L’operaio e la morte

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Autore: Vladimir Sabourín
Curatela e traduzione: Alessandra Bertuccelli
Introduzione: Kiril Vasilev
Collana: Interno Books
ISBN: 9791281315549
Data di pubblicazione: 27 marzo 2026
Pagine: 204
Formato: 13×19 cm

Il libro
L’operaio e la morte
introduce al pubblico italiano la voce potente e spiazzante di Vladimir Sabourín, poeta bulgaro nato a Santiago de Cuba e tra le figure più originali della poesia dell’Europa orientale. Le sue poesie, veri fiumi verbali privi quasi di punteggiatura, uniscono autobiografia e critica radicale della modernità, attraversando le rovine industriali della Bulgaria postcomunista: fabbriche dismesse, navi arrugginite, piscine svuotate, campi petroliferi. L’operaio – mostro, monaco e vittima – diventa il simbolo di un mondo che crolla e al tempo stesso di un’ostinata possibilità di grazia. Con immagini visionarie e impietose, Sabourín trasforma il lavoro in rito, le macerie in rivelazione, la materia in una forma di spiritualità laica e feroce. Un libro che espone senza filtri la frattura tra storia, corpo e potere, e insieme apre uno spazio di rara lucidità poetica.

L’autore
Vladimir Sabourín (Santiago de Cuba, 1967) è un poeta di lingua bulgara di origine franco-cubana, filologo, critico letterario e storico della cultura; è professore ordinario di Letterature comparate all’Università di Veliko Tărnovo. Vive a Sofia. Sin dall’esordio nel 1993, con il libro di poesia Sex Shop, finanzia e pubblica autonomamente quasi tutte le proprie opere. Tra il 2004 e il 2009 escono online il poema Joženi ili Novata Asambleja Zname na mira (Eugenie o La Nuova Assemblea Stendardo della pace), Kučka i drugi stihove (Cagna e altri versi) e Mărtvite (I morti). Dal 2015 al 2022  dà alle stampe 3 libri di poesia e diverse raccolte: Bakărena fabrika (Fabbrica di rame), 2015; Rabotnikăt i smărtta (L’operaio e la morte), 2016; Izvestna Săšto Kato Rozata na Raja (Nota Anche Come Rosa del Paradiso), 2016; Ostankite na Trockij (Le spoglie di Trockij), 2017; Trojanski poeti (Poeti troiani), 2019; Săništata (I sogni), 2020; Starost (Vecchiaia) 2021; Smărtta (La morte), 2021; Sabourín XXX Box 2022. Nel lontano 2009 pubblica online due opere in prosa. Nel 2016 fonda il movimento letterario e l’omonima rivista Nova Socialna Poezija. Sono in corso di pubblicazione due nuovi libri di poesia: Nezavăršenijat ostrov (L’isola incompleta) e Slizane kăm okeana (Scendere verso l’oceano).

 

Ecclesiaste

In mezzo a un mattatoio sotto il cielo aperto dell’Africa
Con l’accompagnamento di ciechi musici inneggianti ai macellai
Come leoni re della savana lui è seduto su un trono
Di vecchie gomme usate per strinare il bestiame macellato e
Instancabilmente esorta a onorare Dio come ogni altro
Predicatore di strada i Macellai pronunciano il nome di Dio
In ogni accoltellamento i Portatori vestiti di costole di toro
Come in abiti liturgici attraversano la poltiglia
Di sangue fango muco interiora ben impastata da migliaia di piedi
Raggiungono i bagagliai delle auto si sbatte il cofano privilegiato accesso
All’altare con l’ultima cena alla fine del cammino di ogni carne.

 

Еклесиаст

Насред кланица под откритото небе на Африка
В съпровод на слепи музиканти възпяващи касапите
Като лъвове царе на саваната той седи върху трон
От стари гуми използвани за пърлене на заклания добитък и
Неуморно призовава към прослава на Бога като всеки друг
Уличен проповедник Касапите произнасят името Господне
При всяко теглене на ножа Носачите облечени в бичи ребра
Като в богослужебни одежди прекосяват добре омесената
От хиляди крака каша от кръв кал слуз от вътрешности
До багажниците на колите капакът се затръшва царски двери
На олтара с тайната вечеря в края на пътя на всяка плът.

 

*

 

VS.
(ossia l’autore infine dice di sé)

Io, Vladimir Sabourín, vengo dal rugginoso
Ventre in cui mia madre mi portò attraverso le acque
Le costole sporgenti dei telai furono la mia culla
In cui fui trasportato nel tanfo di ossido e petrolio
Mia madre entrò con me di nove mesi nel torso di ferro
Dopo avermi portato oltre i nove mesi della gravidanza
Dentro di sé livido dall’asfissia ne dovei essere asportato
Così lei continuò a portarmi in un altro ventre che odorava
Di metallo ossidato combustibili infiammabili partito
Fin dall’inizio per un ultimo viaggio verso la demolizione
La follia è cheta nelle strade della città in cui fui portato
Ai primi bagliori dell’alba essa si desta in religiosa sobrietà.

 

VS.
(или авторът казва накрая за себе си)

Аз, Владимир Сабоурин ида от ръждивата
Утроба в която майка ми ме донесе през водите
Изпъкналите ребра на шпангоутите бяха моята бебешка
Кошница в която бях пренесен вмирисан на окис и нефт
Майка ми влезе с мен деветмесечен в желязното туловище
След като по-рано свръх деветте установени ме бе носила
В себе си посинял от асфиксия бях насила изрязан от нея
Така тя продължи да ме носи в друга утроба миришеща
На окислен метал възпламеними фосили потеглил
От самото начало в последен курс за нарязване за скрап
Лудостта е тиха по улиците на града в който бях донесен
В предутринната дрезгавина той се пробужда свещенотрезв.

 

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