Ocean Vuong


Someday I’ll Love Ocean Vuong

Ocean, don’t be afraid.
The end of the road is so far ahead
it is already behind us.
Don’t worry. Your father is only your father
until one of you forgets. Like how the spine
won’t remember its wings
no matter how many times our knees
kiss the pavement. Ocean,
are you listening? The most beautiful part
of your body is wherever
your mother’s shadow falls.
Here’s the house with childhood
whittled down to a single red trip wire.
Don’t worry. Just call it horizon
& you’ll never reach it.
Here’s today. Jump. I promise it’s not
a lifeboat. Here’s the man
whose arms are wide enough to gather
your leaving. & here the moment,
just after the lights go out, when you can still see
the faint torch between his legs.
How you use it again & again
to find your own hands.
You asked for a second chance
& are given a mouth to empty out of.
Don’t be afraid, the gun re
is only the sound of people
trying to live a little longer
& failing. Ocean. Ocean—
get up. The most beautiful part of your body
is where it’s headed. & remember,
loneliness is still time spent
with the world. Here’s
the room with everyone in it.
Your dead friends passing
through you like wind
through a wind chime. Here’s a desk
with the gimp leg & a brick
to make it last. Yes, here’s a room
so warm & blood-close,
I swear, you will wake—
& mistake these walls
for skin.

*

Un giorno amerò Ocean Vuong

Ocean, non avere paura.
La fine della strada è tanto distante
che è già alle nostre spalle.
Niente paura. Tuo padre è tuo padre soltanto
finché uno di voi non se ne dimentica. Come le vertebre
non si ricorderanno le proprie ali
a dispetto di tutte le volte che le tue ginocchia
baceranno il lastrico. Ocean,
mi ascolti? La parte più bella
del tuo corpo è ovunque
si proietta l’ombra di tua madre.
Ecco la casa con l’infanzia
ridotta a un unico cavetto rosso, innesco di mina.
Niente paura. Basta che lo chiami orizzonte
& non lo raggiungerai mai.
Ecco l’oggi. Salta. Ti garantisco non è
una scialuppa di salvataggio. Ecco l’uomo
dalle braccia ampie abbastanza da accogliere
il tuo andartene. & ecco l’attimo
subito dopo spente le luci, in cui ancora scorgi
la flebile fiaccola tra le sue gambe.
E come la usi, ripetutamente,
per ritrovare le tue mani.
Hai chiesto un’altra chance
& ti viene concessa una bocca da cui svuotarti.
Non avere paura, gli spari
sono solo il rumore di gente
che cerca di vivere un po’ più a lungo
& non ce la fa. Ocean. Ocean –
alzati. La parte più bella del tuo corpo
è il luogo verso cui si dirige. & ricorda,
la solitudine è comunque tempo trascorso
insieme al mondo. Ecco
la stanza in cui ci sono tutti.
Gli amici morti che ti
attraversano come il vento
che soffia a tra i sonagli a vento. Ecco una scrivania
con la gamba zoppa & un mattone
per farla durare. Sì, ecco una stanza
così calda & vicina al sangue
che giuro, ti sveglierai –
& crederai che questi muri
siano pelle.

 

Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017), trad. it. Damiano Abeni, Moira Egan

Damema Papini y Marcard

poesia sul sesso

se sto ferma lui ci mette di più.
se mi muovo come nei video
che mi mostra gasato sul suo
telefonino e mugolo chinata
come un cagnolino a compiacerlo
senza resistere, in pochi minuti
posso rivestirmi e poi è più tranquillo
e a volte meno teso, a volte quasi
ho la sensazione abbia voglia di dirmi
di amarmi, ma passa un qualcosa
nell’aria che lo distrae e mi rivesto
senza proferir commento, perché
so che probabilmente
non è il momento.

Non si fa. Racconto in versi di un amore violento (Interno Libri Edizioni, 2026)

Gbenga Adesina


Gloria di pruni, femore di Gloria.
Gloria di felci
su di un piatto scuro.

Gloria di salici, Gloria di cervi volanti
Gloria della lunga obbedienza
del martin pescatore.

Gloria di uccelli acquatici, Gloria
di sete.

Gloria del latino
dei morti e della loro grammatica
composta solo di putrescenza.

