Luca Alvino


74. A sconto del silenzio

Io scrivo versi, ma non so parlare,
rimango zitto anche per giorni interi,
non amo del dialogo i sentieri,
con la voce non so comunicare.

Però scrivendo posso argomentare,
nella scrittura sono più leggeri
i miei ragionamenti e i miei pensieri,
e coi lettori riesco a conversare.

Le mie parole sono più sincere
se sono scritte, e se non son parlate,
sono inebrianti e dense come assenzio.

Chiedo perdono per il mio tacere,
vi prego, amici, non me ne vogliate.
Io scrivo versi a sconto del silenzio.

Cento sonetti indie (Interno Poesia Editore, 2021), prefazione di Paolo Di Paolo

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Daniela Pericone


Mio corpo
immerso nei segni
di mutamento, vólto
che strema la sua cera,
spargi la quiete
che fu ardore, asseconda
lo slancio e la caduta,
la mira è caparbia
tra una linea e un sussulto
a distrarre le correnti
e i precipizi acerbi
– pretesto di chi s’incorda
alla fatuità della lotta e finge
l’audacia di tirare la coda
al tempo.

La dimora insonne (Moretti & Vitali, 2020)

Jaroslav Seifert

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla spècola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.

 

Vestita di luce (Einaudi, 1986), trad. it. S. Corduas

Sugita Hisajo


花衣 ぬぐやまつはる 紐いろいろ
(Hanagoromo/ nugu ya matsuwaru/ himo iroiro)
Nuda, dopo lo hanami:
sparsi a terra il kimono
e un intrico di lacci

*

椅子移す音 手荒さよ 夜半の秋
(Isu utsusu oto/ tearasa yo/ yowa no aki)
Rumore di sedie spostate
e mani violente –
mezzanotte d’autunno

*

かくらんや まぶた凹みて 寝入る母
(Kakuran ya/ mabuta kubomite/ neiru haha)
Colera –
mia madre si assopisce,
le palpebre infossate

*

風に落つ 楊貴妃櫻 房のまま
(Kaze ni otsu/ yōkihizakura/ fusa no mama)
Nel vento cadono
a grappoli
fiori di Yang Guifei

*

蝶追ふて 春山深く 迷ひけり
(Chō ōte/ haruyamabukaku/ mayoikeri)
Seguendo una farfalla
mi sono smarrita –
primavera di sottobosco

 

Traduzione di Dafne Borracci

Giovanna Sicari


Vorrei farti felice con questo niente

Babbo, vorrei comprarti
tutte queste piccole cose
esposte al mercato,
cose piccole, inutili:
arnesi, cianfrusaglie, biglietti.
Vorrei farti felice con questo niente
che colma il vuoto
con quest’amore che ripara,
tu solo annaffi le piante lievi
lavi e curi ogni cosa
e scavi nella compostezza
della vita, con decisione
raccogli foglioline e altro
tu solo puoi entrare nell’infinito.

 

Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Foto di Dino Ignani

Carlo Betocchi


Io un’alba guardai il cielo e vidi
uno spazioso aere sulla terra perduta;
negletta cosa stava tra i suoi lidi,
tra gli spenti smeraldi oscura e muta.

Innumerevoli angioli neri vidi
volanti insieme ad una plaga sconosciuta
recando seco trasparenti e vivi
diamanti d’ombra eternamente muta.

Andava questo furioso stuolo
estenuandosi verso il fil d’occidente
e lo seguia un intenerito volo
di cerulee colombe alte e lente.

E apparvero, con le puntute ali
di bianco fuoco vivo drizzate e ardenti
gli angeli dalle vallate orientali,
le estreme piume rosee e languenti.

In un immenso lago alto e candido
nascean singolari fronde meravigliose,
le rovesce vallate un lume madido
di rugiade correa, fonde e muschiose.

E dentro i nostri cuori era come
dentro valli ripiene di nebbie e di sonno
un lento ascendere dello splendore
che poscia illuminò i monti del mondo.

