Ingeborg Bachmann


Penso a Ivan.
Penso all’amore.
Alle iniezioni di realtà.
Alla loro durata, solo poche ore.
Alla prossima iniezione, più forte.
Penso in silenzio.
Penso che è tardi.
È irreparabile. È troppo tardi.
Ma sopravvivo e penso.
E penso, non sarà Ivan.
Qualunque cosa avvenga sarà qualcosa di diverso.
Vivo in Ivan.
Non sopravvivo a Ivan.

Nuovi poeti tedeschi (Einaudi, 1994)

Nelly Sachs


Ci esercitiamo già alla morte di domani
quando ancora appassisce in noi l’antica morte –
Oh, angoscia insostenibile dell’uomo –

Oh, abitudine alla morte fin nei sogni
dove la morte si frantuma in nere schegge
e l’ossea luna rischia le rovine –

Oh, angoscia insostenibile dell’uomo –

Dove sono i dolci rabdomanti,
angeli di quiete, che toccano per noi
la segreta fonte che dalla stanchezza
stilla nella morte?

Al di là della polvere (Einaudi, 1966) trad. it. I. Porena

Bertolt Brecht


A chi esita

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

 

Poesie (Einaudi, 2014), a cura di G. D. Bonino

Ingeborg Bachmann


Sotto altre spoglie andavamo un tempo,
tu in volpe, io in abito da puzzola;
fummo ancor prima di fiori di marmo,
nevosi in una gola tibetana.

Cristalli senza luce e senza tempo
ci liquefammo nella prima ora,
ci avvolse il brivido della vita intera,
fiorimmo nel polline del primo senso.

Viandanti nel miracolo lasciammo
i vecchi panni per indossarne nuovi.
Succhiammo forza da ogni nuovo suolo
e mai più il nostro respiro s’arrestava.

Leggeri uccelli fummo e gravi alberi,
delfini audaci e mute uova d’uccello.
Morti e poi vivi, un essere eravamo,
e poi una cosa. (Mai saremo liberi!)

Mi amavi. Io amavo i veli tuoi,
le lievi stoffe che la stoffa librano,
e discreta la notte ti stringevano.
(Se solo ami! Vederti non pretendo!)

Giungemmo nel paese delle fonti.
Trovammo gli atti. Il paese intero,
così amato, sconfinato, ora era nostro.
Trovava posto nella tua mano a conca.

Invocazione all’orsa maggiore (Se, 2011), trad. it. M. T. Mandalari

Durs Grünbein

grunbein

 

Ora di ginnastica

La mattina accoccolati in fila come classe,
davanti a una spalliera, ed eravamo piccoli
la pelle d’oca per il freddo. – “Pronti!”,

ci gridava il maestro. Lo chiamavamo il porco.
Quanto tempo fa, un mondo d’ombre. E come avremmo
voluto essere via, lontani, in quell’ora di sport.

Ora lo siamo: molto lontani. E trent’anni più vecchi.
Il porco è morto. Fu colpito da infarto.
Ma il freddo non fu mai più così freddo

come in palestra quei mattini presto. – “Chi sarà forte?”
Chi si solleva appeso alla sbarra, con le labbra blu?
Chi si ritira nel suo guscio di chiocciola?

 

Strofe per dopodomani (Einaudi, 2011), trad. it. A. M. Carpi

Reiner Kunze

Ph. juergen-bauer.com

Dato che abiti sul retro del palazzo,
la strada a mezzanotte
non dà luce
sulle scale che portano da te

Faccio qualche passo sulle pietre.
tasto con il piede il legno
del primo gradino,
tocco, sfioro la ringhiera con il gomito,
salgo, al petto avverto una barriera
Le scale portano più in alto ad angolo,
Allungo le dita come antenne,
salgo, palpo il muro fresco e umido,
svolto un angolo ancora
salgo
finché non ci sono più gradini

La tua bocca è un uccello
tra due battiti d’ali

La tua bocca deve volare

 

*

 

Da du im hinterhaus wohnst,
liegt um mitternacht
auf der treppe zu dir
kein lichtschein der straße

