8ª poesia più letta del 2025

di Katabira Tsurane –

Lana

Bevi caffè nero
da una piccola ciotola di ceramica,
parlando di correnti marine e venti forti:
è un’abitudine degli abitanti della penisola,
anche se ci sei stata solo una volta.
Tu e i tuoi amici
succhiate con una cannuccia di grano
da una grande tazza che contiene ghiaccio e latte
e ridete del mio stile stile continentale.

I diciassettenni finora mai usciti dalla foresta
tremano nel vedere il loro primo canale, la prima gondola,
la loro precisione.
Che si tratti di pigmenti, profumi o giochi di parole,
credono fermamente
che qualsiasi cosa provenga dalla penisola
sia la migliore.
Quando comprano pigmenti,
quando indicano melograni,
quando i tuoi amici ti chiamavano così, con disinvoltura—
rosso, rosso,
significa rosso,
ed è il segnale
per passare da un letto all’altro.

Foglie secche di fico,
vaniglia,
pelle scamosciata,
un luna park itinerante –

(la bottiglia che non hai portato indietro,
preoccupata di cosa
avrebbero pensato i tuoi amici)

Ogni abbraccio mi gela fino al midollo,
dalla schiena alla spalla,
dalla spalla al braccio.
La brutalità dei sedici anni
spezzerà il mio collo esile?
I tuoi amici non sanno
la forza che usano per immobilizzarti.
La prima volta era accanto a una finestra affacciata sul porto.
La seconda, di ritorno nella foresta,
dove burattini con i fili tagliati
aspettano davanti alla baita,
vestiti come i loro creatori,
di essere bruciati.

Errori,
argilla cotta,
maschere di vetro
con motivi di margherite –

(la donna che non sa dipingere siede
di fronte alla donna che non sa scrivere poesie,
a separarle, solo due tazze di caffé)

Cane, dovrei chiamarti così?
O dovrei farti voltare
chiamandoti con il tuo vero nome?
Con il viso ispessito
da cinque pagine di calendario,
piangi, dicendo che volevi solo sapere.
Da letto a letto,
chiamata ancora e ancora,
eri di chiunque.
Ma ora, con un uomo della terraferma
e un uomo con occhi neri come i miei,
condividi una sola coperta di lana,
dormendo mentre scopi,
scopando mentre dormi.

‘Rosso, Rosso,’
significa rosso—
curve intricate ma goffe
incise da lingua a lingua,
un segno di prova.

Piastrelle,
dolore all’arto fantasma,
sandalo –
canzoni che non riesco più a recitare a memoria.

Come infilare una mano in pieno inverno,
come afferrare i tuoi capelli,
come tirare una rete da pesca –

Se non appartieni a nessuno,
allora consolarti o distruggerti
dovrebbe essere facile.
Eppure ti volgi alle mie dita
(o forse alle perle finte
che porto sulle dita)
con uno sguardo asciutto,
come per decidere,
o per rimpiangere

(un soffio al mattino,
un soffio alla sera,)

La tua nuca invita il mio naso
perché il sangue si raccoglie lì, caldo

rosso, rosso,
sbiadito,
marcito,
come un dolce profumo sotto la neve.

Inedito, trad. it. Damiana De Gennaro

Poesia pubblicata il 23 aprile 2025

Katabira Tsurane

Lana

 

Bevi caffè nero
da una piccola ciotola di ceramica,
parlando di correnti marine e venti forti:
è un’abitudine degli abitanti della penisola,
anche se ci sei stata solo una volta.
Tu e i tuoi amici
succhiate con una cannuccia di grano
da una grande tazza che contiene ghiaccio e latte
e ridete del mio stile stile continentale.

I diciassettenni finora mai usciti dalla foresta
tremano nel vedere il loro primo canale, la prima gondola,
la loro precisione.
Che si tratti di pigmenti, profumi o giochi di parole,
credono fermamente
che qualsiasi cosa provenga dalla penisola
sia la migliore.
Quando comprano pigmenti,
quando indicano melograni,
quando i tuoi amici ti chiamavano così, con disinvoltura—
rosso, rosso,
significa rosso,
ed è il segnale
per passare da un letto all’altro.

