Umberto Piersanti

Ph. Dino Ignani

Discorso alle suore e alle maestre

La suora che stampò
dannata
il fuoco della sua mano
sulla parete
era senza malvagità
solo peccato
un silenzio lontano
presso le grate
buie del confessionale
ma la madre consolata
ché il prete disse
esserglisi inginocchiato
l’ultima notte
appena in tempo il ragazzo.

Era odore di gigli
dal giardino
odore di santi bianchi
frati
e giovinetti dai capelli lisci
tentati
come figure
lucide del catechismo

io non sapevo
prima ch’era peccato
tutto ho conosciuto
all’agitarsi lungo delle bende
nelle stanze buie
delle monache
e i fantasmi

non era
per la mia gioia
l’altalena sufficiente
quando il peccato
m’era già spiegato
e l’ossessione era
dire preghiere
che non fossero solo sulle labbra.

Prima anche lui
era innocente
benché lo stringessi spesso
tra le dita.

Prima il male non c’era
non c’era il bene
e pisciavo contento
contro i muri.

No so
se questo male
il meccanismo atroce
di questi anni
anche se solo in parte
lo debbo a quei racconti
alle stanze in penombra
al bene e al male.

Solo che dalle suore
non manderei bambini
ed a tutti
darei questo consiglio.

La maggioranza tra loro
forse i bambini li potrebbe amare
ma l’amore è nullo
senza rispetto.

Rispettate i fanciulli:
questo, senza conoscerli,
non si può fare.

(novembre 1975)

L’urlo della mente e altre poesie inedite (Samuele, 2024)

Stefano Modeo

Tornare

Il mare inchiodato da pali di castagno,
la coda delle auto, l’azzurro del mattino
invalidano l’attenzione, esaltano
la tua inadeguatezza, la tua esitazione.
Accorgersi di non sapere nulla
di queste vite che sono restate,
di quelli che vivono sulle spine
in mezzo agli sguardi di tutti.
E tra le mura cercare il capo d’un filo
da stringere, dove anche un passante
vale qualcosa a condannare sé stessi.
La città torna a illuminarsi d’inganni,
fine dell’esitazione: «Dove sei stato,
da cosa sei scappato in questi anni?»

Partire da qui (Interno Poesia Editore, 2024)

Scopri il libro

Flavia Tomassini

Si alzano le luci in assenza del sipario
e non ricordo il mio passo così incerto
come nel sogno la realtà non ha tempo,
il viso ora visto quel tanto che l’occhio
lo prende a dimora nel fuoco;
per analogia dimenticherò ogni altro
che a nessun futuro è stato intonato.
Il nome scioglie il travaso –
della fede riconsegnata allo sguardo.

Inedito

Eleftherìa Sapountzì


Così adagiando su di te
la pagina bianca.
La poesia si scrive da sola. Ha riempito la stanza
l’odore di carta che brucia.
Così appena mi sono adagiata, si è scritta d’un fiato
la storia.
Di tutti gli amanti che esistono perché
mai si sono incontrati
di morti tragiche e improvvise
di nomi divenuti melodia.
Così appena ho adagiato le mie ginocchia sulle tue ginocchia
coscia su coscia bocca su bocca
sono diventata eroina e tragica.
Mi addentro anch’io ormai nelle storie a due.

In un tempo di eterno presente (Ensamble 2022), traduzione dal neogreco di Viviana Sebastio, introduzione di Glykeria Basdeki

Mauro Liggi

Scavo con le palpebre
nella terra umida
sciolgo il perdono.

Allatto un germoglio
di pianto
le mani a coppa.

Calati pure tu
sotterra ora
anche ciò
che è vita

la mia inquietudine
vuole farsi albero.
Alla terra i miei occhi.

Alla terra i miei occhi (Interno Libri Edizioni, 2024)

Scopri il libro

Vittorio Sereni


Tempo dieci anni, nemmeno
prima che rimuoia in me mio padre
(con malagrazia fu calato giù
e un banco di nebbia ci divise per sempre).