Ich geh ein paar schritte auf stein,
klopf mit dem fuß an das holz
der ersten stufe,
taste, berühr das geländer mit dem ellenbogen,
steige spür vor der brust eine schranke
Die treppe führt höher im winkel
Ich strecke die finger wie fühler,
steige greife die kühle feuchte wand
wende mich wieder im winkel
steige
bis keine stufen mehr sind

Dein mund ist ein vogel
zwischen zwei flügelschlägen

Dein mund muß fliegen

 

Chi è per la rosa è contro l’ordine (Interno Poesia Editore, 2025), a cura di Paola Del Zoppo

Scopri il libro

Michael Krüger


C’è odore di neve,
un odore che non occorre descrivere,
niente grandi parole di meraviglia.
Onde, le ultime, tremolano sul mare,
sottili come matite, finché il ghiaccio
non le fissa e stampa in metri regolari.

Le nostre condizioni sono buone,
leggiamo il giornale, guardiamo la televisione,
osserviamo Amleto e i suoi dubbi,
amiamo Mörike e gli Impromptus di Schubert,
anche la povertà non ci lascia insensibili,
né la vicina né la lontana.

Il nostro vicino sapeva tutto del sanscrito,
adesso si è tolto la vita
perché sua moglie l’ha lasciato. Poco fa
lo vedevamo ancora in giardino occupato coi merli,
curvo come un interrogativo, gli uccelli
a saltellargli intorno come tanti puntini.

Si vive più a lungo di quel che si credeva.
Distinguiamo i concetti giusti
dagli sbagliati. Amiamo la neve
quando i sentieri sembrano i bordi
degli annunci mortuari. Tronfia
la morte scansa la vita

e già è dileguata nel bianco.

Spostare l’ora (Mondadori, 2015) trad. it. Anna Maria Carpi

Friedrich Nietzsche

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Fra amici

Bello è tacere insieme,
ancor più bello ridere assieme –
sotto il panno di seta del cielo,
giù nel muschio, chino su un libro,
rider forte e cordiale fra amici
e scoprire il biancore dei denti.

Se io sono riuscito taciamo,
se ho fallito – ridiamoci sopra
e facciamo ancora di peggio,
sempre peggio, ridere e fare,
finché nella fossa scendiamo.

Sì, amici! Così deve andare? –
Amen dunque! E arrivederci!

Le poesie (Einaudi, 2015), trad. it. A. M. Carpi

Mascha Kaléko

kaleko

 

Rassegnazione per principianti

Tu non cercare nulla. Non c’è niente da trovare,
Niente da capire. Accontentati.
Quando verrà il loro tempo fioriranno i tigli
Sopra la tomba scavata di fresco.

Quando verrà il suo tempo si dissiperà il buio,
Scintillerà la luce rinata.
Niente è concluso, tutto continua.
E tu sarai allegro. O forse no.

Tra sparire e ricominciare
L’impossibile accade.
Come e perché non è stato svelato.
Suona nuova al principiante l’antichissima melodia.

Per cercare il senso profondo, non sprofondare.
Tu non cercare. Così lo troverai.

 

da Poesia n. 287, Novembre 2013 (trad. it. Francesca Goll)

Hilde Domin

domin
Soltanto l’ostinato

Non rimpiazzare
il rosso del tulipano morente,
non rimpiazzarlo
quest’anno.
Do nomi al mio cordoglio,
ci sono sempre fiori nuovi,
altri.
Nessuno ha bisogno di essere solo,
quando i prati sono così pieni di fiori
e le strade piene di persone.

Questo sorriso, non quello?
Il sorriso ha qualcosa di simile,
rosa e bianco,
muscolo della tenerezza
sui volti.
Questa maniera di farsi male,
proprio questa,
di rivoltare la spina nel cuore?
Quando le rose sono così piene di spine
e le strade piene di persone.

Soltanto l’ostinato
ha bisogno di essere solo.

 

Il coltello che ricorda (Del Vecchio, 2016), trad. it A. M. Curci

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