Billy Collins

Collins

Congedo

Esci, libretto,
da questa casa e vai per il mondo,

carrozza di carta che procedi per la città
trasportando un solo passeggero
fuori dalla portata di questa penna tremolante,
lontano dalla scrivania e dalla sua lampada inquisitoria.

È tempo di levare le tende,
mettersi addosso una copertina e avventurarsi là fuori,
è tempo che altri occhi ti guardino
che, così rilegato, mani straniere ti stringano.

E allora andate, infanti della mente,
con un saluto e qualche piccolo paterno consiglio:

state fuori fino e quando vi pare,
non preoccupatevi di scrivere o chiamare,
e parlate a quanti più sconosciuti potete.

 
Balistica (Fazi, 2011), a cura di F. Nasi

Billy Collins

Aubade

Se vivessi nella casa di fronte a me
e fossi seduto al buio
sul bordo del letto
alle cinque del mattino,

mi potrei chiedere che cosa ci fa
la luce accesa nel mio studio a quest’ora,
eppure eccomi alla mia scrivania
nel mio studio a chiedermi la stessa identica cosa.

So che non dovevo alzarmi così presto
per aprire con un coltellino
i pacchi di giornali all’edicola
come potrebbe pensare l’uomo della casa di fronte.

È ovvio che non sono un agricoltore o un lattaio.
E non sono l’uomo della casa di fronte
che siede al buio perché sonno
è sua madre e lui uno dei suoi tanti orfani.

Forse sono sveglio solo per ascoltare
il tenue stridulo tintinnio,
del tungsteno nell’unica lampadina
che ha lo stesso suono del fruscio degli alberi.

O il mio compito è solo quello di stare seduto immobile
come il bicchiere d’acqua sul comodino
dell’uomo della casa di fronte,
immobile con la fotografia di mia moglie in cornice?

Ma ecco il primo uccello che consegna il suo canto,
ed ecco il motivo del mio essere in piedi:
per catturare la canzone di tre note di quell’uccello
e aspettare ora assieme a lui una risposta.

 

Balistica (Fazi, 2011)

Billy Collins

collins_billy

 

Guardando avanti

Ogni volta che guardo nel futuro,
le basse colline blu del futuro,
con la mano sulla fronte per vedere lontano,

non vedo più una città di opaline
attraversata da un fiume assolato
o una città scura di carbone e canali di scolo.

Non vedo neppure bambini
che indossano i loro occhialini apocalittici
e si nascondono negli ingressi delle case.

Tutto quel che vedo sono io che presenzio alla tua sepoltura
o tu che presenzi alla mia,
secondo a chi toccherà andare per primo.

C’è una pioggia leggera.
Una persona sotto un ombrello
sta leggendo da un libro spesso con una copertina nera.

E un operaio del cimitero che passa
ha spento il motore dello scavatore
e beve un sorso da una bottiglia d’acqua.

 

Balistica (Fazi, 2011), trad. it. F. Nasi