Foglie secche di fico,
vaniglia,
pelle scamosciata,
un luna park itinerante –

(la bottiglia che non hai portato indietro,
preoccupata di cosa
avrebbero pensato i tuoi amici)

Ogni abbraccio mi gela fino al midollo,
dalla schiena alla spalla,
dalla spalla al braccio.
La brutalità dei sedici anni
spezzerà il mio collo esile?
I tuoi amici non sanno
la forza che usano per immobilizzarti.
La prima volta era accanto a una finestra affacciata sul porto.
La seconda, di ritorno nella foresta,
dove burattini con i fili tagliati
aspettano davanti alla baita,
vestiti come i loro creatori,
di essere bruciati.

Errori,
argilla cotta,
maschere di vetro
con motivi di margherite –

(la donna che non sa dipingere siede
di fronte alla donna che non sa scrivere poesie,
a separarle, solo due tazze di caffé)

Cane, dovrei chiamarti così?
O dovrei farti voltare
chiamandoti con il tuo vero nome?
Con il viso ispessito
da cinque pagine di calendario,
piangi, dicendo che volevi solo sapere.
Da letto a letto,
chiamata ancora e ancora,
eri di chiunque.
Ma ora, con un uomo della terraferma
e un uomo con occhi neri come i miei,
condividi una sola coperta di lana,
dormendo mentre scopi,
scopando mentre dormi.

‘Rosso, Rosso,’
significa rosso—
curve intricate ma goffe
incise da lingua a lingua,
un segno di prova.

Piastrelle,
dolore all’arto fantasma,
sandalo –
canzoni che non riesco più a recitare a memoria.

Come infilare una mano in pieno inverno,
come afferrare i tuoi capelli,
come tirare una rete da pesca –

Se non appartieni a nessuno,
allora consolarti o distruggerti
dovrebbe essere facile.
Eppure ti volgi alle mie dita
(o forse alle perle finte
che porto sulle dita)
con uno sguardo asciutto,
come per decidere,
o per rimpiangere

(un soffio al mattino,
un soffio alla sera,)

La tua nuca invita il mio naso
perché il sangue si raccoglie lì, caldo

rosso, rosso,
sbiadito,
marcito,
come un dolce profumo sotto la neve.

Inedito, trad. it. Damiana De Gennaro

Tawara Machi

Ph. Akihiko Uemura

一年は短いけれど一日は長いと思っている誕生日
un anno
sembra breve,
un giorno
troppo lungo –
è il mio compleanno

*

にわか雨を避けて屋台のコップ酒人生きていることの楽しさ
per riparaci
dalla pioggia improvvisa
corriamo a bere
alcool economico –
è divertente essere vivi

*

やさしさをうまく表現できぬこと許されており父の世代は
sia perdonata
l’incapacità
di esprimere dolcezza
alla generazione
di mio padre

*

「元気でね」マクドナルドの片隅に最後の手紙を書きあげており
allora,
stammi bene –

gli scrivo
quest’ultima lettera
da un angolo del McDonald’s

L’anniversario dell’insalata (Interno Poesia Editore, 2024), cura e traduzione di Damiana De Gennaro

Scopri il libro

 

Shuntarō Tanikawa


Essere vivi

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altelena che dondola ora
è l’ora che passa ora

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

(1971)

Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), a cura di M. T. Orsi e A. Clementi degli Albizzi

Sugita Hisajo


花衣 ぬぐやまつはる 紐いろいろ
(Hanagoromo/ nugu ya matsuwaru/ himo iroiro)
Nuda, dopo lo hanami:
sparsi a terra il kimono
e un intrico di lacci

*

椅子移す音 手荒さよ 夜半の秋
(Isu utsusu oto/ tearasa yo/ yowa no aki)
Rumore di sedie spostate
e mani violente –
mezzanotte d’autunno

