
Sulle acque morte della perla
Incisero il tuo nome sulla terra
e la terra fu trafitta.
Quando il cavallo della notte attraversa
a sella rovesciata le steppe del dolore
una moltitudine di cantori bisbiglia:
«Fiume, fiume delle foreste d’autunno,
molte volte in te abbiamo toccato l’abisso».
Ah questa remota eco
lira del vento e della foresta
forse è il riverbero di quel rosario delle notti
stretto nelle mani della madre.
Veniva dagli anni della fame
con il notturno filo delle lacrime
tagliato sulle acque morte della perla:
«Oh anni, mai più possiate tornare!»
Ma gli anni tornarono
e d’un tratto quel cerchio curvo
scivolò sul bastone e restarono
la terra e la spira del dolore.
Il cavallo tra le foreste
la notte nel cerchio nero del rosario,
una moltitudine di cantori bisbiglia:
«Oh tu, più antica ferita»
e la notte attraversa la ferita.
Poeti iraniani dal 1921 a oggi (Mondadori, 2024), trad. it. F. Mardani, F. Occhetto
