Il libro
Tra i libri più tradotti e fraintesi della modernità, I fiori del male restano un’opera che non smette di interrogare il lettore. Non un semplice canzoniere del “maledettismo”, ma un teatro della coscienza, dove il poeta mette in scena se stesso e il proprio tempo, tra attrazione e rifiuto, bellezza e decomposizione. Come osserva la curatrice Michela Landi, Baudelaire sfugge a ogni etichetta: la sua poesia è “indecidibile”, sospesa, capace di sabotare dall’interno le categorie di classico, romantico o decadente. Questa nuova edizione restituisce la tensione viva di un’opera corrosiva più che scandalosa, costruita su materiali “di scarto” della modernità urbana e riplasmata con una lingua nervosa, ritmica, sorprendente. Nei suoi versi, la città diventa paesaggio mentale, il vizio si fa allegoria, e la noia – “mostro delicato” – rivela la verità più profonda dell’uomo contemporaneo. Affidata alla traduzione di Lorenzo Bastida, questa versione si inserisce consapevolmente nella lunga storia delle traduzioni italiane, offrendo al lettore non solo un classico, ma una sfida ancora aperta: quella di una poesia che resiste, e inquieta.
L’autore
Charles Baudelaire (1821-1867) si imbarca intorno ai vent’anni per le Indie senza approdarvi; a quell’epoca ha già nel cassetto i primi versi. Ma è solo sui trent’anni che si decide a pubblicare, in rivista, un primo florilegio di otto sonetti sotto il titolo dantesco di Les Limbes. Il 30 dicembre 1856 firma con l’editore Poulet-Malassis il contratto di edizione per Les Fleurs du mal, il cui titolo era già apparso sulla Revue des Deux Mondes in occasione dell’uscita, il 1 giugno 1855, di altri suoi testi. Il 6 febbraio 1857 Baudelaire consegna il manoscritto e il 21 giugno è messa in vendita, al prezzo di tre franchi, la raccolta stampata a un migliaio di esemplari. A quell’epoca Baudelaire era poco più che un eccentrico bohémien, noto negli ambienti letterari per certa sua insolenza (scritti satirici, Salon de 1845, Salon de 1846, traduttore-pasticheur di Edgar Allan Poe…). Il tribunale di Napoleone III volle condannarlo, il 20 agosto 1857, per «oltraggio alla morale pubblica e ai buoni costumi» censurando sei poesie accusate di triviale realismo e sollevando intorno a lui un interesse di scandalo. La seconda edizione del 1861, comprensiva dei “Tableaux parisiens”, consacrò Les Fleurs du Mal come uno dei libri capitali della modernità.
Bimba mia, sorella,
che favola bella
la vita per noi due laggiù!
Amarci per ore,
morire d’amore
nei luoghi cui somigli tu!
I madidi soli
dei torbidi cieli
assumono per me l’incanto
così misterioso
degli occhi insidiosi
che brillano fino nel pianto.
Tutto, laggiù, è ordine e beltà,
lusso, calma e voluttà.
Arredi lucenti,
dagli anni consunti,
farebbero adorna la stanza;
i più rari fiori
mischiati gli odori
ai vaghi sentori dell’ambra,
i soffitti adorni,
gli specchi profondi,
e l’orïentale splendore,
tutto parlerebbe
dolcissimamente
la lingua natale del cuore.
Tutto, laggiù, è ordine e beltà
Lusso, calma e voluttà.
Vedi sui canali
dormire fatali
vascelli d’umor vagabondo;
venuti a far vero
ogni desiderio
dall’ultimo lembo del mondo.
I soli calanti
rivestono campi,
canali, l’intera città,
di oro e giacinto;
dorme il mondo, cinto
di calda luminosità.
Tutto, laggiù, è ordine e beltà,
Lusso, calma e voluttà.
–
Mon enfant, ma sœur,
Songe à la douceur
D’aller là-bas vivre ensemble !
Aimer à loisir,
Aimer et mourir
Au pays qui te ressemble !
Les soleils mouillés
De ces ciels brouillés
Pour mon esprit ont les charmes
Si mystérieux
De tes traîtres yeux,
Brillant à travers leurs larmes.
Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.
Des meubles luisants,
Polis par les ans,
Décoreraient notre chambre ;
Les plus rares fleurs
Mêlant leurs odeurs
Aux vagues senteurs de l’ambre,
Les riches plafonds,
Les miroirs profonds,
La splendeur orientale,
Tout y parlerait
À l’âme en secret
Sa douce langue natale.
Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.
Vois sur ces canaux
Dormir ces vaisseaux
Dont l’humeur est vagabonde ;
C’est pour assouvir
Ton moindre désir
Qu’ils viennent du bout du monde.
— Les soleils couchants
Revêtent les champs,
Les canaux, la ville entière,
D’hyacinthe et d’or ;
Le monde s’endort
Dans une chaude lumière.
Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.
*
Da bravo, mio Dolore, stattene un po’ tranquillo.
Invocavi la sera: e scende, eccola, già;
un’atmosfera oscura avvolge la città
agli uni dando pace, agli altri dando assillo.
Lascia che dei mortali la folla cieca e vile,
sferzata dal Piacere, boia spietato, sia
in caccia di rimorsi nella festa servile;
tu, mio Dolore, dammi la mano, vieni via
da loro. Vedi sporgersi gli Anni defunti ai mesti
balconi del tuo cielo, in antiquate vesti;
il sole sotto un arco addormentarsi infranto;
dal fondo delle acque sorridere il Rimpianto,
e, come un gran sudario a Oriente si trascina,
ascolta, caro, ascolta la Notte che cammina.
–
Sois sage, ô ma Douleur, et tiens-toi plus tranquille.
Tu réclamais le Soir; il descend; le voici:
Une atmosphère obscure enveloppe la ville,
Aux uns portant la paix, aux autres le souci.
Pendant que des mortels la multitude vile,
Sous le fouet du Plaisir, ce bourreau sans merci,
Va cueillir des remords dans la fête servile,
Ma Douleur, donne-moi la main; viens par ici,
Loin d’eux. Vois se pencher les défuntes Années,
Sur les balcons du ciel, en robes surannées;
Surgir du fond des eaux le Regret souriant;
Le Soleil moribond s’endormir sous une arche,
Et, comme un long linceul traînant à l’Orient,
Entends, ma chère, entends la douce Nuit qui marche.









