Ziya’ Movahhed


Sulle acque morte della perla

Incisero il tuo nome sulla terra
e la terra fu trafitta.

Quando il cavallo della notte attraversa
a sella rovesciata le steppe del dolore
una moltitudine di cantori bisbiglia:
«Fiume, fiume delle foreste d’autunno,
molte volte in te abbiamo toccato l’abisso».

Ah questa remota eco
lira del vento e della foresta
forse è il riverbero di quel rosario delle notti
stretto nelle mani della madre.
Veniva dagli anni della fame
con il notturno filo delle lacrime
tagliato sulle acque morte della perla:
«Oh anni, mai più possiate tornare!»
Ma gli anni tornarono
e d’un tratto quel cerchio curvo
scivolò sul bastone e restarono
la terra e la spira del dolore.

Il cavallo tra le foreste
la notte nel cerchio nero del rosario,
una moltitudine di cantori bisbiglia:

«Oh tu, più antica ferita»

e la notte attraversa la ferita.

Poeti iraniani dal 1921 a oggi (Mondadori, 2024), trad. it. F. Mardani, F. Occhetto

Mohammad-Rezā Shafiei Kadkani

Lo specchio

Lo intravedemmo nello specchio,
recisi la mano, l’arancia e il desiderio
nel notturno stupore.

Per lui, al di là dello specchio
potrà mai esserci presenza, volto e luce?
Può esistere forse
altra presenza oltre gli specchi?
Per tutta la vita palpitammo in questo enigma.

E lo specchio divenne eterno ruscello.
Il deserto si riempi di ghazal e gazzelle.
Lo intravedemmo nello specchio.

Poeti iraniani dal 1921 a oggi (Mondadori, 2024)

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