Attila Jozsef

Mamma

Da una settimana mia madre
sola mi arresta la mente.
Col cesto gemente di panni
contro il grembo, saliva in soffitta.

A quel tempo ero ancora sincero,
e gridavo e pestavo i piedi:
li dia ad altri i panni mézzi,
in soffitta ci porti me.

Andava, stendeva in silenzio,
non guardava né rimproverava.
I panni lucenti frusciavano,
in alto volavano vivi.

Non piangerei, ma è tardi ormai.
Ora la vedo bene, alta e grande:
leva i capelli grigi nell’aria,
scioglie il candeggio nell’acqua del cielo.

 
Le più belle poesie d’amore (Baldini & Castoldi, 2014), a cura di P. Gelli

Attila József


Gli uomini dell’avvenire

Essi saranno la mitezza e la forza.
Strapperanno la maschera di ferro
del sapere, perché sul volto dell’anima
si veda. Baceranno il pane, il latte:
carezzeranno il capo dei bambini
ed estrarranno con le stesse mani
ferro ed altri metali dalle oietre.
Formeranno città dalle montagne
ed i loro polmoni quieti e immensi
assorbiranno tempeste, uragani;
si placherà ogni oceano. Saranno
sempre in attesa d’ospite imprevisto:
anche per lui prepareranno il desco
e gli apriranno il cuore.

Siate simili ad essi, perché i vostri
piccoli, che han di giglio i piedi, il mare
di sangue che dinanzi a loro giace,
possano da innocenti attraversare.

 

Con cuore puro (Edizioni Accademia, 1972), a cura di Umberto Albini