Gloria degli occhi di mio padre
che, alla sua morte, si chiusero
dentro la sua tomba,

e si riaprirono ancor più lucenti
dentro di me.

Gloria di cavalli scuri
che corrono furiosi
dentro i loro stessi

cavalli scuri.

La morte non finisce nel mare (Transeuropa, 2026), trad, it. Stella Sacchini e Federico Biolchi

Sophie Di Silvio


Tu non lo potrai mai sapere
se la vita, quando vuole ferire,
sceglie la maschera più bianca
per sembrare la fine.
Con lo spuntare di quale ruga,
andrai via da me?

Già l’alba, scorticata,
ricuce il margine dei tetti:
un chiarore di calce,
un refolo che tenta la sua storia
altrove, misurando la distanza delle città,
la geometria dei giorni che non abitiamo.

Chiederemo all’aria
una versione più sobria del nostro fantasma,
restando lì, intenti a distinguere il respiro
dal suo sparire, con il presentimento
testardo che, a volte, la vita,
per assomigliarci, debba prima farsi
via di fuga.

Inedito

Kenzy Dib


SOLEILS INTERDITS

Pourtant nous devons exhumer nos silences, nos douleurs tues,
recoudre nos déchirures le long des tapis où nous marchons
sans fin, loin des fontaines de verre et du tumulte des enfants
chapardeurs de miel.
Le vide soutient nos pas, au bord des précipices où nous avançons,
alors que l’orage gronde à nos portes-altitudes.
Nous naviguons dans la distance, sans escale, sources nouées
autour de nos reins, jusqu’aux brasiers de nos sommeils.
Parce que nos oiseaux volent la nuit, ils s’endorment sous nos
paupières où se confondent à peine les gestes muets de nos ailes.
Sur la mer de la tranquillité, nos ombres n’ont pas d’âge, elles se
consument dans une flamboyante cécité.
Nous y croisons sans cesse des bateaux toujours partis sans nous.
Alors comme dans un chant d’oiseau qui s’éloigne, nous restons
amarrés au vertige des horizons qui s’affalent, à perte de vue, à
chacun de nos regards, dans d’inutiles échouements.
Malgré la tornade des signes indiens, nos bosses insignifiantes
où reposent tant de mensonges, nous accompagnons le temps
avec ses entailles, pour faire naufrage aux bords d’un rêve
aux saisons insensées.
Où sont les masques de clarté aux yeux toujours ouverts,
posés sur les coins du burnous blanc, les bouches amères
aux vagues calmes, l’astre intérieur aux reflets moirés,
enfin, l’épave nue d’un ciel encore désert.
Face aux rivages aux nombrils défaits, nous effaçons nos chemins
brûlés par le sel que nos mémoires usées n’arrivent plus à taire.
Nous revoilà expropriés à chaque éclipse de fin du monde,
à chacun de nos soleils interdits.

*

SOLI PROIBITI

Eppur dobbiamo esumare i silenzi, i dolori taciuti,
ricucire gli strappi lungo i tappeti dove camminiamo
senza fine, lontano dalle fontane di vetro e dal tumulto dei bambini
predatori di miele.
Il vuoto sostiene i nostri passi, sull’orlo dei precipizi dove avanziamo,
mentre l’uragano tuona alle nostre porte – altitudini.
Navighiamo nella distanza, senza sosta, sorgenti legate
attorno ai fianchi, fino ai bracieri del nostro sonno.
Affinché i nostri uccelli volino la notte, si addormentino sulle
pupille dove si confondono appena i gesti muti delle nostre ali.
Sul mare della quiete, le nostre ombre non hanno età, si
consumano in un fiammeggiante offuscamento.
Vi incrociamo senza sosta navi ancor partite senza di noi.
Così come in un canto d’uccello che si allontana, restiamo
attraccati alla vertigine degli orizzonti che si abbattono, a perdita d’occhio, su
ciascuno dei nostri sguardi, in inutili arenamenti.
Nonostante il tornado dei segni indiani, le nostre gobbe insignificanti
dove riposano tante menzogne, accompagniamo il tempo
con i suoi tagli, per naufragare ai margini di un sogno
dalle stagioni insensate.
Dove sono le maschere di chiarezza dagli occhi sempre aperti,
posati sugli angoli del burnus bianco, le bocche amare
dalle onde calme, l’astro interiore dai riflessi marezzati,
infine, il relitto nudo di un cielo ancora deserto.
Dinanzi alle rive dagli ombelichi disfatti, cancelliamo i nostri cammini
bruciati dal sale che i nostri ricordi usurati non riescono più a tacere.
Eccoci di nuovo espropriati ad ogni eclisse alla fine del mondo,
in ciascuno dei nostri soli proibiti.

