Gloria Fuertes

Estoy viva por ti

Para paladear lo que pasó,
que no se escapa nada,
quédate callada.
Para que no se escapara
el beso que me daba
pasé la lengua por mi boca
para lamer la huella de su caricia loca.
¡Vaya faena! ¡Estoy pasmada!
De pronto vuelvo a estar enamorada.

No estoy loca por tí.
Estoy viva por ti.

*

Sono viva per te

Per centellinare quello che è stato,
perché nulla sfugga,
sono rimasta zitta.
Perché non fugga
il bacio che mi hai dato
ho passato la lingua sulle labbra
per lambire la traccia della sua carezza folle.
Che fatica! Sono sbalordita!
All’improvviso ritorno innamorata.

Non sono pazza di te.
Sono viva per te.

Alfonso Brezmes


Lo que el corazón busca entre los bosques

Lo que el corazón busca entre los bosques
no es el silencio, ni la falta
de toda referencia geográfica,
sino algo que se parezca a él.
Una ciudad sin hombres: su llena soledad.

Lo que el corazón busca al extraviarse
es un espejo que alguien ha escondido
en el propio corazón del bosque,
y que refleja el alma cuando pasa
sólo para que la podamos ver.

*

Quello che il cuore cerca nei boschi

Quello che il cuore cerca nei boschi
non è il silenzio, né l’assenza
di ogni riferimento geografico,
ma qualcosa che sia simile a lui.
Una città senza uomini: la sua piena solitudine.

Quello che il cuore cerca quando si perde
è uno specchio che qualcuno ha nascosto
nel cuore stesso del bosco,
e che riflette l’anima al suo passaggio
solo perché la si possa vedere.

Quando ci sono (Einaudi, 2025), a cura di M. A. Barbonetti

Ángel González

Finché tu esisti

Finché tu esisti,
finché il mio sguardo
ti cerca al di là delle colline,
finché niente
mi riempie il cuore,
se non è la tua immagine, e c’è
una remota possibilità che tu sia viva
da qualche parte, illuminata
da una luce – qualunque…
Finché
io ho il senso che sei e che ti chiami
così, con quel nome tuo
così piccolo,
continuerò come adesso, amata
mia,
affranto di distanza,
sotto l’amor che cresce e che non muore,
questo amor che continua e non finisce.

 

Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 1998), a cura di F. Luti

Francisco de Quevedo


Se le palpebre mie fossero labbra,
darei baci coi raggi visuali
dei miei occhi, che aquile reali
mirano il sole, e sempre bacerebbero.

Le tue bellezze, idropici, berrebbero
e cristalli, assetati di cristalli;
con luci e con incendi celestiali
la morte alimentando, essi vivrebbero.

Rapiti in non visibile commercio,
godrei nudi del corpo i tuoi favori
con ogni facoltà, con ogni senso.

Muti si cercherebbero gli ardori:
e uniti, stando soli, si vedrebbero
o in pubblico segreti i nostri amori.

Sonetti amorosi e morali (Einaudi, 1965), trad. it. V. Bodini

Federico García Lorca


Adelina a passeggi

Il mare non ha gli aranci,
e Siviglia è senza amore.
Mora, che luce di fuoco.
Prestami il tuo parasole.

Mi farà la faccia verde
– succo di cedro e limone –.
Le tue parole – pescetti –
nuoteranno tutt’intorno.

Il mare non ha gli aranci.
Ahi, amore.
E Siviglia è senza amore!

Tutte le poesie (Bur, 2006), trad. it. L. Blini, R. Bruno, N. Von Prellwitz.

Rafael Alberti


L’angelo buono

Venne quello che amavo,
quello che invocavo.

Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle che son cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.

Non quello che ai suoi capelli
legò la morte.

Ma quello che amavo.

Senza graffiare i venti,
senza ferire foglie o agitare cristalli.

Quello che ai suoi capelli
legò il silenzio.

Per scavarmi nel petto, senza farmi male
di luce dolce una riva
e render navigabile la mia anima.

Degli angeli (Einaudi, 1966), trad. it. V. Bodini

Vicente Gallego

gallego

 

 

 

Casa mia

Come una pietra pianto la parola
sopra il suolo di oggi, per piantare
domani un’altra pietra finché sia
ben sicuro il mio tetto che vi accoglie.

Poiché pietre non ho,
le mie parole pianto tutte insieme:
quelle di dura spiga, e quelle dolci,
e fra tutte,
le sole,
che chiedono clemenza
e forse una ragione.

Io innalzo la mia casa per il vento e per l’acqua.
Affinché soffi il vento e le spezzi,
affinché l’acqua scorra e via la porti.

Ma che ci facevo io se non volevo
la mia casa come vuole
il suo sole il vecchio, l’amante le sue pene.
Io volli solamente
darmi un tetto,
quattro umili pareti dove aprire
il chiaro belvedere,
la serena vedetta.

Pietre non ebbi mai, e quelle poche
parole che mi restan non son mie.

Soffia il vento e le porta
per piantarmi la casa,
quella dai piedi di fango
e dalle alte finestre.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008)

Pedro Salinas

Non ti vedo. So bene
che sei qui,
dietro una parete fragile
di calce e di mattoni, alla portata
della mia voce, se chiamassi.
Ma io non chiamerò.
Ti chiamerò domani,
quando ormai non vedendoti,
immagini che ancora
tu sia qui, accanto a me,
e che basti oggi la voce
che ieri ho trattenuto.
Domani… quando tu sarai
al di là di una
fragile parete di venti,
di cieli e di anni.

*

No te veo. Bien sé
que estás aquí, detrás
de una frágil pared
de ladrillos y cal, bien al alcance
de mi voz, si llamara.
Pero no llamaré.
Te llamaré mañana,
cuando, al no verte ya
me imagine que sigues
aquí cerca, a mi lado,
y que basta hoy la voz
que ayer no quise dar.
Mañana… cuando estés
allá detrás de una
frágil pared de vientos,
de cielos y de años.

Presagi (Passigli, 2008), trad. it. V. Nardoni

Federico García Lorca

lorca
Madrigale appassionato

Vorrei stare sulle tua labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare sul tuo petto
per disfarmi nel sangue.
Vorrei sognare per sempre
nella tua chioma d’oro.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne
che la tua fronte fosse la mia fronte.
Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo piccolo corpo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far sì che t’innamori di me
con una passione così forte
da consumarti cercandomi
senza mai incontrarmi.
Perché tu vada gridando
il mio nome fino a ponente,
chiedendo di me all’acqua,
bevendo triste le amarezze
che prima il mio cuore
nel desiderarti lasciò sul sentiero.
E intanto io entrerò
nel tuo corpo dolce e debole,
io sarò donna, sarò te stessa,
restando in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente ad Occidente,
finché fine ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

 

Tutte le poesie (Newton Compton, 2007), a cura di C. Rendina

Antonio Gamoneda

Le tue mani esistevano.

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra.

Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.

Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

Rivista “Poesia” (2007, N. 216, Crocetti Editore), trad. it. V. Nardoni

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