Alfredo Morganti

VI

È un triste evento, questo,
della physis che cede il passo
ai corpi edili, ai cantieri, ai laterizi,
ai vizi, ai manufatti, al vocio
scomposto, nulla a che vedere
con Roma Nord, questione
lombrosiana quasi, phisique
du role
, meravigliosa corrispondences
tra essere e apparire, viso
che non inganna, vesti che svelano
le anime invece di celarle.
Poggia su buche la non città,
crateri, cavità – panorama lunare,
quello che abiti, terra malferma,
traballante, collier di lacune, luccichio
e tremolio di esistenze – altro che
agorà, altro che sviluppo;
caparbia involuzione, piuttosto,
devoluzione anonima di anime.
La terra prodiga assorbe i vuoti,
colma nel tempo le lacune,
ma le case, e le persone, e la roba
son come assorti
nel silenzio, tacciono imperterriti
nel loro chiacchiericcio,
non sfuggono al destino scritto
da sempre, da subito, sul libro
mastro dell’esistenza.

(tratto da Non Roma, undici poesie inedite)

Czesław Miłosz


Accadde in una metropoli, non importa il paese, la lingua.
Molto tempo fa (sia benedetto il dono
di trarre racconti da una sciocchezza
per strada, in auto – annoto perché non si perda).
Ma forse non fu una sciocchezza, era un affollato caffè notturno,
in cui si esibiva ogni sera una nota cantante.
Sedevo con altri nel fumo, nel tintinnìo dei bicchieri.
Cravatte, divise di ufficiali, scollature femminili,
la musica selvaggia di quel folclore montano.
E quel canto, la sua gola, uno stelo pulsante,
indimenticata per tutti questi anni,
il moto della danza, il bianco della pelle ed i capelli neri,
e immaginare come odorava il suo profumo.
Cos’ho imparato, che cosa ho conosciuto?
Stati, costumi, esistenze, è passato.
Nessuna traccia di lei, di quel caffè.
Con me soltanto la sua ombra, la fragilità
e la bellezza, sempre.

La fodera del mondo (Fondazione Piazzolla, 1966), trad. it. V. Rosselli

Mikica Pindžo


Outsiders live
behind the step
not expressed fully
is over loved only by the
liberty of miscad
chances.

Now that One way is left
that miscad chance tries to find
the measure to fulfill the Sky.
Pinched my cheeks by his dead mother,
imaginary lover and that promise already broken

never alone we are and always alone at the same time.
I heard your ‘”no” clearly. Inner (uterine) no.
Complete circle.

*

Estranei vivono
dietro al passo
non pienamente esplicitato.
È troppo amato solo per la
libertà delle accidentate
possibilità.

Ora che rimane una Via
le possibilità accidentate cercano
la misura per adempiere al Cielo.
Strette le mie guance dalla sua madre morta,
l’immaginato amato e quella promessa già spezzata

mai soli siamo e sempre soli nello stesso momento.
Ho sentito il tuo chiaro “no”. Intimo no (uterino).
Cerchio completo.

Inedito

Federico García Lorca

lorca
Madrigale appassionato

Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

 

Tutte le poesie (Newton Compton, 2007), a cura di C. Rendina

Victoria Chang

Casa: morta ad un certo punto intorno al 1960 quando mia madre lasciò Taiwan. Morì ancora il 3 agosto 2015. I suoi polpastrelli tagliati via ogni volta. Nuovi mozziconi presero coscienza, diventarono capi di stato, più bassi e grassi. Casa era, adesso, lo specchio del Rose Hills Memorial Park. Quanto ha viaggiato da Pechino a Taiwan a New York alla Pennsylvania al Michigan alla California al Rose Hills. Quando uno scrittore bianco chiama un personaggio una troia con gli occhi a mandorla, cerco mia madre. La chiamo per nome ma non ricordo la sua voce. Penso sia strabica. Mi avrebbe detto: Non ascoltare il lao mei, finiamo tutti nello stesso posto. Ma dov’è questo posto? Ci sono delle porte? Gattaiole? Ora ha dei fili spinati in gola, le parole sono morte. Tutte le nuove lapidi piatte dalla mia ultima visita, piccole barelle sul prato. Mi sdraio accanto alla sua lapide, chiudo gli occhi. Ora so molte cose. Anche con gli occhi chiusi, so che un uccello passa sopra di me. Nel gioco dell’impiccato, il corpo si forma mentre viene appeso. Come dire, crediamo mentre stiamo morendo.

