Costantino Kavafis

Quanto più puoi

Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto più puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.

Non la svilire a furia di recarla
così sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che diventi una straniera uggiosa.

 

53 poesie (Mondadori, 1996), traduzione di Filippo Maria Pontani

Costantino Kavafis

kavafis

Dipinto

Io curo il mio lavoro e lo amo.
Ma oggi mi avvilisce la lentezza del comporre.
Il giorno mi è di peso, una presenza
sempre più scura. Piove e tira vento.
Mi appaga più il vedere che il parlare.
Il quadro che ora guardo è un bel ragazzo
sdraiato accanto alla fontana, forse
stanco di avere corso molto.
Che bel ragazzo; il divino meriggiare
lo ha catturato per fargli prender sonno.
Resto così, lo guardo a lungo. E nell’arte
di bel nuovo mi riposo dal lavoro dell’arte.

 
Settantacinque poesie (Einaudi, 1992), trad. it. N. Risi e M. Dalmàti

Costantino Kavafis

Costantinos Kavafis

 

Morte di un generale

La mano tesa della morte sfiora
la fronte di un glorioso generale.
La sera la notizia è su un giornale.
S’affolla dell’inverno la dimora.

Ormai i dolori gli hanno atrofizzato
gli arti e la lingua. Ma lo sguardo gira
e a lungo oggetti familiari mira.
Impassibile, pare un eroe del tempo andato.

Di fuori: avvolto nel silenzio, immobile l’aspetto.
Dentro: marcio d’invidia per la vita, abietto,
lebbra e lussuria, ira e perfidia, stolido dispetto.

Geme profondamente. – Spira. – È lagna cittadina:
“La sua morte, per la nostra città che gran rovina!
Che sciagura, con lui ogni Virtù declina!”

 

Poesie segrete (Crocetti, 2011), trad. it. N. Crocetti