Playlist per l’apocalisse

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Autrice: Rita Dove
Curatela e traduzione: Ana Ilievska
Collana: Interno Books
ISBN: 9791281315297
Data di pubblicazione: 11 ottobre 2024
Pagine: 252
Formato: 13×19 cm

Il libro
La collana «Interno Books» accoglie Rita Dove, vincitrice del Premio Pulitzer ed ex Poetessa Laureata degli Stati Uniti. Playlist per l’apocalisse esplora il delicato equilibrio morale che orienta gli esperimenti democratici negli Stati Uniti e nel mondo. Attraverso la descrizione del primo ghetto ebraico a Venezia nel sedicesimo secolo o i recenti sforzi di Black Lives Matter, fino alle serate tra ragazze durante la Seconda Guerra Mondiale o alla nobile ma tragica posizione di obiettore di coscienza di Muhammad Ali, questa straordinaria poetessa continua a collegare le gesta epiche della storia ai trionfi e alle tragedie delle singole esistenze. Con una cura meticolosa nell’organizzazione e una musicalità sopraffine delle forme ritmiche testuali, Playlist per l’apocalisse accoglie una varietà sorprendente di voci: dall’ascensorista brulicante di rancore all’ottuagenario che balla un mambo esuberante, fino al grillo primaverile che filosofeggia con umorismo mordace su hip-hop, critici e San Valentino. La calamità diventa estremamente personale nell’ultima sezione “Piccolo libro dei lamenti”: Dove traccia un percorso dall’orrore alla speranza mentre affronta una debilitante malattia cronica. Alternando audaci momenti giocosi a riflessioni toccanti sulla mortalità e osservazioni taglienti sull’ingiustizia, questa opera ci conduce dai più modesti attimi di redenzione ai fallimenti catastrofici dell’anima umana.

L’autrice
Rita Dove, vincitrice del Premio Pulitzer ed ex Poetessa Laureata degli Stati Uniti, è l’unica poetessa statunitense onorata sia con la Medaglia Nazionale per le Arti Umanistiche che con la Medaglia Nazionale delle Arti. Tra le sue opere di poesia ci sono Collected Poems: 1974-2004 (Norton, 2016), candidata al National Book Award; Sonata Mulattica (Norton, 2009); American Smooth (Norton, 2004); On the Bus with Rosa Parks (Norton, 1999); Mother Love (Norton, 1995); Thomas and Beulah (Carnegie Mellon Press, 1986); Museum (Carnegie Mellon, 1983); The Yellow House on the Corner (Carnegie Mellon, 1980). Nel 2021 le è stata conferita la Medaglia d’Oro per la Poesia dall’Accademia Americana delle Arti e delle Lettere. Rita Dove vive oggi a Charlottesville, dove insegna scrittura creativa presso l’Università della Virginia. Questa è la prima traduzione in italiano monografica di un suo libro di poesia.

 

 

Riunione familiare

Trenta secondi di barbecue,
e i miei cugini di Cleveland
già stanno facendo parlare tutti
con l’accento del sud—vocali allargate
e consonanti omesse,
urli e grida.
È più osmosi che magia,
un incanto scivoloso che riporta indietro a un tempo
quando lavorare nelle fabbriche di pneumatici
significava interi quartieri che arrivavano
dalla Georgia o dal Tennessee,
accenti indifesi intatti—
mentre i loro figli, con inflessioni appiattite
per adattarsi al campo in cui pensavano
di giocare, sapevano
senza chiedere quando si poteva tranquillamente
tirare fuori un accento strascicato… così come

si intende che “potluck” vuol dire
risuscitare il cibo
che abbiamo abbandonato lungo la strada
per avere le cosce più snelle.
Guardo oltre il cortile fino al portico
con il suo battaglione di zie,
i ranghi ondeggianti di zii
al barbecue; ovunque
orde di prole turbinano
e i miei cugini chiacchierano
come se fossero immersi fino alla vita nelle sabbie mobili,
ma come consigliano i libri, non si muovono
fino a quando qualcuno non li tira fuori in salvo—

Chi sono tutti questi bambini?
Chi li ha avuti e con chi?
Le sfumature generali color caffè sono attraversate
dal sentiero cremoso della genetica violentata.
La terra d’ombra bruciata dei Cherokee trasposta
su labbra generose, uno sguardo favilla grigio
sopra il naso schiacciato che etichettiamo
Africano Anonimo: È tutto qui,
la bella geometria dei piselli di Mendel
e la loro logica cupa—

e anche se rimaniamo
chiaramente divisi sui meriti
dell’ocra, c’è ancora tempo
per ingozzare la polenta di formaggio
e buttarci sulle costine a cottura lenta
così tenere, siamo d’accordo che valgono
il chilo o due in più
che i nostri uomini giurano sempre di portare
a casa. Pietà
per chi vive una vita senza burro—
quelle ginocchia appuntite
e spalle da tennis
e sorrisi d’ascia!

