Inside my mother. Poesie dalle Generazioni rubate

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Autrice: Ali Cobby Eckermann
Curatela e traduzione: Margherita Zanoletti
Collana: Interno Books
ISBN: 9791281315624
Data di pubblicazione: 25 settembre 2026
Pagine: 220
Formato: 13×19 cm

Il libro
Ali Cobby Eckermann, tra le voci più autorevoli della letteratura aborigena australiana contemporanea, appartiene alle Generazioni rubate: come sua madre e sua nonna, fu sottratta da neonata alla famiglia d’origine nell’ambito delle politiche di assimilazione imposte per decenni alle popolazioni indigene australiane. In Inside my mother, pubblicato nel 2015 e qui presentato per la prima volta in italiano nella traduzione di Margherita Zanoletti, questa esperienza individuale si intreccia alla memoria collettiva di un popolo, trasformando il trauma in testimonianza, resistenza e ricerca delle proprie radici. Al centro delle poesie la figura e il tema centrale è quello della madre: madre biologica perduta e ritrovata, madre terra, lingua madre, origine e appartenenza. Come scrive Zanoletti nell’introduzione, la raccolta rimanda a «un percorso emotivo e spirituale […] verso il ricongiungimento con la madre che l’ha generata, con le antenate e gli antenati e con il suo sé più profondo». Con un linguaggio essenziale, frammentario e potentemente evocativo, Eckermann attraversa lutto, colonialismo, sradicamento e identità, facendo della poesia il luogo in cui memoria personale e storia collettiva possono ricomporsi: le ferite diventano parola e la parola una possibilità, mai definitiva, di guarigione.

L’autrice
Ali Cobby Eckermann (Tarntanya/Adelaide, 1963) è una delle voci più autorevoli della poesia australiana contemporanea. Discendente dei popoli Yankunytjatjara e Kokatha, appartiene alle Generazioni rubate: sottratta alla madre da bambina e cresciuta in una famiglia adottiva bianca, ha ritrovato le proprie origini indigene solo in età adulta. La sua scrittura, profondamente legata alla terra e alla memoria, trasforma il trauma coloniale in un’espressione lirica di sopravvivenza, appartenenza e resilienza. Tra le sue opere maggiori si ricordano le raccolte poetiche Little Bit Long Time (2009) e Inside My Mother (2015), qui pubblicata per la prima volta in traduzione italiana, e i romanzi in versi Ruby Moonlight (2012) e She Is the Earth (2024), oltre al libro autobiografico Too Afraid to Cry (2013). Nel 2017 ha ricevuto il Windham-Campbell Prize for Poetry dell’Università di Yale, prima autrice indigena a ottenere questo riconoscimento.

 

 

le tribù si radunano sulla sabbia
nell’antico luogo delle nascite

un magico bambino pellicano è nato
una cesta è intrecciata coi giunchi

con le storie s’intrecciano ceste
con il canto s’intrecciano ceste

la mia cesta è carica di storia
nascosta alla vista come superstizione

le nostre orme nella sabbia
presto diverranno pietra

mio padre è la duna di sabbia
quel masso di pietra è mia madre

–

tribes gather on the sand
at the ancient birthing place

a magic pelican child is born
a carry basket is woven from reeds

baskets are woven with story
baskets are woven with song

my basket is heavy with history
out of sight like superstition

our footsteps in the sand
will turn to rock soon

my father is the sand dune
that rock is my mother

 

*

 

mia madre urla se le sfioro i capelli
se provo con le mani a districare i nodi
a infilare fronde nella sua chioma
un diadema di foglie per addolcirle il viso
e s’asciuga il nostro pianto mia madre sempre più fragile
parla soltanto con chi l’ha preceduta
non vede più il mio amore, non lo cerca

e il lamento ci esplode in gola
mentre lei sprofonda nella terra, sua madre,
mia madre morente,
getta sabbia sul volto, assaggia i granelli
tra i denti e con un gemito si lancia in avanti,
premendo il seno contro la morbida
terra sua madre e
mia madre morente

scivola in quell’ultimo abbraccio
pronunciando frasi sconnesse
come una bambina che prova sillabe
per la vita che verrà
e quei suoni forti e gutturali si rovesciano
sulla sabbia sua madre la terra
e io mi allontano, lasciandola là

in quella culla, accolta tra le radici
di un albero, al sicuro nella sua terra
nostro conforto suo sepolcro

–

my mother screams as I touch her hair
attempting to brush away the coarseness with my hands
to entwine twigs full with leaves into her locks
a tiara of green to soften her face
and our tears dry now my mother is frailing
she talks only to those who have gone before
no longer seeing my love, no longer needing

and the wailing bursts from our mouths
as she sinks to the ground, her mother the earth,
my mother the dying
throws sand in her face, tasting the grit
in her mouth and wailing louder throws herself
forward, pushing her breasts into the softness of the earth her mother and
my mother the dying

crawls down into that final embrace
her conversation incoherent now
as if like a child she is practising words
for the lifetime to come
and the syllables loud and guttural spill
over the sand her mother the earth
and I walk away leaving her there

in that cradle, safely nestled in the roots
of that tree, safe in her country
our solace her grave

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