Primo Levi

Scacchi

Solo la mia nemica di sempre,
l’abominevole dama nera
ha avuto nerbo pari al mio
nel soccorrere il suo re inetto.
Inetto, imbelle, pure il mio, s’intende:
fin dall’inizio è rimasto acquattato
dietro la schiera dei suoi bravi pedoni,
ed è fuggito poi per la scacchiera
sbieco, ridicolo, in passetti impediti:
le battaglie non son cose da re.
Ma io!
Se non ci fossi stata io!
Torri e cavalli sì, ma io!
Potente e pronta, dritta e diagonale,
lungi portante come una balestra,
ho perforato le loro difese;
hanno dovuto chinare la testa
i neri frodolenti ed arroganti.
La vittoria ubriaca come un vino.

Ora tutto è finito,
sono spenti l’ingegno e l’odio.
Una gran mano ci ha spazzati via,
deboli e forti, savi, folli e cauti,
i bianchi e i neri alla rinfusa, esanimi.
Poi ci ha gettati con scroscio di ghiaia
dentro la scatola buia di legno
ed ha chiuso il coperchio.
Quando un’altra partita?

9 maggio 1984

 

Ad ora incerta (Garzanti, 1984)