Oggi a un chilometro dal passo
una capelluta scarmigliata erinni
agita un cencio dal ciglio di un dirupo,
spegne un giorno già spento, e addio.

Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno –
sappilo che non finisce qui,
di momento in momento credici a quell’altra vita,
di costa in costa aspettala e verrà
come di là dal valico un ritorno d’estate.

Parla così la recidiva speranza, morde
in un’anguria la polpa dell’estate,
vede laggiù quegli alberi perpetuare
ognuno in sé la sua ninfa
e dietro la raggera degli echi e dei miraggi
nella piana assetata il palpito di un lago
fare di Mantova una Tenochtitlán.

Di tunnel in tunnel di abbagliamento in cecità
tendo una mano. Mi ritorna vuota.
Allungo un braccio. Stringo una spalla d’aria.

Ancora non lo sai
– sibila nel frastuono delle volte
la sibilla, quella
che sempre più ha voglia di morire –
non lo sospetti ancora
che di tutti i colori il più forte
il più indelebile
è il colore del vuoto?

Stella variabile
(Il Saggiatore, 2017)

Azzurra D’Agostino

Ph. Fabio Sebastiano

21 aprile 2020

Signor Presidente
si confondono i volti e le parole
i luoghi s’impastano la primavera
ci visita infine sotto una pioggia sottile
e leggero trascorre il tempo delle piante
che fioriscono oltre i vetri. A tutto –
la violenza delle parole usate
per convincerci, preoccuparci o che altro
io rispondo con parole di spazio:
altipiano, riva, arcipelago, deserto
campo dove semino il mio
genio protettore senza difesa
anima mia, l’attesa, la pace della resa.

Messaggi al Presidente (Le lettere, 2024)

Eunice de Souza


IT’S TIME TO FIND A PLACE

It’s time to find a place
to be silent with each other.
I have prattled endlessly
in staff rooms, corridors
and restaurants.
When you are not around
I carry on conversations in my head.
Even this poem
has forty-eight words too many.

*

È ORA DI TROVARE UN POSTO

È ora di trovare un posto
dove poterci scambiare silenzio.
Ho ciarlato senza posa
in sale insegnanti, corridoi
e ristoranti.
Quando non ci sei tu tra i piedi
continuo a conversare nella mente.
E anche questa poesia
ha quarantotto parole di troppo.

L’India dell’anima, seconda edizione aggiornata e ampliata (Le Lettere, 2005), traduzione di Andrea Sirotti

Hans Magnus Enzensberger


Un gran peso
le poesie non l’hanno.
Fintanto che sale, la palla da tennis,
è, mi pare,
piú leggera dell’aria.

L’elio comunque,
l’ispirazione, questo formicolare
nel nostro cervello,
anche i fuochi di sant’Elmo
e i numeri naturali.

Pesano pressoché nulla,
per non parlare,
sebbene siano innumerevoli,
dei trascendenti,
loro esimi cugini.

A quanto ne so, questo vale
anche per l’alone del magnete
che non vediamo,
per quasi tutte le aureole dei santi
e senz’eccezioni per le note dei valzer.

Piú leggero dell’aria,
come il dolore dimenticato
o il fumo azzurrino dell’ultima,
proprio l’ultima sigaretta,
è naturalmente l’io,

e, a quanto ne so,
sempre sale il fumo del sacrificio,
che è cosí grato agli dèi,
verso il cielo.
Ma anche lo Zeppelin.

Molte cose rimangono
in ogni caso a mezz’aria.
Piú leggero di tutto è forse
ciò che resta di noi
quando siamo sotto terra.

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001) trad. it. Anna Maria Carpi

Francisco Brines


Sogno possente

Qual è la gloria della vita, ora
che non c’è nessuna gloria,
ma realtà impoverita?
Saper che forse il disinganno
quel desiderio fondo non ti strappa
di viver di più?

La gloria della vita fu il credere
che esisteva l’eterno;
o, forse, fu la gloria della vita
quel semplice potere
di creare, con il pensiero chiaro,
l’eternità fedele.
La gloria della vita, e il suo fallire.

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008), a cura di F. Luti