Il libro
Dalla prefazione di Lia Ogno: «La presente silloge segna l’esordio poetico di Virginia Aguilar Bautista (Málaga, 1977), una delle voci – uno degli sguardi – più sensibili e originali della poesia spagnola contemporanea. Di formazione giuridica (laurea in legge presso l’Università di Malaga e master in Urbanistica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid), nel 2009, dopo differenti contributi su riviste, con la raccolta “Seguir un buzón” vince la decima edizione del prestigioso premio Andalucía Joven de Poesía. Il suo nome compare all’interno di diverse antologie. Di scrittura estremamente parca e misurata, il suo secondo e a oggi ultimo libro, “La escala de Bortle”, è solo del 2021. Avvocata di professione, la sua è una scrittura che si distingue per l’abilità nel cogliere l’essenza e il lato poetico di oggetti e situazioni apparentemente banali che, attraversati dal suo sguardo personalissimo, finiscono per illuminare aspetti insoliti della realtà quotidiana.»
L’autrice
Virginia Aguilar Bautista (Málaga, 1977) è una delle voci – uno degli sguardi – più sensibili e originali della poesia spagnola contemporanea. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Málaga e specializzata in Urbanistica presso l’Università Rey Juan Carlos di Madrid, nel 2009, con la raccolta Seguir un buzón, vince la decima edizione del Premio Andalucía Joven de Poesía, venendo a confermare altri riconoscimenti minori conseguiti. Il suo nome compare all’interno di diverse antologie. Di scrittura estremamente parca e misurata, il suo secondo e a oggi ultimo libro, La escala de Bortle, è del 2021.
Ci sono buche delle lettere
sull’orlo del conato,
ma quelle no.
Non quelle.
Seguire una buca
disimpegnata, senza nomi.
Seguirla ogni giorno, con occhiali scuri.
Osservare il postino,
che passa oltre,
senza guardare, lasciandola ancora
più vuota.
E seguitare a seguire,
un giorno ancora,
e poi un altro e seguitare
a custodire un’assenza.
O scrivere.
Hay buzones al borde
de la arcada,
pero esos no.
No esos.
Seguir un buzón
expedito, sin nombres.
Seguirlo a diario, con gafas oscuras.
Observar al cartero,
que sin mirar,
pasa de largo, dejándolo aún
más vacío.
Y seguir siguiendo,
otro día,
y otro más y seguir
custodiando una ausencia.
O escribir.
*
Non ce la faccio più, mi arrendo.
Ho dato alla mia colpa briglia sciolta.
Potrà andarsene a dire
che va e viene a suo piacere,
senza un orario, e che l’aspetto sveglia.
No puedo más, me rindo.
Le he dado toda la cuerda a la culpa.
Podrá decir a todos
que va y viene a sus anchas,
sin hora, y que la espero despierta.
*
Senza polvere da sparo né cerini,
han preso fuoco nove lunghi anni,
e duemila ettari boschivi.
(Anche le tue, all’inizio quotidiane
si son fatte poi sempre più rade).
Tre giorni di fasti per quel che poteva essere
e due di ceneri sospese per quel che è stato,
Lungo sei municipalità in fiamme
si è estinto un finale, palmo a palmo.
Sin pólvoras y sin cerillas, así
prendieron nueve años, con sus festivos,
y dos mil hectáreas de forestal.
(También tus cartas, al principio diarias,
después más espaciadas).
Tres días de fastos por lo que pudo haber sido
y dos de ceniza en suspenso por lo que fue.
Por seis municipios en llamas
se extinguió un final, palmo a palmo.









