Amelia Rosselli


È una soneria costante; un micidiale compromettersi
una didascalia infruttuosa, e un vento di traverso
mentre battendo le ciglia sentenziavo una
saggezza imbrogliata.

Conto di farla finita con le forme, i loro
bisbigliamenti, i loro contenuti contenenti
tutta la urgente scatola della mia anima la
quale indifferente al problema farebbe meglio
a contenersi. Giocattoli sono le strade e
infermiere sono le abitudini distrutte
da un malessere generale.

La gola della montagna si offrì pulita al
mio desiderio di continuare la menzogna indecifrabile
come le sigarette che fumo.

 

Poesie (Garzanti, 2007)

© Foto di Dino Ignani

Dario Bertini


Se davvero si vuole parlare della gente
non c’è niente di meglio degli obitori,
che tanto si finisce lì lo stesso
perché non serve a nulla correre dietro alla felicità
come se fosse una lucertola stesa al sole.
Tanto varrebbe piantarsi una bussola dentro il petto
e lasciarsi trasportare nella vita
neanche fosse una stanza vuota con un tappeto grigio
bruttissimo a cui tutti cercano di dare fuoco
finché arrivi un bambino, una notte, che dica
non riesco a dormire e fissando uno specchio si chieda
cosa farai da grande? – la risposta è negli occhi
che brillano come bicchieri rotti

voglio fare il concime, fare ridere i fiori

Poesia contemporanea. Quindicesimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2021), a cura di F. Buffoni

Natan Zach


Dal “Manuale del nomade”

Non scordarti di chiudere la finestra prima di uscire
non scordarti di chiudere la porta a chiave
non scordarti di baciare tua moglie sulla bocca e sull’orecchio
non scordarti di dondolare la piccola culla
senza spaventare il bambino.
Non scordarti la torcia elettrica
e portati dietro le batterie.
Tu sai quando parti
ma non quando tornerai.
Forse tornando la finestra sarà chiusa
e la porta di casa chiusa a chiave,
tua moglie non distinguerà i tuoi passi
e tuo figlio non saprà più chi sei.
Attento, o tu che parti per terre lontane,
non metterti in cammino se intendi
tornare.

 

Poeti israeliani (Einaudi, 2007), trad. it. Ariel Rathaus

Billy Collins

billycollins
Advice to Writers

Even if it keeps you up all night,
wash down the walls and scrub the floor
of your study before composing a syllable.

Clean the place as if the Pope were on his way.
Spotlessness is the niece of inspiration.

The more you clean, the more brilliant
your writing will be, so do not hesitate to take
to the open fields to scour the undersides
of rocks or swab in the dark forest
upper branches, nests full of eggs.

When you find your way back home
and stow the sponges and brushes under the sink,
you will behold in the light of dawn
the immaculate altar of your desk,
a clean surface in the middle of a clean world.

From a small vase, sparkling blue, lift
a yellow pencil, the sharpest of the bouquet,
and cover pages with tiny sentences
like long rows of devoted ants
that followed you in from the woods.

 

*

 

Consiglio agli scrittori

Anche se ti tiene in piedi per tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se il Papa stesse arrivando.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin qui dal bosco.

 

A vela, in solitaria, intorno alla stanza (Fazi, 2013), a cura di F. Nasi

Maria Sole Sanasi d’Arpe


Rinascita

Lo sai che non è vero
sul serio che non mi piace il futuro.
No, non è del domani
che non parlo ma è di questo avvenire
che taccio, del presente
che diviene e non riesco più a vedere.
Resto sorda e mi astraggo:
m’immergo nel mare, nel fondo abisso;
sprofondo nel cuscino
di piume e poi nel dirupo di vuoto
di nuovo mi nascondo.
Sto scappando dal dopo che s’è tinto
di quel male suo tiepido
che logora dentro chi per le scale
da sé si è sempre spinto
e le sale scavandosi le dita.
Qui è la mia risalita.

Poesie italiane 2020 (Elliot, 2021), a cura di Paolo Febbraro

Maria Luisa Spaziani


Scorreva un vento caldo sugli abeti
tenebrosi da secoli, e portava
da fondali africani un grido lungo
come un corno da caccia. Solo il tonfo
delle pigne ritmava il suo ruggito
lontano, quasi musica, e rasente
il disco della luna, rari uccelli
notturni sciabolati sul confine
d’ombra e di luce qui da te giungevano
a portare messaggi che ora il tempo
mi esalta e mi confonde. Fu una notte
di aspettazione, e lento San Lorenzo
si annunciava con pianti di comete,
gigli che si sfogliavano nel buio
senza mani a raccoglierli. Passavano
lungo il tratturo i cani dei pastori,
neri dentro la tenebra dei pini,
i cani, occhi provvidi del giorno
e ora anime perse, inquieti lemuri
dell’estate che scavano entro zone
precluse il loro grido di rivolta,
e da millenni lo affidano al canto
delle sorgenti in corsa verso il mare.

L’occhio del ciclone (Mondadori, 1970)

Foto di Dino Ignani

Frida Kahlo

Frida-Kahlo2

Poesia dedicata a Diego Rivera

Nella saliva
nella carta
nell’eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio – nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire “in tutto” è stupido e magnifico.
Diego nelle mie urine – Diego nella mia bocca
nel mio cuore – nella mia follia – nel mio sogno
nella carta assorbente – nella punta della penna
nelle matite – nei paesaggi – nel cibo – nel metallo
nell’immaginazione.
Nelle malattie – nelle rotture – nei suoi pretesti
nei suoi occhi – nella sua bocca
nelle sue menzogne.

 

Lettere appassionate (Abscondita, 2002), trad. it. M. Martignani

Robert Frost

frost

Confidenza con la notte

Io sono uno che ha confidenza con la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Sono andato a frugare giù nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,

Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Sullo sfondo del cielo un orologio illuminato

Proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha confidenza con la notte.

 

Conoscenza della notte e altre poesie (Mondadori, 1995), trad. it. G. Giudici

Wallace Stevens


La donna al sole

È solo che questo calore e movimento non sono come
Il calore e il movimento di una donna.

Non è che ci sia un’immagine nell’aria
Né l’inizio né la fine di una forma:

C’è il vuoto. Ma una donna d’oro compatto
Ci brucia col tocco della veste

E un’abbondanza dissociata d’essere,
Più definita per ciò che è lei –

Perché lei è disincarnata,
E porta l’odore dei campi estivi,

E confessa il taciturno e insieme indifferente,
Invisibile ma chiaro, il solo amore.

Aurore d’autunno (Adelphi, 2014), a cura di N. Fusini