Valerio Grutt


Ti scrivo dal fondo della notte
per dirti delle madonne
che ballano attorno al fuoco
dei negozi chiusi
mercato di prodigi

Ti scrivo dall’abisso
perché anche qui
è arrivata luce
e hanno alzato la testa
uomini che somigliano a fiori

Le ossa dimenticate
fanno un rumore di cascate
come quando passa il camion
e svuota la campana del vetro

L’erba cresce nei parcheggi
gli Dei hanno scarpe da tennis
ogni uccello da sempre
in cielo traccia un nome

Ti scrivo dal regno del buio
per dirti che sono io
che sto tornando.

Rudere Occidente (Mar dei Sargassi, 2026)

Dafne Graziano

Colli Portuensi

La frenesia impellente
di unire A e B a suon di passi
a tratti mi stordisce
se non mi disoriento
è solo grazie
ai punti cardinali
l’odore universale
di bar, lavasecco e spacci alimentari.

Votata senza sosta all’ascensione
raggiungo il picco massimo
per il gusto della discesa
catabasi urbana.

Vorrei fermarmi il tempo
di osservare da vicino
i volti degli altri concorrenti in gara
per scorgere l’ipotesi
di una somiglianza
la scintilla di un incastro
alle nostre solitudini parallele.

Inedito

Davide Gallo


Oggi uno spasmo di terra sulle case.

Quando il maestrale insaporiva il rosmarino
tu eri già nel male. Ora lo raccolgono bambini
passano a corteo le case sotto gli archi
santi profumati e donne lunghe vesti
del colore della pioggia, lo appendono
agli occhi dei neonati.
Spifferava all’uomo quel segreto
che piomba sulla terra
casa e fango non ospizio
di montagne tanto antiche
quanto neve su stessa.

Così com’è, così com’è stato (Vallecchi, 2024)

Valerio Grutt

Ph. Dino Ignani

Ho chiamato
ma non mi hanno sentito
– Chiama ancora, esplora –
mi dice la voce alle mie spalle
io chiamo mamma
ma niente
vedo la cesta con i giochi
He Man, un mostro verde,
il poliziotto grasso del wrestling

ma cosa sono?
Grande e bambino
la luce è forte
dalla finestra
rumore del mare
e voci del quartiere.
Sbatte la porta
papà è uscito
non l’ho fermato
mia madre canta
ma non la vedo
la cucina è infinita
un chilometro di stoviglie
in salita
e io salgo seguendo la voce
canta De André, Murolo, Carosone
la cucina è una montagna
di piatti rotti
ma non mi taglio.

Piazza del Plebiscito è piena di macchine
suonano i clacson
– Mamma – chiamo ancora
ma non sento più la sua voce
e sono al centro e sono solo
una signora mi chiede
se voglio un ghiacciolo
ha una lunga gonna verde
capelli neri fino alle spalle
i denti spezzati come colonne
e gli occhi furiosi
di chi è nato nella pancia del vento

scappo
mi vuole rapire questa signora
mi vuole dire qualcosa di brutto
lei mi insegue nella folla
nessuno mi vede
io sono non visto

– Aspetta, Valerio! –
Conosce il mio nome
mi fermo terrorizzato
gli occhi dei pedoni
le vetrine dei negozi
brillano di una luce d’ambulanza

– È morto tuo padre
ti ha lasciato un orologio –
Me lo mette al polso
e se ne va.

Profezia blu (Interno Libri Edizioni, 2024)

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Valerio Grutt

La tua faccia è una spiga di sole
linea bianca su terra bianca
tracciato confine con altra terra bianca
l’ho riconosciuta tra le facce
le pietre e le facce di cui si compone
il cielo del giorno il muro del giorno.
L’ho scelta e la scelta ha fatto smeraldo
la tua faccia è una spiga smeraldo
in un campo di sole.

Inedito

Valerio Grutt


Sei qui davanti a me, stasera
e cosa ti aspetti che ti dica?
Che il meglio inizia domani
che un giorno sarai felice
ma gli occhi tuoi non sono occhi
a cui si può mentire
hanno viaggiato a lungo
per raggiungere il tuo viso
vengono da regioni lucenti
isole emerse dal vuoto
che divide due amanti lontani
no, non sarai felice domani
se non ti accorgi di esserlo adesso
in questo buio c’è già
tutta la gioia che ti appartiene.

Inedito

Foto di Ciro Orlandini

Valerio Grutt


La terra è stata terra milioni di volte
prima di apparire terra a noi
animali di questa dimensione
ogni farfalla è stata prima
luce farfalla di luce
ogni pietra è stata prima
continua ad essere
luce pietra di luce
per animali di altre dimensioni
noi siamo cumuli
di luce dentro la luce.

Inedito

Foto di Ciro Orlandini

Valerio Grutt


Dove non arriva la scienza
si apre questo cielo spaccato
sulle antenne di Roma
si apre questo cuore di scavi
di tunnel, martoriato
dalle scavatrici, cuore voragine
sotto questo cielo di Roma.
Dove non arriva la scienza
arriviamo noi, con le carezze
tremanti, i girasoli in mano
noi che camminando graffiamo
il parquet con la suola delle scarpe
e rimaniamo imbambolati
vedendo la morte che ogni giorno
ti visita gli occhi un po’ di più.
Ma sappiamo o almeno io so:
questo male che ti sgonfia i polmoni
sarà trasmutato oggi o domani
sarà ritornato da dove era venuto
giorno remoto, buio di galassie
tra i cuscini del divano
e noi ci rivedremo, senza il peso
dei bagagli a mano
in una stazione bianca
al centro perfetto del bene.

 

Dammi tue notizie e un bacio a tutti (Interno Poesia, 2018)

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© Foto di Dino Ignani

Valerio Grutt

Da bambino passavo sotto ai tramonti
inseguivo Indiana Jones nel bosco di Capodimonte.
Ora sto da cinque ore sul lungomare
e mi pare di esserci nato come una cozza.
Pullman non mi portare lontano
rivedo mio padre in una nuvola di capelli
che aspetta le stelle di capodanno
gli tendo la mano e sono di nuovo figlio suo
e figlio di me stesso.

 


AA. VV. Fuoco. Terra. Aria. Acqua.
(Terra d’Ulivi, 2017)

© Foto di Dino Ignani

Valerio Grutt


Non dimenticarti mai che sei viva
anche quando tramonta la stanza
e le voci si fanno lontane
anche quando il dolore ti copre
ti chiude la faccia e si blocca
il film dei figli, dei pochi amanti.
Tu non dimenticare mai che sei qui
dove non c’è morte
e lo spettacolo non lascia in pace.
Si moltiplica il sole
al di là dei monti, si aprono
nuove porte negli occhi degli incontri
e questo mio cuore batte solo
mentre si alza il tuo respiro.

 

© Inedito di Valerio Grutt

© Foto di Daniele Ferroni

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