Realtà vince il sogno (San Marco dei Giustiniani, 2003)

Elvio Ceci


Nel mare bianco

Si ritrovano in alcuni giardini
di pescatori,
decorazioni ferme tra gli alberi,
siepi
ed uccellini.
Trainate sulle imbarcazioni
con alghe, polpe e frutti marini.

Anfore romane, intere o a pezzi,
le vedi tra Tripoli, Siracusa,
Gaeta, Salonicco… in luoghi rezzi.
Sono pronti a fornire una scusa i padroni
ai poliziotti avvezzi.

Sono anfore
non più con lezzi forti;
e contengono olio e vino.
Ma anche pietra
e il caldo negli orti sotto il vigneto
e ulivo e pino.
Trasportate dentro dei boccaporti,

avevano il sapore del sangue delle mani
degli agricoltori;
l’odore dei muscoli purosangue degli aiuti,
come cavalli o tori
o gatti che cacciano ogni angue;

il rumore dei latrati dei cani;
o di grandine, salpicanti grilli.
Odorano poi di riti e dei mani
contro la siccità;
o di occhi brilli
per la festa di raccolti immani.

Ansie e speranze per il futuro.
Disperse in questo grande mare bianco;
affollato da barche in cui il tamburo
ritmava l’andare di ogni stanco
schiavo,
temprato dal lavoro duro.

Se accosti l’orecchio alla bocca
dell’anfora,
queste immagini sentirai:
precari echi dalla brocca
ti risucchieranno in voragini
e una nuova umanità ne trabocca.

Cantare del deserto (Pietre Vive Editore, 2020)

Paul Éluard


Aria viva

Ho guardato davanti a me
In mezzo alla folla ti ho veduta
In mezzo al grano ti ho veduta
Sotto un albero ti ho veduta

Al termine di ogni mio viaggio
Al fondo di tutti i miei tormenti
Alla svolta di ogni risata
Che uscivi dall’acqua e dal fuoco

D’estate e d’inverno ti ho veduta
Nella mia casa ti ho veduta
Tra le mie braccia ti ho veduta
Dentro i miei sogni ti ho veduta

Io non ti lascerò mai più.

Ultime poesie d’amore (Passigli, 1996), traduzione di Vincenzo Accame

Dejan Aleksić


ŠEŠIR

Nije lako čekati
Glavu po meri

Visiti od rođenja
U izlogu stare radnje
Čiji vlasnik odavno
Leži pod zemljom
Eshatološki gologlav

Još teže je
Biti filcano zvono
Nad poprištem misli
Hladnih kao prsti kasirke
Što broji sitninu

Ako neko i zastane
Pred zamašćenim oknom
To je tek da oslušne
Dečaka s harmonikom
I spusti novčić

U šešir koji zeva
Okrenut ka nebu

 

*

 

Il cappello

Non è facile aspettare
la testa della misura giusta

Pendere dalla nascita
Nella vetrina della vecchia bottega
Il cui proprietario da tempo
Giace sotto terra
Escatologicamente a testa nuda

Più difficile ancora
Essere una campana di feltro
Sopra l’arena dei pensieri
Freddi come le dita della cassiera
Che sta contando gli spiccioli

E anche se qualcuno si ferma
Davanti all’untuoso vetro
È solo per porgere orecchio
Al ragazzo con la fisarmonica
E gettare la monetina

Nel cappello che sbadiglia
Rivolto verso il cielo

Traduzione di Marija Bergam Pellicani

Umberto Piersanti


Primavera triste

più d’ogni altra primavera triste,
il male di vivere non lo incontri
solo in quel che cede
e si dissolve
ma nel fiore che s’alza dalla terra
nell’albero che s’apre
a nuove foglie

solo una beffa
questo cielo azzurro
il vento lieve
il sole che tiepido riscalda,
primavera brilla
a noi d’intorno,
ma i campi sono deserti
le piazze vuote,
primavera brilla
a noi d’intorno
e t’entra dentro il sangue
e lo raggela

aprile 2020

 

Campi d’ostinato amore (La nave di Teseo, 2020)

Foto di Dino Ignani