’invisibile.


Tutto è sempre ora
(Einaudi, 2019)

Ermanno Krumm

È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo sento qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così,
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.


Animali e uomini
(Einaudi, 2003)

Franco Marcoaldi

Il peggior veleno

In sogno ho incontrato un vecchio
saggio al quale ho domandato:
“Sapresti dirmi, tra tanti
sentimenti, quello che più di ogni
altro avvelena l’esistenza?”
“Ahimé, lo spettro è ampio. Però
dovendo scegliere, per quanto
ti riguarda, direi l’ambivalenza”.

 

Il tempo ormai breve (Einaudi, 2008)

Foto di Dino Ignani

Michele Mari


Vita dell’uomo sanza riso e pianto,
foco vermiglio che non gitti ardore,
pregiata essenza indiana sanza odore
ed augellino immemore del canto;

sanza porpora ed auro regal manto,
moneta sanza corso né valore,
pratello aprico u’ non aulisca fiore,
pugna marzial sanz’onorevol vanto:

tal fu mia vita a me, alma sovrana,
pria che voi l’arricchiste dello spiro
che colma di piacer la spoglia vana:

ed ora parmi vita d’uom deliro,
e trista assai e nel tempo sì lontana
ché volto innante omai sol voi desiro,

di voi sol vivo, e sol per voi sospiro.

 

(sonetto caudato, 1982)

Dalla cripta (Einaudi, 2019)

Hans Magnus Enzensberger

 

A favore delle omissioni

Classici non letti, invenzioni
che ha risparmiato a sé e ad altri,
scommesse perdute,
pistole con la sicura,
titoli, posti, onorificenze
che si è lasciato scappare,
aerei persi all’ultimo momento,
indimenticabili cilecche, misere vittorie
che per un pelo ha scansato, e donne
con cui mai andò a letto:

nella tua sedia a rotelle ripensa,
tenero e riconoscente,
a quanto ha evitato,
risparmiando il mondo.

 

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001)