Michel Houellebecq

houellebecq

 

Esiste un paese, o meglio una frontiera,
Dove la luce è dolce e praticamente solida
Gli esseri umani si scambiano frammenti di luce,
Ma non hanno la minima paura del vuoto.

La parabola del desiderio
Riempiva le nostre mani di silenzio
E ognuno si sentiva morire,
I nostri corpi vibravano della tua assenza.

Abbiamo attraversato frontiere di gesso
E il secondo mattino il sole si fece vicino
C’era nel cielo qualcosa che si muoveva,
Un battito molto dolce faceva vibrare le rocce.

Le gocce di luce
Si posavano sui nostri corpi straziati
Come la carezza infinita
Di una divinità-materia.

Il senso della lotta (Bompiani, 2000), trad. it. A. M. Lorusso

Raymond Queneau

Ombra discesa
ombra partenza e tristezza
ombra malvenuta
ombra speranza e capriccio
ombra sul mare di serenità
ombra portata ai piedi dei picchi
ombra il tempo sconvolto
ombra colante lungo le rocce
ombra è l’ora determinata
ombra è la noia dopo lo choc
ombra è l’amore abbandonato
ombra la vita ombra la morte
ombra il giorno che ti ha visto nato
ombra la notte che ti vede morto
ombra il giorno ombra la notte
ombra la notte ombra il giorno
ombra è l’ombra di sempre
ombra è ogni essere che fugge

 

da Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), trad. it. V. Accame

Ljubomir Levčev


Gli scherzi di amore

Oggi è l’onomastico
di chi non ha il nome di un santo.
Allora su, giochiamo
agli scherzi
di Amore…
Passione mia!
Mio meraviglioso inganno!
Mio Purgatorio!
Mio unico amore!
Ti cerco febbrilmente.
Mi dimeno —
così come un animale ferito
cerca sui prati
l’erba medica che lo guarisca.
Dove sei?
Vedo male.
Ah, vedo male!
Chi tira le fila della mia vita?
Chi le tira
così maldestramente?!
Voglio perdermi
in una città,
in una notte,
in una folla,
dove nessuno mi riconosca…
E io non riconosco nessuno.

E per questo
saranno tutti buoni.
E io non sarò
repellente.
Ma non riesco a perdermi.

Ovunque ci sono cartelli.
Ovunque ci sono segnali.
Ovunque ci sono indicazioni…

Signora Davidova,
mia
prima
maestra —
perché mi hai insegnato a leggere?
Mi odiavi a tal punto?

Ecco —
la luna tramonta
al sorgere del sole…
O forse albeggia
dal tramonto…
Questo non so più decifrarlo.
Non c’è una scritta!
Non c’è una scritta in cielo…

Amore mio!
Mia unica passione!
Mio meraviglioso inganno!

Noi
mai
più
ci incontreremo.

Perché,
quando dico:
“Su, cominciamo
una vita nuova!”
tu ti trovi
in un’altra costellazione.

E anche
perché
quando tu dici:
“Su, cominciamo
una vita nuova!”
io mi trovo già
in un altro mondo
dove tutto è segnalato…
E non riesco a perdermi.

1976

I passi dell’ombra (Bompiani, 2021), a cura di Giuseppe Dell’Agata

Idea Vilariño

Vive
Aquel amor
aquel
que tomé con la punta de los dedos
que arrastré por los suelos
que dejé que olvidé
aquel amor
ahora
en unas líneas que
se caen de un cajón
está ahí
sigue estando
sigue diciéndome
está doliendo
está
todavía
sangrando.
*
Vive
Quell’amore
quello
che ho preso con la punta delle dita
che ho trascinato per terra
che ho lasciato ho dimenticato
quell’amore
adesso
in qualche riga che
cade da un cassetto
è qui
è ancora qui
continua a dirmi
che fa male
che sta
ancora
sanguinando.
Di rose che si aprono nell’acqua (Bompiani, 2021), a cura di Laura Pugno

Ida Vitale


Fortuna

Por años, disfrutar del error
y de su enmienda,
haber podido hablar, caminar libre,
no existir mutilada,
no entrar o sí en iglesias,
leer, oír la música querida,
ser en la noche un ser como en el día.

No ser casada en un negocio,
medida en cabras,
sufrir gobierno de parientes
o legal lapidación.
No desfilar ya nunca
y no admitir palabras
que pongan en la sangre
limaduras de hierro.
Descubrir por ti misma
otro ser no previsto
en el puente de la mirada.

Ser humano y mujer, ni más ni menos.

*

Fortuna

Per anni, godere dell’errore
e del suo emendamento,
poter parlare, camminare libera,
non vivere mutilata,
non entrare o sì nelle chiese,
leggere, udire musica che ami,
esser la notte come il giorno un essere.

Non essere sposata per contratto,
stimata in capre,
subire il potere di parenti
o lapidazione legale.
Non sfilare mai più,
non patire parole
che iniettino nel sangue
limature di ferro.
Scoprire da te stessa
altro essere inatteso
nel ponte dello sguardo.

Essere umano e donna, né più né meno.

