Dino Villatico


Superga, 25 dicembre 2023

Guardo dalle terrazze di Superga,
nel giorno di Natale, la catena
poco innevata, in questo desolato
anno di guerre, e scarsità di piogge,
delle Alpi all’orizzonte; sotto un cielo
azzurro, qualche nuvola vagante,
fiocco di ovatta, sulla verde piana,
e guardo di fronte a me il Monviso,
e sotto, nella valle, tra le case,
serpeggiare a Torino il lungo nastro
del Po, l’acqua che nasce dal pendio
delle sue falde, il corso della Dora
Riparia e, più lontano, dello Stura;
immoto al sole, ai piedi della grande
basilica, contemplo la foschia
densa nella pianura, e guardo dopo
limpido il cielo sopra la mia testa.
Ma come sono giunto a questo istante,
e che tempo nel tempo inavvertito
delle montagne, i platani spogliati,
gli abeti verdi, i rami rinsecchiti
degli aceri e gli arbusti a primavera
colorati? Dall’ombra permanente
di questi mesi nasce numinoso
il muoversi del tempo, si presenta
una vita per chi l’aspetta. Morte
soltanto, per chi resta e sopravvive,
decide la misura di durata.

Inedito