 

Family Reunion

Thirty seconds into the barbecue,
my Cleveland cousins
have everyone speaking
Southern—broadened vowels
and dropped consonants,
whoops and caws.
It’s more osmosis than magic,
a sliding thrall back to a time
when working the tire factories
meant entire neighborhoods coming
up from Georgia or Tennessee,
accents helplessly intact—
while their children, inflections flattened
to match the field they thought
they were playing on, knew
without asking when it was safe
to roll out a drawl… just as

it’s understood “potluck” means
resurrecting the food
we’ve abandoned along the way
for the sake of sleeker thighs.
I look over the yard to the porch
with its battalion of aunts,
the wavering ranks of uncles
at the grill; everywhere else
hordes of progeny are swirling
and my cousins yakking on
as if they were waist-deep in quicksand
but like the books recommend aren’t moving
until someone hauls them free—

Who are all these children?
Who had them, and with whom?
Through the general coffee tones
the shamed genetics cut a creamy swath.
Cherokee’s burnt umber transposed
onto generous lips, a glance flares gray
above the crushed nose we label
Anonymous African: It’s all here,
the beautiful geometry of Mendel’s peas
and their grim logic—

and though we remain
clearly divided on the merits
of okra, there’s still time
to demolish the cheese grits
and tear into slow-cooked ribs
so tender, we agree they’re worth
the extra pound or two
our menfolk swear will always
bring them home. Pity
the poor soul who lives
a life without butter—
those pinched knees
and tennis shoulders
and hatchety smiles!

 

*

 

Aubade est

Harlem, di notte

Oggi è il gran giorno, lo sento.
Ho la mia tuta grigia che si gonfia in una brezza
così dolce, mi sento come se fossi ancora avvolto per dormire
mentre mi dirigo verso nord nel mio tailleur, in borghese,
una luce del sole stronza che accarezza le case popolari spaziate.

Questa mattina non c’è nulla che io non possa fare.
Questo è il mio territorio, lo conosco tutto—
dieci lunghi isolati fiancheggiati da acque possenti.
Camminare su qualsiasi Avenue è come cavalcare
una tavola da surf cosmica sull’onda più grande

del dannato secolo, l’East River
che muove il suo sedere abbagliato
mentre il cielo sparge delle monete come una
vecchietta a Las Vegas impazzita di fortuna agli slot. Oggi

farò da bandito io stesso:
incontrerò gli amici per lanciare
qualche tiro di basket ai campi, occhieggiare le ragazze,
poi giocare per il resto della giornata

così come viene vedere come andrà
sentirsi bene
sentirsi bene
da qualche parte sopra l’Hudson
il sole rientra a casa

 

Aubade East

Harlem, a.m.

Today’s the day, I can taste it.
Got my gray sweats pouting in a breeze
so soft, I feel like I’m still wrapped for sleeping
as I head uptown in my undercover power-suit,
bitch sunlight fingering the spaced-out tenements.

This morning there ain’t nothing I can’t do.
This is my territory, I know all of it—
ten long blocks flanked by mighty water.
Walking any Avenue is like riding
a cosmic surfboard on the biggest wave

of the goddam century, the East River
twerking her bedazzled behind
while sky spills coins like a luck-crazed
Vegas granny flush at the slots. Today

I’m gonna make out like a bandit myself:
hook up with my buds to drop
a few shots on the courts, ogle the ladies,
then play the rest of the day

as it comes see where it goes
feeling good
feeling good
somewhere over the Hudson
the sun heading home

 

*

 

Questa è la poesia che non ho scritto

mentre ordinavo le lettere, rispondevo ai messaggi.
Inseguendo un sogno che non riesco manco a ricordare,
ricordando cose che non avrei mai sognato
potessero accadere. Mettevo su il riso, facevo il bucato,
tutte le volte che era ora di pillole o iniezioni,
salendo sull’ellittica: scale su, scale giù.
Un martini nel pomeriggio tardi. Scrivendo altre poesie—
meno impazienti, beneducate.

This Is the Poem I Did Not Write

while sorting mail, responding to posts.
Chasing a dream I can’t quite remember,
remembering things I never dreamed
could happen. Putting on rice, the laundry,
all the times it was time for pills or injections,
mounting the elliptical: stairs up, stairs down.
One martini late in the day. Writing other poems—
less impatient ones, better behaved.

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