Linea fissa

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Autore: Patrick McGuinness
Curatela e traduzione: Giorgia Sensi
Prefazione: Philip Morre
Collana: Interno Books
ISBN: 9791281315433
Data di pubblicazione: 20 giugno 2025
Pagine: 160
Formato: 13×19 cm

Il libro
Un’opera poetica intensa e stratificata, “Linea fissa” è un viaggio nella memoria, nel lutto e nell’identità, raccontati con una voce lirica acuta e insieme controllata. Il poeta gallese Patrick McGuinness affronta, in due sezioni complementari, la lunga elaborazione della perdita della madre: una figura evocata in molteplici forme – come uccello, spia, romanzo, profumo – in componimenti brevi, icastici, visionari. Il secondo movimento si allarga invece a temi più ampi, attraversando treni, stazioni, oggetti d’uso comune e rovine industriali, sempre con l’orecchio attento ai “rumori che fanno le cose quando partono”. Con prefazione di Philip Morre e traduzione di Giorgia Sensi, questa raccolta poetica è un elogio della voce e della sua assenza, dell’infanzia, della lingua madre (e della madre come lingua). Un libro sul dolore e sul tempo, ma anche sull’ironia e sul linguaggio, che invita a una lettura attenta, e poi a una rilettura necessaria.

L’autore
Linea fissa (titolo originale Blood Feather, 2023) è la terza raccolta poetica di Patrick McGuinness, dopo I canali di Marte (The Canals of Mars) e L’età della sedia vuota (Jilted City) e dopo l’antologia poetica pubblicata da Interno Poesia col titolo Déjà-vu nel 2019. McGuinness è anche autore di due romanzi, The Last Hundred Days e Throw Me to the Wolves, (quest’ultimo pubblicato da Guanda nel 2019 col titolo Gettami ai lupi), un memoir, Other People’s Countries (2014) e un libro su Oxford, dal titolo Real Oxford (2021). È professore di Francese e letterature comparate al St Anne’s College, Oxford.

 

Nelle mie abitudini lei è il fantasma:
il modo in cui faceva ordine intorno a me –
non dopo di me ma prima.
Cancellando le mie tracce in itinere,
mi faceva vedere che i miei passi scomparivano
nel momento stesso in cui camminavo,
le mie impronte sbiadivano e il percorso
svoltava sempre l’angolo.

Lasciavo un libro aperto –
pochi minuti dopo era chiuso;
un piatto di cibo portato via mentre mangiavo.
Compravo il giornale, a mezzogiorno
l’aveva buttato via.
Dis! mon journal! gridavo io;
Le jour est fini, rispondeva lei,
il ping della pattumiera a pedale
contro la piastrella bianca della cucina:
un’altra cosa finita giù per lo scivolo
che il resto di noi chiamava ora.

Il giorno è già finito, diceva
e ne era convinta.
Spezzava i tempi dentro di me,
mi faceva vivere come se stessi evaporando:
mi diceva che non sarei mai stato
mio contemporanseo.

 

She is the ghost in my habits:
the way she cleared up around me –
not after me but before.
Removing my traces as I went,
she showed me my steps disappearing
in time to my walking,
my prints blanking over and the path
always turning the corner.

I’d leave a book open –
within minutes it was closed;
a plate of food taken as I ate.
When I bought the newspaper,
she threw it out by midday.
Dis! mon journal! I called out;
Le jour est fini, she replied,
the ping of the pedal-bin lid
against white kitchen tile:
something else heading down the chute
the rest of us called now.

The day is already over, she said
and she meant it.
She broke the tenses inside me,
made me live like I was evaporating:
told me I would never be
my own contemporary.

 

*

 

Intenditore di rumori che fanno le cose quando partono:
il ticchettio dei tacchi sui marciapiedi,
le valigie con le rotelle di gomma,
il sottoala di un piccione di stazione,

lo stridio viscoso di una catena di bicicletta.
Un’auto macina gli ingranaggi.
Un treno sfrigola le scintille dei cavi.
I traghetti si schiariscono le gole antinebbia.

Ci sono tanti modi di partire eppure tu resti.

 

Connoisseur of the noises things make when they leave:
the clip of heels on pavements,
the suitcases on rubber wheels;
a station pigeon’s piebald underwing,

the bike-chain’s sticky grind.
A car chews through the gears.
A train burns away to cable-sparks.
The ferries clear their foghorn throats.

There are so many ways of going yet you stay.

 

*

 

Mi basta vedere le finestre
per sapere chi ci abita qui, come riempiono
la densità delle ombre;
che odore ha il gonfiore della carta da parati
crespa-umida nel microclima
della vetrina di qualche negozio defunto.

Nei corridoi gli aromi
degli ultimi tre pasti,
ciascuno un tempo verbale tutto per sé:
se potessi descrivere come tutto si tiene
avrei le parole per tutto ciò che mi serve.
Troverò la fodera dove tutto si conserva
finché mi riuscirà il vecchio trucco,
il mio unico trucco: arrivare giusto in tempo
per vedermi arrivare troppo tardi.

 

I only need to see the windows
to know who lives there, how they fill
the thickness of the shadows;
how it smells, the swell of wallpaper
crispy-damp in the microclimate
of some dead shop’s display.

In the corridors, aromas
of the last three meals,
each one a tense all to itself:
if I could describe how it all holds
I’d have the words for all I need.
I’ll find the lining where it’s all kept
so long as I manage the old trick,
my only trick: arriving just in time
to see myself arrive too late.

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