Maria Borio

Farnese

La finestra a una luce dice non immaginate,
appoggiatevi alla parete come fosse una strada.
La schiena nuda non ha più freddo. Ecco le cose
che ci abitano: il vetro trasparente, il muro opaco,
noi per le cose, una strada curva sul muro,
il muro dentro vene lenticolari. Tutto batte
come bronzo sul deserto: è innocenza
che muove la testa. Mi abiti così, come il giorno
sulla piazza che Giordano Bruno era quel piccolo
fuoco di tutti. Ti abito come il suono che si stacca
tra i palazzi incastrati, la campanella sul muro duro
caldo come un liquido muove la testa.

 

Trasparenza (Interlinea, 2019)

Foto di Dino Ignani

Ted Hughes

Il falco appollaiato

Siedo sul tetto del bosco, a occhi chiusi.
Inazione, nessun sogno falsificatore
tra l’uncino della mia testa e quelli delle mie zampe:
oppure nel sonno ripeto stragi perfette e mangio.

La comodità degli alberi alti!
La forza ascensionale dell’aria e i raggi del sole
sono a mio vantaggio;
e la faccia della terra arrovesciata si lascia ispezionare da me.

Le mie zampe serrano la ruvida corteccia.
Ci è voluta tutta intera la Creazione
per produrre questa zampa, ciascuna delle mie penne:
e ora stringo la Creazione tra le zampe

o volo in alto, e la rigiro tutta piano piano –
uccido dove mi va perché è tutta mia.
Non conosce sofisticherie il mio corpo:
staccare teste è il mio stile –

distribuire morte.
Perché l’unica traiettoria del mio volo passa diretta
per le ossa dei viventi.
Il mio diritto trascende ogni argomentazione:

il sole è dietro di me.
Niente è cambiato da quando ho cominciato.
Il mio occhio non ha permesso cambiamenti.
Intendo mantenere tutto così.

 

da Poesie (Mondadori, 2008)

Erich Fried

GESPRÄCH MIT EINEM ÜBERLEBENDEN

Was hast du damals getan
was du nicht hättest tun sollen?
“Nichts”

Was hast du nicht getan
was du hättest tun sollen?
“Das und das
dieses und jenes:
Einiges”

Warum hast du es nicht getan?
“Weil ich Angst hatte”
Warum hattest du Angst?
“Weil ich nicht sterben wollte”

Sind andere gestorben
weil du nicht sterben wolltest?
“Ich glaube
ja”

Hast du noch etwas zu sagen
zu dem was du nicht getan hast?
“Ja: Dich zu fragen
Was hättest du an meiner Stelle getan?”

Das weiß ich nicht
und ich kann über dich nicht richten.
Nur eines weiß ich:
Morgen wird keiner von uns
leben bleiben
wenn wir heute
wieder nichts tun

 

*

 

DIALOGO CON UN SOPRAVVISSUTO

Cosa hai fatto allora
che non avresti dovuto fare?
“Niente”

Cosa non hai fatto
che avresti dovuto fare?
“Questo e quello
questo e quell’altro:
un bel po’ di cose”

Perché non l’hai fatto?
“Perché avevo paura”
Perché avevi paura?
“Perché non volevo morire”

Sono morti altri
perché tu non volevi morire?
“Credo
di sì”

Hai ancora qualcosa da dire
a proposito di quello che non hai fatto?
“Sì: domandarti
Cosa avresti fatto tu al mio posto?”

Questo non lo so
e non posso esprimere un giudizio su di te.
So soltanto una cosa:
domani nessuno di noi
rimarrà in vita
se oggi di nuovo
non facciamo niente

Widerstand – Gedichte Verlag Klaus Wagenbach 2018

Traduzione di Daria De Pellegrini

Interno Poesia va in vacanza

interno poesia vacanza

Care lettrici e cari lettori,

è arrivato il momento di staccare la spina ed immaginare e programmare la nuova stagione del blog, mettendo nero su bianco le idee e i progetti che prenderanno forma a partire dall’autunno  anche in casa editrice. Per tutto il mese di agosto continueremo a proporre il meglio della poesia contemporanea e del ‘900, già pubblicata sul blog, tramite i canali social Facebook, Instagram e Twitter. Le pubblicazioni riprenderanno lunedì 2 settembre.

Per consultare il catalogo della casa editrice clicca qui o vai su: internopoesia.com/libri

Buone vacanze!

Edoardo Sanguineti


Radiosonetto

il mio libro sei tu, mio vecchio amore:
ti ho letto le tue vertebre, la pelle
dei tuoi polsi: ho tradotto anche il fragore
dei tuoi sbadigli: dentro le tue ascelle

ho inciso il mio minidiario: il calore
del tuo ombelico è un tuo glossario: nelle
xilografie delle tue rughe è il cuore
dei tuoi troppi alfabeti: alle mammelle

dei tuoi brevi capitoli ho affidato,
mia bibbia, le mie dediche patetiche:
questo solo sonetto, io l’ho copiato

dalla tua gola, adesso: e ho decifrato
la tua vagina, le tue arterie ermetiche,
gli indici tuoi, e il tuo fiele, e il tuo fiato:

 

Mikrokosmos. Poesie 1951-2004 (Feltrinelli, 2004)

Allen Ginsberg

Che fortuna

Son fortunato che ho tutte le dita della mano destra
Che a far pipì non sento tanto male
Che la pancia mi funziona
Che di notte a letto dormo bene, la pennica nel pomeriggio
Che posso far due passi con calma su First Avenue
Che metto insieme duecentomila all’anno
Cantando Eli Eli, scrivendo quello che mi passa per la testa, cesellando primordiali ghirigori, Insegnando al college buddhista, scattando con Leica foto di fermate d’autobus da dietro la la finestra dei miei occhi

E sentire le sirene delle ambulanze, il profumo dell’aglio e della ruggine, il sapore dei cachi e della passera di mare, camminare scalzo al piano di sopra con le piante dei piedi un po’ desensibilizzate
Fortunato che posso pensare, e che in cielo può nevicare

 

Morte e fama (Il Saggiatore, 2009), trad. it. L. Fontana, L. Carra

Margaret Atwood

 Abitazione

Il matrimonio non è
casa neppure tenda

è antecedente, e più freddo:

l’orlo della foresta, l’orlo
del deserto
le scale grezze
nel retro dove stiamo accovacciati
all’aperto, e mangiamo il popcorn

l’orlo del ghiacciaio che retrocede

dove penosamente stupiti
di essere sopravvissuti fino
ad ora

impariamo ad accendere il fuoco

 

Poesie (Bulzoni, 1986), trad. it. A. Rizzardi

Edna St. Vincent Millay

Nel dorato bacile d’un gran canto
versiamo tutta la nostra passione;
si giacciano abbracciati gli altri amanti
nel riposo d’amore noi parliamo
con la lingua di tutto il mondo: il sangue
che s’agita, la lunga inerzia, i fremiti,
le calde palme supplici all’ospite che
fugge,
ed un’anima sola, indifesa, ma forte.
Il desiderio solo canta al liuto;
nell’aperto sospiro, fra le ortiche
s’acquieti il menestrello, ozioso e muto
anche lui – sia l’amore alto e lontano:
tradisce il ramo più alto quel frutto
che ogni passante può trovare a terra.

 

L’amore non è cieco (Crocetti, 2001), trad. it. S. Raffo