*

Home—died sometime around 1960 when my mother left Taiwan. Home died again on August 3, 2015. Home’s fingertips trimmed off each time. New stubs became conscious, became heads of state, just shorter and fatter. Now home is a looking glass called Rose Hills Memorial Park. How far she has traveled from Beijing to Taiwan to New York to Pennsylvania to Michigan to California to Rose Hills. When a white writer has a character call another a squinty-eyed cunt, I search for my mother. I call her name but I can’t remember her voice. I think it is squinty. She would have said, Don’t listen to lao mei, we all end up in the same place. But where is that place? Are there doors there? Cattails? Now there are barbed wires in her throat, her words are stillbirth. All the new flat tombstones since my last visit, little stretchers on the lawn. I lie down next to her stone, close my eyes. I know many things now. Even with my eyes closed, I know a bird passes over me. In hangman, the body forms while it is being hung. As in, we grow as we are dying.

OBIT. Poesie per la fine (Interno Poesia Editore, 2024), cura e traduzione di Adele Bardazzi

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Riccardo Canaletti


L’iride nel pomeriggio
contro un terrazzo
e l’ombrellone, il grande fiore
bianco della nostra
prima estate.

È come nascere
rivivere l’infanzia
in un campo d’oratorio
la merenda, la scarna
preghiera e il rapido
tornare a rete.

Ora so dov’eri
nel suono delle campane
nel cerchio d’ombra
di una quercia dove sedevo
a guardare la partita.

Verso la foce (Interno Libri Edizioni, 2024)

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Sara Bini


Ballata di una stella

Torre di Controllo a Maggiore Tom, il tuo circuito si è spento, c’è qualcosa che non va…Riesci a sentirmi, Maggiore Tom?-Ground Control to Major Tom, your circuit’s dead, there’s so-mething wrong…Can you hear me, Major Tom?
David Bowie, Space Oddity

Sul mio tallone d’Achille
ho edificato una vita intera
Niente, come la coppia,
può farti sentire così sola

Sulla ferita più infetta
ho imbastito la mia storia
Niente, come l’amore,
può farti stare così male

Ma ora attraverso
incandescente
la fotosfera

Ora divento
reazione
nucleare

Macchia
solare

Cristalli (Interno Libri Edizioni, 2024)

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Elio Grasso


Seguivi le folate scure
del vento, nel generale respiro
paesano che domani sarà più freddo
e già tardi toccherai la coperta
come un balsamo e come riparo
dal settentrione scaltro
unendoci alla sabbia marina.
Sempre più terrestri e scalpiccianti
nei gesti che portano alla frangia costiera
e lasciano alle spalle gli argini.
Togliere di mezzo il tempo tocca
ai tardi ritorni, la terra
non sarà più messaggera.

Orienti I-II-III (puntoacapo, 2024)

Remo Pagnanelli



Novantesimo

Non se ne dà per inteso
Svaria sull’ala e continua
Come se nulla fosse accaduto
Ma non è vero e non può
Non sentirne il peso
Via via che l’angolo si avvicina…
E allora lo batte cercando la testa
Di un compagno – che pensi per lui,
Che pensi lui a cacciarla nella rete –
Tornandosene indietro alla difesa
Consegnando tutta la sua esperienza
Negli assedi e nelle fughe
Ora più di nulla preoccupato.

Rivista “Poesia” (n.208, settembre 2006), Crocetti ed.

Gian Piero Bona


Cuore, martello strano che batti
sovra incudine rovente e a colpi
mi rendi un suono quotidiano,
quali facce tu a me nascondi
che a capirti m’obblighi a seguirti
e a scoprire le tue mille tracce?

Vuoi dirmi che vivere fu bello
in questo caos misconosciuto
fino all’ordine di un gran bordello?
Ti sembrò il cosmo rassomigliare
a un piccolo specchio famigliare?

Sei solo una terrena povertà.
Come avresti potuto inventare
parole quali: eterno e realtà?
Chi entrò in te a fartele enunciare?

Un giorno una lapide dirà
che sei fermo, invece tu sarai
assente, bocciato da universi,
uscito dal petto e dai miei versi.

Mio cuore ridi, perché non tu
ma qui sepolto sarà il tutto,
ché prima d’esser nato sei già
stato.

Detriti del fiume celeste (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Francesco Occhetto

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