Pellegrino in ascolto (Bompiani, 2020), a cura di Pietro Taravacci

Gabriela Mistral


Canto que amabas

Yo canto lo que tú amabas, vida mía,
por si te acercas y escuchas, vida mía,
por si te acuerdas del mundo que viviste,
al atardecer yo canto, sombra mía.

Yo no quiero enmudecer, vida mía.
¿Cómo sin mi grito fi el me hallarías?
¿Cuál señal, cuál me declara, vida mía?

Soy la misma que fue tuya, vida mía.
Ni lenta ni trascordada ni perdida.
Acude al anochecer, vida mía;
ven recordando un canto, vida mía,
si la canción reconoces de aprendida
y si mi nombre recuerdas todavía.

Te espero sin plazo y sin tiempo.
No temas noche. neblina ni aguacero.
Acude con sendero o sin sendero.
Llámame adonde tú eres, alma mía,
y marcha recto hacia mí, compañero.

 

*

 

Canto che amavi

Io canto ciò che tu amavi, vita mia,
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel rosso del tramonto io canto te, ombra mia.

lo non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?
Quale segnale, quale mi svela, vita mia?

Sono la stessa che fu già tua, vita mia.
Né infiacchita né smemorata né spersa.
Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;
vieni qui a ricordare un canto, vita mia;
se tu questa canzone riconosci a memoria
e se il mio nome infine ancora ti ricordi.

Ti aspetto senza limiti né tempo.
Tu non temere notte, nebbia o pioggia.
Vieni per strade conosciute o ignote.
Chiamami dove sei, anima mia,
e avanza dritto fino a me, compagno.

Sillabe di fuoco (Bompiani, 2020), a cura di Matteo Lefèvre

Yves Bonnefoy


Qui, sempre qui

Qui, è il luogo chiaro. Non è più l’alba,
È già la giornata dei desideri esprimibili.
Dei miraggi di un canto nel tuo sogno non resta
Che questo scintillio di pietre future.

Qui, e fino a sera. La rosa di ombre
Si girerà sopra i muri. La rosa di ore
Sfiorirà senza rumore. Le chiare lastre di pietra
Condurranno a lor grado questi passi invaghiti del giorno.

Qui, sempre qui. Pietra su pietra
Hanno costruito il paese dettato dal ricordo.
A malapena se il rumore dei semplici frutti che cadono
In te ancora infebbra il tempo che sta guarendo.

Poesia francese del novecento (Bompiani, 1985), a cura di P. Bigongiari

Gerardo Masuccio


Laura, ascolta, Milano non mente
e da oggi ha parole per noi.

Le panchine di parco Ravizza
suggeriscono agli olmi due nomi
e dal pulpito di San Fedele
il Manzoni sorride con noi.
Non lo sai, ma ha nitrito di gioia
il ronzino di piazza Missori
quando al suono delle nostre voci
la Velasca ha chinato la fronte.

Laura, ascolta, Milano ha i tuoi occhi,
ha i miei occhi. Non vede che noi.

Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore, 2020)

Nicanor Parra


Il premio nobel

Il Premio Nobel per la Lettura
lo dovrebbero dare a me
che sono il lettore ideale
e leggo tutto ciò che trovo:

leggo i nomi delle strade
e le insegne luminose
e le pareti dei bagni
e i nuovi elenchi dei prezzi

e la cronaca nera
e i pronostici del Derby

e le targhe delle auto

per un tipo come me
la parola è una cosa sacra

signori membri della giuria
che ci guadagno a mentirvi
sono un lettore incallito
leggo tutto – non salto
neppure gli annunci economici

certo che ora leggo poco
non dispongo di molto tempo
ma cavolo se ho letto
per questo chiedo che mi diate
il Premio Nobel per la Lettura
al più presto impossibile

 

L’ultimo spegne la luce (Bompiani, 2019), a cura di Matteo Lefèvre

John Ashbery


City afternoon

A veil of haze protects this
Long- ago afternoon forgotten by everybody
In this photograph, most of them now
Sucked screaming through old age and death.

If one could seize America
Or at least a fi ne forgetfulness
That seeps into our outline
Defining our volumes with a stain
That is fleeting too

But commemorates
Because it does define, after all:
Gray garlands, that threesome
Waiting for the light to change,
Air lifting the hair of one
Upside down in the reflecting pool.

 

*

 

Pomeriggio in città

Un velo di foschia protegge questo
pomeriggio d’antan dimenticato da tutti i presenti
in questa foto, i più ormai
risucchiati urlanti da vecchiaia e morte.

Se ci si potesse impossessare dell’America
o almeno di una gradevole smemoratezza
che s’infiltra nella nostra silhouette
e delinea i nostri volumi con una macchia
anch’essa fuggevole

ma che commemora
perché davvero delinea, dopotutto:
ghirlande grigie, quei tre
al semaforo che aspettano il verde,
l’aria che solleva i capelli a uno di loro
capovolto nel riflesso di una pozza.

 

Autoritratto entro uno specchio convesso (Bompiani, 2019), a cura di Damiano Abeni