Il libro
La città interiore e le città reali, in cui echeggiano voci del passato; le riflessioni stimolate dalle immagini catturate dal finestrino di un treno, i cui versi hanno lo stesso ritmo dell’andamento del treno; l’attraversamento degli inferi da parte di Orfeo, in una rivisitazione del mito liberamente ispirata all’opera di musica contemporanea Orphée del compositore islandese Jóhann Jóhannsson: questi i temi della nuova raccolta di Vincenzo Mascolo, divisi in tre sezioni collegate dal pensiero dell’ineluttabilità del movimento, non solo fisico, e dei mutamenti che ne derivano, anche nella forma poetica e nel linguaggio. In questo libro microcosmo e macrocosmo si mescolano continuamente tra loro, tracciando così un’idea di realtà pervasa dal silenzio e dal mistero dell’esistere; o, per dirla con le parole di Claudio Damiani, nella prefazione al volume intitolata Alchimia del Verbo: «la poesia è forma, in potenza, dell’universo, e in ciò è per Mascolo conoscenza suprema: ciò che compone la dualità dell’essere, gli opposti; viaggio meraviglioso verso l’Uno».
L’autore
Vincenzo Mascolo è nato a Salerno nel 1959 e vive a Roma. Ha pubblicato Il pensiero originale che ho commesso (Edizioni Angolo Manzoni, 2004), Scovando l’uovo (appunti di bioetica) (LietoColle, 2009) e Q. e l’allodola (Mursia, 2018). Ha curato alcune antologie poetiche, tra cui, insieme a Giampiero Neri, Quadernario – venticinque poeti d’oggi (LietoColle, 2012) e, per un progetto benefico della Fondazione Sanità e Ricerca, il Piccolo dizionario della cura (Mursia, 2019). Dal 2006 è il direttore artistico di Ritratti di poesia, manifestazione di poesia internazionale promossa da Fondazione Roma.
Praga
la lettera ritrovata di Franz Kafka
Mia adorata Milena,
da molto tempo, è vero, non ti scrivo
ma non pensare che ti abbia già dimenticata.
È solo che trascorro le giornate
a osservare il cielo dal mio letto
sognando di potermi alzare in volo
lasciando nella stanza,
non so se morto o vivo,
il corpo mio da insetto.
*
Da viaggiatore minimo quale sono e fui
– dico del dato sensibile soltanto
perché insensibilmente io vado
avanti e indietro per il mondo –
percorro sempre in treno brevi tratte
mutandomi dal luogo che più eterno
non sembra che ci sia nel sublunare,
del quale come è noto né l’inferno
né il purgatorio e il paradiso fanno parte
e se qualcuno poi pensa il contrario
è solo perché in ogni verso e canto
così grande e sublime è la Commedia
che può dirsi la sua arte reale.
Ma il treno è per me anche un’idea,
il viaggio che non smetto di sognare
– noi, l’ho letto detto e fatto mio,
non siamo che dei sogni raggrumati
materia germogliata da energia
di sogni da sognare già sognati –
pensiero dell’andare senza dove
scorrendo su binari e ferrovie
in un fluire lungo ininterrotto
di immagini visioni fantasie […]
*
In Volo Dalla Città
Flight From The City
nessuno sfugge al proprio destino
dice il vecchio Fineo
la luce è sempre fonte di luce
sospeso sopra questa città
tra le parole in attesa
di incarnarsi nel giorno
inizio il mio viaggio
per sconfiggere il fato
la notizia improvvisa
della tua oscurità