*

かくらんや まぶた凹みて 寝入る母
(Kakuran ya/ mabuta kubomite/ neiru haha)
Colera –
mia madre si assopisce,
le palpebre infossate

*

風に落つ 楊貴妃櫻 房のまま
(Kaze ni otsu/ yōkihizakura/ fusa no mama)
Nel vento cadono
a grappoli
fiori di Yang Guifei

*

蝶追ふて 春山深く 迷ひけり
(Chō ōte/ haruyamabukaku/ mayoikeri)
Seguendo una farfalla
mi sono smarrita –
primavera di sottobosco

 

Traduzione di Dafne Borracci

8ª poesia più letta del 2020


di Shuntarō Tanikawa –

Essere vivi

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altelena che dondola ora
è l’ora che passa ora

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

(1971)

Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), a cura di M. T. Orsi e A. Clementi degli Albizzi

Poesia pubblicata il 26 maggio 2020

Masayo Koike


Intervallo

Da lontano arriva rotolando una palla
la palla rotola, spinta da un calcio
viene verso di me ma io sono stanca
un bambino la insegue di corsa
chissà se arriverà fin qui
o forse non ce la farà
quasi vorrei che arrivasse
ma se non arriva, forse sarà meglio
a questo punto, la palla rallenta la corsa
si ferma subito prima di raggiungermi
lasciando una fredda ambigua distanza
fra me che la guardo
e il bimbo che la guardava
i tempi non combaciano
ci siamo io il bambino e la palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla
breve intervallo di un confronto senza nome
nessun rammarico
l’incredibile gentilezza della palla

(1997)

 

Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi Degli Albizzi

Santōka Taneda


寝床まで月を入れ寝るとする
nedoko made tsuki o ire neru to suru

portata a letto
la luna,
mi addormento

 

Da: Teihon Santōka zenshū, Vol. I, Shun’yōdō, 1972, p. 465

 

さてどちらへ行かう風が吹く
sate dochira e ikō kaze ga fuku

beh, andiamo
ovunque il vento
decida di soffiare!

 

Ivi, p. 373

 

死んでしまへば雑草雨ふる
shinde shimaeba zassō ame furu

quando morirò:
le erbacce
e la pioggia che cade…

 

Ivi, p. 432

 

まっすぐな道でさみしい
massugu na michi de samishii

solitaria è la via
che si stende
di fronte a me…

 

Da: Santōka no sekai, Kenkyūjo, 1991, p. 127

 

鐡鉢の中へも霰
teppatsu no naka e mo arare

anche la grandine
entra
nella mia ciotola

 

Da: Da: Teihon Santōka zenshū, Vol. I, cit., p. 18

 

© Traduzione dal giapponese di Luca Cenisi

Yamaguchi Seishi


悲しさの極みに誰か枯木折る
kanashisa no kiwami ni tare ka kareki oru

al culmine del dolore
qualcuno spezza
un ramo appassito

da Haiku kenkyū, Volume 44, 1977, p. 77

*

海に出て木枯帰るところなし
umi ni dete kogarashi kaeru tokoro nashi

giunto al mare
il vento gelido non può
tornare a casa

da Haiku nyūmon, 1971, p. 237

*

一人行く女の旅や閑古鳥
hitori yuku on’na no tabi ya kankodori

il viaggio solitario
di una donna –
cuculo

da Gendai haiku sajiki, Vol, 2, 1973, p. 129

*

風雪に満州黄旗白く褪せぬ
fūsetsu ni manshūki hata shiroku asenu

nella tormenta
la bandiera della Manciuria
scolorita di bianco

da Bunrui Seishi kushū, 1979, p. 234

*

塹壕は浅くことしの草も枯れぬ
zangō wa asaku kotoshi no kusa mo karenu

trincea angusta –
anche quest’anno l’erba
appassisce

da Yamaguchi Seishi to koten, 1989, p. 59

 

© Traduzione in italiano di Luca Cenisi

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