Franco Arminio


Per Rocco Scotellaro

Gramsci e il fischio del muratore,
Gobetti e la creta dove la rondine
pescava gli insetti,
Rosselli, Pisacane e i dirupi
dove il circo delle capre
si esibiva assieme ai suoi pastori.
Carlo Levi e Manlio Rossi Doria
nel pagliaio dell’umanesimo
che presto prese fuoco,
bruciato dal progresso
che seccò le radici greche
e mise una conca di plastica
dove era piantato il mito.
Ora non c’è niente nei fossi
dove seppellivano la neve,
forse un pipistrello graffia
la sua solitudine
dove De Martino e Scotellaro
temevano che la modernità
diventasse l’imperatrice
che svuota i vicoli,
che tira fuori l’asina dalla cantina.
Subito dopo la sua morte
i braccianti del Sud volarono via
dalle ossa di Rocco e diventarono operai.
Ora nell’aria c’è una sorpresa
per chi la sa vedere:
quel mondo abbandonato
è tornato necessario
a se stesso e agli altri.
Ora c’è bisogno di contadini
più che di commercianti,
non serve chi mette in giro il troppo,
ma chi sa usare il poco, il raro.
Ora più che mai sono freschissime
le parole di Rocco Scotellaro.

Canti della gratitudine (Bompiani, 2024)

Marguerite Yourcenar

Chiaroscuro: per Jean Cocteau

Chiaroscuro, ombra insidiosa
dove si muovono senza rumore statue,
una voce melodiosa
vi bisbiglia le cose taciute.

Enigmi che il cuore risolve,
segreti pagati molto caro,
ogni saggio è il discepolo di un folle,
ogni anima si ammaestra con la carne.

 

I doni di Alcippe (Bompiani, 1999), trad. it. M. Murzi

Jean Follain


Il tempo penetra le immagini
rendendo lontani i corpi
nudi o vestiti
sopra la tela ombrata
lo scarlatto di un mantello
getta la sua macchia come un pugno
un cubo si riempie d’acqua vibrante
una linea trasalisce
la mano che pettinava
non è più che ossa bianche.
Non ne possono più
né la chiave rimasta nella porta
né la pelle di un braccio illividito;
più nera delle altre
una nuvola
cambia la luce.

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), a cura di V. Accame

Francis Jammes

Francis_Jammes
Preghiera per sposare una donna semplice

Mio Dio, fate che colei che potrà esser la mia sposa
sia umile e dolce e diventi per me una tenera amica;
che ci si possa addormentare tenendoci per mano;
ch’ella porti al collo, un po’ nascosta tra i seni,
una catena d’argento con una medaglia:
che la sua carne sia più liscia più tiepida e dorata
della prugna addormentata al declino dell’estate;
ch’ella diventi forte da vegliare sull’anima mia
come un’ape sul sonno di un fiore; e che,
il giorno in cui morrò, mi chiuda gli occhi
e per sola preghiera s’inginocchi,
congiungendo le dita sul mio letto,
con quel rigonfio di dolore che soffoca nel petto.

 

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Michel Houellebecq

houellebecq

 

Esiste un paese, o meglio una frontiera,
Dove la luce è dolce e praticamente solida
Gli esseri umani si scambiano frammenti di luce,
Ma non hanno la minima paura del vuoto.

La parabola del desiderio
Riempiva le nostre mani di silenzio
E ognuno si sentiva morire,
I nostri corpi vibravano della tua assenza.

Abbiamo attraversato frontiere di gesso
E il secondo mattino il sole si fece vicino
C’era nel cielo qualcosa che si muoveva,
Un battito molto dolce faceva vibrare le rocce.

Le gocce di luce
Si posavano sui nostri corpi straziati
Come la carezza infinita
Di una divinità-materia.

Il senso della lotta (Bompiani, 2000), trad. it. A. M. Lorusso

Raymond Queneau

Ombra discesa
ombra partenza e tristezza
ombra malvenuta
ombra speranza e capriccio
ombra sul mare di serenità
ombra portata ai piedi dei picchi
ombra il tempo sconvolto
ombra colante lungo le rocce
ombra è l’ora determinata
ombra è la noia dopo lo choc
ombra è l’amore abbandonato
ombra la vita ombra la morte
ombra il giorno che ti ha visto nato
ombra la notte che ti vede morto
ombra il giorno ombra la notte
ombra la notte ombra il giorno
ombra è l’ombra di sempre
ombra è ogni essere che fugge

 

da Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Ljubomir Levčev


Gli scherzi di amore

Oggi è l’onomastico
di chi non ha il nome di un santo.
Allora su, giochiamo
agli scherzi
di Amore…
Passione mia!
Mio meraviglioso inganno!
Mio Purgatorio!
Mio unico amore!
Ti cerco febbrilmente.
Mi dimeno —
così come un animale ferito
cerca sui prati
l’erba medica che lo guarisca.
Dove sei?
Vedo male.
Ah, vedo male!
Chi tira le fila della mia vita?
Chi le tira
così maldestramente?!
Voglio perdermi
in una città,
in una notte,
in una folla,
dove nessuno mi riconosca…
E io non riconosco nessuno.

E per questo
saranno tutti buoni.
E io non sarò
repellente.
Ma non riesco a perdermi.

Ovunque ci sono cartelli.
Ovunque ci sono segnali.
Ovunque ci sono indicazioni…

Signora Davidova,
mia
prima
maestra —
perché mi hai insegnato a leggere?
Mi odiavi a tal punto?

Ecco —
la luna tramonta
al sorgere del sole…
O forse albeggia
dal tramonto…
Questo non so più decifrarlo.
Non c’è una scritta!
Non c’è una scritta in cielo…

Amore mio!
Mia unica passione!
Mio meraviglioso inganno!

Noi
mai
più
ci incontreremo.

Perché,
quando dico:
“Su, cominciamo
una vita nuova!”
tu ti trovi
in un’altra costellazione.

E anche
perché
quando tu dici:
“Su, cominciamo
una vita nuova!”
io mi trovo già
in un altro mondo
dove tutto è segnalato…
E non riesco a perdermi.

1976

I passi dell’ombra (Bompiani, 2021), a cura di Giuseppe Dell’Agata

Idea Vilariño

Vive
Aquel amor
aquel
que tomé con la punta de los dedos
que arrastré por los suelos
que dejé que olvidé
aquel amor
ahora
en unas líneas que
se caen de un cajón
está ahí
sigue estando
sigue diciéndome
está doliendo
está
todavía
sangrando.
*
Vive
Quell’amore
quello
che ho preso con la punta delle dita
che ho trascinato per terra
che ho lasciato ho dimenticato
quell’amore
adesso
in qualche riga che
cade da un cassetto
è qui
è ancora qui
continua a dirmi
che fa male
che sta
ancora
sanguinando.
Di rose che si aprono nell’acqua (Bompiani, 2021), a cura di Laura Pugno