Giovanna Sicari


Vorrei farti felice con questo niente

Babbo, vorrei comprarti
tutte queste piccole cose
esposte al mercato,
cose piccole, inutili:
arnesi, cianfrusaglie, biglietti.
Vorrei farti felice con questo niente
che colma il vuoto
con quest’amore che ripara,
tu solo annaffi le piante lievi
lavi e curi ogni cosa
e scavi nella compostezza
della vita, con decisione
raccogli foglioline e altro
tu solo puoi entrare nell’infinito.

 

Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Foto di Dino Ignani

Sonia Caporossi

attrazione daltonica del vuoto
pericardite in sussulto incastrata
fra il flusso e il riflusso
esangue nell’incavo claudicante
del gradino sotteso, sottomesso, messo sotto
nell’inciampo di un “ahi!” incancrenito e messo a fuoco
rimestare la mestizia negli alleli dell’alluce
alleviare il dolo del poeticum col ghiaccio
«nell’addiaccio a freddo sulla soglia in cui ora giaccio»
scarpinando col tacco e la punta
abbracciando la croce a setaccio
di una nuga, estetica presunta
quando al secolare assioma del dolore
fa eco solamente la retorica del sasso
nella scarpa e il vecchio detto :: «il piede batte
dove la langue duole».

 

Inedito

Foto di Dino Ignani

Patrizia Cavalli


Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.
Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.

Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.

 

Vita meravigliosa (Einaudi, 2020)

Foto di Dino Ignani

Silvia Bre


Lo si sa sempre
che verrà un momento
– è già qui in agguato è sotto è dentro –

in cui il disordine l’avrà avuta
vinta a tutto campo
senza neanche un superstite

un abc, un qualunque fondamento
generale, un solo gesto.

Ma forse anche le cose come stanno
hanno un ordine

tanto più vasto
da uscire dall’inquadratura

da non entrare mai
in nessuna mente

così il massimo di reale combacia
con l’astrazione pura

come quando la notte
essere e non essere
niente
si equivalgono.

La fine di quest’arte (Einaudi, 2015)

Foto di Dino Ignani

4ª poesia più letta del 2019

di Patrizia Cavalli

 

Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

 

Datura (Einaudi, 2013)

Foto di Dino Ignani

Poesia pubblicata il 17 giugno 2019

Franca Mancinelli


Siamo noi, polline e polvere. Poche ore per ere di lontananza. Come la chioma di un albero prima della bufera che disperde. Avere due occhi, riconoscerti. Di tutti i nomi che ti hanno chiamato, mi porto alla bocca tre sillabe di silenzio.

 

Inedito pubblicato nella rivista «Levania», l’errore, n. 8, dicembre 2018

Foto di Dino Ignani

Intervista al poeta: Giovanna Rosadini

Giovanna Rosadini è nata a Genova nel 1963, si è laureata in Lingue e Letterature Orientali all’Università di Ca’ Foscari, a Venezia. Ha lavorato per la casa editrice Einaudi, come redattrice ed editor di poesia, fino al 2004, anno in cui è uscito, per lo stesso editore, Clinica dell’abbandono di Alda Merini, da lei curato. Ha pubblicato la raccolta Il sistema limbico per le Edizioni di Atelier nel 2008, e altri testi poetici in riviste e antologie collettive. Nel 2010 è uscito Unità di risveglio, per la Collezione di Poesia Einaudi. Per lo stesso editore ha curato Nuovi poeti italiani 6, antologia di voci poetiche femminili che ha suscitato un vivace dibattito e una larga eco, uscita nel 2012. La sua terza raccolta poetica, Il numero completo dei giorni, è stata pubblicata da Nino Aragno editore nel 2014. A maggio 2018 è uscita la sua nuova raccolta, Fioriture capovolte, ancora per Einaudi editore. Vive e lavora a Milano.

 

1. Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

So di andare controcorrente rispetto all’opinione comune degli addetti ai lavori, ma a me pare che oggi la poesia goda di ottima salute. Indubbiamente poesia e poeti non beneficiano più, nelle nostre opulente società occidentali dove la riuscita economica è il valore predominante, e il ruolo divenuto centrale dell’immagine ha scalzato quello della parola, dello status e del prestigio avuto in altre epoche storiche, ma la poesia continua a circolare e ad essere richiesta e fruita, e molti sono i luoghi dove la si può incontrare, oltre alla tradizionale pagina stampata dei libri. Ha larghissima diffusione sui social, dove per esempio è nato il fenomeno degli Instapoets, autori che esordiscono in rete e solo successivamente, grazie al largo seguito ottenuto, approdano all’editoria tradizionale. E’ il caso di Tyler Knott Gregson, giovane poeta americano che deve la sua fama a Instagram e Tumblr, o della indo-canadese Rupi Kaur, best seller internazionale, o della giovanissima Lang Leav, poetessa di origini thailandesi che vive in Nuova Zelanda. Ciascuno di loro si avvale della semplicità e immediatezza del testo, sfrondato da orpelli retorici e complessità ermeneutica, per arrivare al lettore. Il fenomeno ha in Italia il suo esponente più rappresentativo in Guido Catalano, che si è esibito anche in tournées teatrali insieme a Dente, un cantautore che ha delle contiguità espressive con il genere poesia. Del resto, è ancora fresca l’attribuzione del Nobel della letteratura a Bob Dylan, e, come noto, la poesia delle origini era cantata (in ebraico, la parola “shir” designa sia il canto che la poesia).
Ma, se i social sono uno strumento a doppio taglio, che da un lato mantiene vivo il genere ma dall’altro rischia di snaturarlo abbassandolo di livello, è anche vero che la poesia colta continua a esistere nelle tradizionali collane di marchi editoriali storici come Einaudi e Mondadori (la Collana bianca, Lo specchio) e non solo, penso per esempio a editori “di nicchia” ma non meno prestigiosi come Aragno e Crocetti, editore anche del mensile Poesia, giunto al trentesimo anno di vita. E ha più di vent’anni di vita anche il trimestrale Atelier di Giuliano Ladolfi editore, che con Poesia è la rivista cartacea più seguita e apprezzata. La collana di poesia della Marcos y Marcos, “Le ali”, è ormai una realtà consolidata, come la “Gialla” di Pordenonelegge, e nuove realtà editoriali fanno capolino, come l’ottimo lavoro che sta facendo Amos edizioni con la collana di poesia A27 diretta da Sebastiano Gatto, Maddalena Lotter e Giovanni Turra, o la recente collana “Lyra giovani” di Interlinea, promossa da Franco Buffoni.
C’è la multiforme realtà della rete, ovvero blog e portali dedicati a letteratura e poesia, e nuove realtà editoriali strettamente connesse con la rete, sia per le modalità adottate di vendita sia per la coesistenza di una branca online… Mi riferisco a Samuele editore di Alessandro Canzian, con il corrispettivo online dei “Laboratori di poesia”, e a Interno Poesia di Andrea Cati, con l’omonimo blog.
Un capitolo a parte è la poesia performativa, e le sue contiguità con i festival letterari, irrinunciabili appuntamenti per i suoi fan, e il teatro, penso in Italia a un capostipite del genere come Lello Voce (nomen omen) o al più giovane Dome Bulfaro, o a un narratore abitato lateralmente dalla poesia, e straordinario performer con lo strumento-corpo, come Tiziano Scarpa. Ma anche alle carismatiche letture di Mariangela Gualtieri, originariamente drammaturga del Teatro Vadoca, negli anni diventata un fenomeno di culto… O a fenomeni, all’estero, come quello di Kate Tempest, poetessa che mescola cadenze rap con la poesia colta.
Come si può vedere, un panorama ricco, variegato ed estremamente vitale, pur essendo la poesia un mondo di piccoli numeri e risorse limitate.

 

2. Ma, prima di tutto, cos’è per te la poesia?

La poesia è uno dei linguaggi possibili, è il luogo del privilegio assoluto della parola e di una primaria necessità espressiva.

 

3. E chi sono i tuoi maestri?

Su un piano storico, le ineguagliabili suggestioni di testi millenari come la “Torà” o il “Daodejing”, e, risalendo in ambito nazionale, la poesia toscana due-trecentesca, Leopardi, per arrivare al Novecento di Montale e poi Sereni e poi Raboni, che ho avuto la grande fortuna di conoscere e frequentare ai tempi in cui lavoravo per Einaudi. Amo molto la poesia ebraica, Yehuda Amichai in primis, e la poesia americana, dai giganti dell’Ottocento Dickinson e Whitman alle grandi poetesse novecentesche e contemporanee, Anne Sexton, Jorie Graham, Adrienne Rich e soprattutto Sharon Olds.

 

4. Che cosa occorre per diventare un poeta?

Talento. Consapevolezza di averne. Umiltà e preparazione. Passione ed energia, come per qualsiasi tipo di arte.

 

5. A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Direi perché siamo più individui che nazione.

 

6. Scuola, librai, media, editori, poeti: di chi è la responsabilità se la poesia si legge così poco?

La colpa è dei modelli socioculturali che non la comprendono.

 

7. Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Occorrerebbero dei buoni maestri.

 

8. Gli Instapoets aumentano le possibilità di avvicinare nuovi lettori agli scaffali di poesia?

In questo senso mi sento di essere ottimista.

 

9. In futuro si leggerà più o meno poesia?

Non so se più o se meno ma se ne leggerà sempre, perché soprattutto la poesia, fra i generi letterari, è quella che esprime l’interiorità dell’uomo, parla di sentimenti comuni e universali e come tale è terapeutica e taumaturgica.

 

10. Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

“A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi
e non si muore. Si rimane dentro un solo respiro,
a lungo, nel giorno mai compiuto, si vede
la porta spalancata da un grido. La mano feriva
con una precisione vicina alla dolcezza. Così
si trascorre dal primo sangue fino a qui,
fino agli attimi che tornano a capire e restano
imperfetti e interrogati”.

Milo De Angelis

 

Intervista a cura di Andrea Cati

Foto di Dino Ignani

Giovanna Rosadini


Non lasciare deserta la terra dei ricordi
dentro quel buio fermentato di nostalgia
si accendono bagliori di compiutezza
come quando, nel perfetto silenzio dei monti,
la neve scricchiolava sotto i piedi
o in acqua, al largo di un intenso blu
estivo, nuotavi intorno alla barca con i tuoi,
o il giorno che lei è arrivata, nella stanza
della clinica colorata dal tramonto,
in quattro ci siamo sentiti completi.
Sei stata felice, e non lo sapevi

 

Inedito di Giovanna Rosadini

Foto di Dino Ignani