Antonella Anedda


Mi spingo oltre il dolore
dove nessuno sospetta che si soffra
in una zona di pelle mai colpita
cupa come l’avambraccio
o molata dall’osso come il gomito.
Striscio piano con l’anima coperta da scaglie rosso-grigie
per sostenere i rovi e lasciare a terra
il sangue minimo. Un passo – sono paziente –
e il corpo ha imparato a frusciare dentro l’erba.

Da molto lontano – da un’alba di ottobre
da un oggetto mosso nella sabbia del lago
viene ciò che la pena contempla: un paesaggio
dove non si può dormire.
Era una lunga immagine
il mormorio di un brivido.
Troppo tardi si compone l’astuzia di ogni sera
fingere che il mio braccio sia il tuo
che stringa la mia mano
di nuovo, senza pace.

 

Notti di pace occidentale (Donzelli, 1999)

Foto di Dino Ignani

Maria Luisa Spaziani


Vorrei sentire la tua mano fresca
sulla fronte che brucia. Così scende
sopra i roseti esausti la rugiada.
Così sboccia la luna nel buio.

Aiutami ad amarti, ad inventarti
nelle tue assenze. La mia fantasia
è comunque un tuo dono, un chiaro alibi
in questo mondo senza altrove.

 

Pallottoliere celeste (Mondadori, 2019)

Christian Sinicco

[MACCHINE : assimilazione innesti 1]

sono
aurora gialla e senso, macchine del più,
macchine che vogliono il più,
che somigliano a farfalle

puoi udirne la comparsa,
puoi udire questo attraversare:
possa io
essere la tua cucitura
e come una cucitura
essere l’involucro
del vento, l’eccesso
della sua colorazione,
il significato e le nuvole

e ora come un vuoto
fissiamo la luna:
si installa, guardando il cielo,
la nostra fronte ritagliata
e il verde accanto a un piccolo ciliegio

l’utopia può offrirsi in una goccia
fingendo di nutrirsi sul petalo:
la tua schiena di latte e di acqua
è percorsa da queste macchine

sono farfalle:
ciò che entra è smisurato,
ciò che cresce è appena nato;
hai solo assimilato la nuova muta
e l’emozione

 

Alter (Vydia, 2019)

Foto di Héloïse Faure

Leonardo Fróes


JUSTIFICAÇÃO DE DEUS

o que eu chamo de deus é bem mais vasto
e às vezes muito menos complexo
que o que eu chamo de deus. Um dia
foi uma casa de marimbondos na chuva
que eu chamei assim no hospital
onde sentia o sofrimento dos outros
e a paciência casual dos insetos
que lutavam para construir contra a água.
Também chamei de deus a uma porta
e a uma árvore na qual entrei certa vez
para me recarregar de energia
depois de uma estrondosa derrota.
Deus é o meu grau máximo de compreensão relativa
no ponto de desespero total
em que uma flor se movimenta ou um cão
danado se aproxima solidário de mim.
E é ainda a palavra deus que atribuo
aos instintos mais belos, sob a chuva,
notando que no chão de passagem
já brotou e feneceu várias vezes o que eu chamo de alma
e é talvez a calma
na química dos meus desejos
de oferecer uma coisa.

 

*

 

GIUSTIFICAZIONE DI DIO

ciò che chiamo dio è ben più vasto
e a volte molto meno complesso
di ciò che io chiamo dio. Un giorno
fu un vespaio nella pioggia
che chiamai così in ospedale
dove sentivo la sofferenza degli altri
e la pazienza casuale degli insetti
che lottavano per costruire contro l’acqua.
Ho chiamato dio anche una porta
e un albero in cui sono entrato una volta
per ricaricarmi di energia
dopo una clamorosa sconfitta.
Dio è il mio massimo grado di comprensione relativa
nel punto di completa disperazione
in cui un fiore si muove o un cane
dannato mi si avvicina solidariamente.
Ed è ancora la parola dio che attribuisco
agli insetti più belli, sotto la pioggia,
notando che per terra di passaggio
é già fiorita e sfiorita tante volte ciò che io chiamo anima
ed è forse la calma
nella chimica dei miei desideri
di offrire una cosa.

 

Traduzione in italiano di Francesca Cricelli

Jacques Prévert

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Poesie (Guanda, 2012), trad. it. M. Cucchi, G. Raboni

Renato Minore


Palinodia
(dal lamento notturno di Giacomo)

Io sono qui
e quello che ho compreso
è già disfatto
senza peso senza forma
e quello che ancora
potrei comprendere
sposta la bussola
verso mari ignoti
che mai varcherò
e quel poco che ho creduto
di sapere ora è già un fossile
che forse qualcuno
raccoglierà per capire
che nulla di quel poco
che sapevo era come lui
pensa ora di sapere
le stesse cose
che io credevo di sapere.

 

O caro pensiero (Nino Aragno, 2019)

Valentino Zeichen


Giovedì 24 febbraio

Chi sarei?
Un estraneo a me stesso
che è diventato poeta
senza avere basi letterarie.
Questo io mi costringe
a scrivere versi
pur essendo senza arte né parte.
Io volevo diventare altro;
stabilirmi in un territorio
di modeste ambizioni.
A cosa serve, adesso,
ribellarsi a un destino
che ha divorato gran parte
della mia vita?

 

Diario 2000 . Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (Fazi, 2019)

Foto di Dino Ignani

Laura Di Corcia

Giù, in fondo al cuore
le case si depositano sugli alberi
i girotondi si espandono.

Tra azione e azione
si aprono
cose dolciastre

melograni uva
pensieri
di ieri
le fibre si dilatano.

Se non mi avessi presa per mano
che sarei ora?
Io sono una che scrive
e poi dimentica

 

In tutte le direzioni (LietoColle, 2018)

Zelda Schneersohn


Ogni persona ha un nome

Ogni persona ha un nome
datole dal Signore
da suo padre e da sua madre
Ogni persona ha un nome
proposto dalla statura, dal sorriso sfoggiato
e da quel che indossa
Ogni persona ha un nome
datole dai monti
e dalle pareti intorno
Ogni persona ha un nome
pronunciato dagli astri
e dai vicini di casa
Ogni persona ha un nome
datole dai peccati
e inflitto dallo struggimento
Ogni persona ha un nome
assegnatole dai nemici
e dall’amore
Ogni persona ha un nome
datole dalle feste
e dal mestiere
Ogni persona ha un nome
affidatole dai tempi
e dalla vista scurita
Ogni persona ha un nome
Dato a lei
dal mare
e dalla
morte

 

Traduzione in italiano di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano

Robert Lowell

Tartaruga che ritorna

Per settimane a camminare, un digiuno nella vasca da bagno,
carne cruda tritata a muffire nel ristagno dell’acqua,
la stanza imbevuta di odore persistente come cherosene –
nessuno si faceva la barba e solo la tartaruga si bagnava.
Era così bella quando la rovesciavamo con un colpetto:
verdi, rossi, gialli, ornamento dello sbiadito selvaggio,
l’ultimo Sioux, vecchio ed esausto, che dice con fatica,
“Perché il Grand Padre Bianco non mette i suoi figli rossi
sulle ruote e ci sposta a suo piacimento?”
Andammo in macchina al fiume Orland e guardammo la tartaruga
precipitarsi verso l’acqua come corresse a nozze,
nuotando con gioia incontaminata,
leggiadre le mosche che nutrivano quella sottile superficie,
una tartaruga che si voltava a guardarci e ammiccava.

 

Il delfino e altre poesie (Mondadori, 1989), trad. it. R. Anzillotti