Il libro
“E tutto nomina” raccoglie una vasta selezione di poesie di Hugo Mujica, la voce più autorevole della poesia filosofica e mistica contemporanea dell’America Latina. La poesia di Mujica colpisce per la sua essenzialità linguistica, per il silenzio che proprio in grazia di questa essenzialità diventa parte integrante e linfa vitale del testo e della realtà che esso nomina. La poesia diventa così uno strumento per indicare il “segreto” (come lo chiamerebbe Ungaretti) e al contempo si offre al lettore come specchio. In altre parole, la poesia qui evoca la possente semplicità con cui, in Genesi, Dio nomina il mondo per crearlo. Insieme all’incandescenza spoglia delle sue immagini la lingua di Mujica ci mostra così il mondo come segno vivo di una presenza trascendente e indomabile; l’unica presenza a contatto con la quale l’umano può scoprirsi veramente libero. La forza di questi versi, tradotti da Zingonia Zingone, «sfuggenti come tramonti e immobili come bottiglie di Morandi» (dalla prefazione di Francesca Serragnoli) sta quindi nella loro capacità di rivelare gli oggetti e le presenze del quotidiano come sempre immersi nel mistero del trascendente.
Dalla prefazione di Francesca Serragnoli
Poeta fra i più importanti del panorama contemporaneo argentino e internazionale, filosofo e saggista, Hugo Mujica ha avuto indubbiamente una vita insolita. Leggerete, nell’autobiografia, oltre al resto, dei 7 anni passati in silenzio, in un monastero trappista. Questa credo sia stata l’esperienza più significativa e incisiva nella genesi della lunga e ricca produzione poetica. Questa autoantologia ripercorre una parte di un ampio percorso che non si è ancora concluso e non ha alcun carattere esaustivo o di bilancio, ma reinvia alla lettura integrale delle opere o almeno al desiderio di poterle leggere per intero […]
come
un cieco che chiama luce
il tuono
il mio dire
quello che il silenzio nomina
como
un ciego llamando luz
al trueno
mi decir
lo que el silencio nombra
*
spacco in quattro la brocca vuota
con tutte le attese
tiro le tende che niente
coprivano,
e tutto ciò che manca
è ciò che da sempre eccede
parto en cuatro el cántaro vacío
con todo lo esperado
descorro las cortinas que nada
cubrían,
y todo lo que falta
es lo que desde siempre sobra
*
ci sono vite che si consumano
dietro una finestra,
muoiono senza aver trovato
una via,
muoiono perché non sono partite.
ci sono preghiere che sono la loro propria eco;
speranze che sono specchi:
aspettano
solo ciò che aspettano,
si trasformano nella statua
di quello che aspettavano,
sono la paura di perdere
non il desiderio dell’incontro.
hay vidas que se consumen
a través de una ventana,
mueren sin encontrar
un camino,
mueren de no haber partido.
hay plegarias que son su propio eco;
esperanzas que son espejos:
aguardan
sólo lo que aguardan,
se transforman en la estatua
de aquello que esperaban,
son el miedo a perder
no el deseo del encuentro.









