Gian Piero Bona


Cuore, martello strano che batti
sovra incudine rovente e a colpi
mi rendi un suono quotidiano,
quali facce tu a me nascondi
che a capirti m’obblighi a seguirti
e a scoprire le tue mille tracce?

Vuoi dirmi che vivere fu bello
in questo caos misconosciuto
fino all’ordine di un gran bordello?
Ti sembrò il cosmo rassomigliare
a un piccolo specchio famigliare?

Sei solo una terrena povertà.
Come avresti potuto inventare
parole quali: eterno e realtà?
Chi entrò in te a fartele enunciare?

Un giorno una lapide dirà
che sei fermo, invece tu sarai
assente, bocciato da universi,
uscito dal petto e dai miei versi.

Mio cuore ridi, perché non tu
ma qui sepolto sarà il tutto,
ché prima d’esser nato sei già
stato.

Detriti del fiume celeste (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Francesco Occhetto

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