Il libro
La voce blu è un viaggio poetico nel quale l’anima perduta si riflette nei frammenti di corpi, incontri e parole. Andrea Bosca ci guida attraverso un percorso di trasformazione, in cui l’urto del mondo, le relazioni, il sogno e il dolore plasmano nuove verità. La voce diventa guida e incanto, rompendo il silenzio per rinascere più autentica e viva, tra piume, lame, città spaesate e amori tatuati nel sangue. In tre decadi e tre atti, Bosca racconta la lotta contro il vuoto interiore, fino a trasformarlo in alleato, riscoprendo infine, come una piuma che plana su una mano, la fragile leggerezza dell’amore. Questo libro è «un canzoniere all’amore», come suggerisce Francesco Napoli nella postfazione: una celebrazione della forza vitale della parola, che scava nei fondali dell’esistenza e ne riporta a galla la bellezza. È un invito a seguire una voce che intreccia passato e futuro, conoscenza e intuizione, offrendoci la possibilità di sentirci vivi, ancora, attraverso il colore della poesia.
L’autore
Andrea Bosca, attore e regista italiano, è nato a Canelli (AT), cresciuto nelle Langhe e attualmente vive a Roma. Diplomatosi alla Scuola del Teatro Stabile di Torino fondata da L. Ronconi e diretta da M. Avogadro, lavora al Cinema, Teatro e Televisione in produzioni nazionali e internazionali, distinguendosi per la sua versatilità fisica, linguistica e creativa. Nel corso della sua carriera, è stato diretto dai maggiori registi, fra gli altri: F. Archibugi, M. Martone, M. Rovere, F. Özpetek, S. Mimica Gezzan, T. López, L. Lucini, A. Ferrara, G. Manfredonia, M. Pontecorvo, L. Luchetti, R. Donna, C. Elia. È socio fondatore dell’ETS Every Child Is My Child, per la tutela dei diritti dell’infanzia. Tra i suoi ruoli più noti si ricordano: Guido in Raccontami, Gigio in Si può fare, Mete in Gli sfiorati, Marco Pannella in Romanzo Radicale, Luca in 3 Caminos, Anguilla, Nuto e altri ne La luna e i falò, Milton in Una questione privata, Cornelio in La dama velata, Jonas ne La porta rossa, Andrea in Quantico, Giorgio in Romanzo famigliare e Giacomo in Belcanto.
La luce scivola
dalle due ferite sulla schiena
ed ogni piuma è persa
tranne questa
a fondo spinta
dentro al cuore dove ancora
pulsa
a volte viva
così viva che ogni vena
vibra a quella forza
a volte bianca
che ogni inchiostro
sogna spegnerla
mischiato alla saliva e al
sale della sola lacrima
versata quando chiusa nella carne
la paura è appena un’eco
dello schianto
o della prima
trafittura.
*
Quando giugno ti accarezza sulla nuca ed i capelli
e dal fondo delle orbite uno spettro si risveglia
vesti il mio mantello bianco, getta il viso contro il sole.
Lei dalla forma bella incontrata alla specchiera
da quel riso tu conoscila che ha scritto sulle labbra
rosaviola e come bere vino dalle mani giunte
cogli il fiore della bocca che si è aperto nella sera.
Breve un canto amico ti si posi nella gola
e ti cammini al fianco sotto il cielo lungo il fiume
dove nuotano le stelle, dove un giorno scivolavo
dove dorme quel dolore che portavo in fondo agli occhi.
*
Posso ancora sciogliere in un verso
a partire da te impressa nel sangue
dopo averti avuta mia, dopo il puntaspilli
del tuo sguardo che scandaglia con una gioia
più profonda d’ogni gonfia disperazione.
È richiamo il mio da trapassare le mura,
che vola la notte come animale immaginario
che come un tuffo d’ali e piume scenderebbe
a vegliarti adesso dal davanzale, nelle sere calde
di una Roma mitragliata dai clacson e dalle stelle.
Qui è tutto. Il mio amore semplice
il canto piano, la forza che non speravo
più di generare, radice a cui s’appoggiano
foglie di pini marittimi che da ribelli aquiloni
gli ormeggi hanno tagliato dai tronchi
e nella notte vanno insieme a perdersi con le nubi.
Domenica. Compagna, canta la cicala nel caffè
ed il bus che salta sull’Eterno Asfaltato trapassa
l’afa delle strade come un cucchiaio, uno starnuto.
Questa finestra, la porta, la polmonite del frigo
la mia storia tutta in ogni forma, il bicchiere dalla cucina
tutto mi guarda e pretende la risposta dell’acquerello,
quel tratto semplice, di mano svelta, di chi già conosce
i giochi dell’acqua e i veri colori di ciò che siamo
nella sostanza dei nostri giorni insieme e qui.
Torna da me. Con la penna ho trafitto a morte la cicala.
Il frigo farà da sé. Porte e finestre non tratterranno mai
la voce rotta cresciuta nel cuore vuoto della domenica mattina.