Traduzione di Angela Caputo

W. S. Merwin

W. S. Merwin
For The Anniversary Of My Death

Every year without knowing it I have passed the day
When the last fires will wave to me
And the silence will set out
Tireless traveller
Like the beam of a lightless star

Then I will no longer
Find myself in life as in a strange garment
Surprised at the earth
And the love of one woman
And the shamelessness of men
As today writing after three days of rain
Hearing the wren sing and the falling cease
And bowing not knowing to what

 

*

 

Per l’anniversario della mia morte

Ogni anno senza saperlo ho vissuto il giorno
in cui gli ultimi fuochi mi saluteranno
e il silenzio si preparerà a partire
instancabile viaggiatore
come il raggio di una stella senza luce

allora non mi ritroverò più
nella vita come in un vestito strano
sorpreso dalla terra
e dall’amore di una donna
e dall’impudenza degli uomini
come oggi che scrivo dopo tre giorni di pioggia
sento lo scricciolo cantare e il temporale finire
e m’inchino senza sapere a cosa

 

La biblioteca di Repubblica. Poesia straniera n. 15, (Gruppo editoriale L’Espresso, 2004), trad. it. Andrea Sirotti

Carmen Gallo

Ph. Dino Ignani

Ad aprile sono arrivate le rondini, velocissime.
Nella luce arancione disegnavano
cerchi nello spazio. Nello slargo della piazza
si rincorrevano felici o furiose, non saprei dirlo,
sfiorando di fretta balconi e finestre
mentre un frastuono, non un canto,
ricopriva ogni altra voce della città.
Si posavano il tempo di una spinta
tra le pietre di tufo e di piperno,
un attimo, prima di tornare a sgolarsi
nel coro infuriato delle altre, come a margine
di una tragedia o di una commedia
allestita nel vuoto dell’aria.
Troppo prese, loro, troppo indaffarate
per morire o fare del male.

Procne machine (Einaudi, 2026)

Ritratti di Poesia XIX Edizione

RITRATTI DI POESIA XIX EDIZIONE
PROGRAMMA 2026
10 Aprile 2026. 9:15 – 20:30
Auditorium Conciliazione. Via della Conciliazione, 4 (Roma)

SCARICA IL PROGRAMMA

Andri Snær Magnason


Si è ciò che si mangia

Nonno era al 70% acqua
nonno era al 70% il ruscello
che scorreva dai monti
accanto a casa

Era al 30%
la trota di ruscello
la pernice nella brughiera
e gli agnelli nei pascoli erbosi
che ondeggiano
al vento attorno a casa

Io non sono al 70% acqua
tutt’al più al 17% San Pellegrino
cui sono mescolati della Cola zero e del caffè

Sono pasta italiana e riso cinese
sono prosciutto danese e ananas sudafricano
nelle mie vene scorre ketchup americano

Si è ciò che si mangia
sono un mondo in miniatura

Sono un Bonus in miniatura

 

Bonus – con il 33% di poesie in più (Nottetempo, 2017), trad. it. Walter Rosselli

Santiago Elordi

elordi
I nuovi illuminati

Si alzano quando spunta il sole
Quando scende la notte si coricano
Per mangiare coltivano il proprio orto
Che gli importa del potere degli esportatori di avocado in Cina?
L’alchimista cerca Dio, il folle la sua ombra
Lo dicono le rune, le carte dei tarocchi
Loro i nuovi illuminati ballano nudi
Bevono la propria urina
Loro i nuovi illuminati ripetono
“I veri cambiamenti sono interiori
Chi sa non parla
Chi parla non sa”
Per questo motivo i nuovi illuminati restano in silenzio
Ma nelle loro serene coscienze, nelle loro serene azioni
Una presenza li atterrisce
Non si tratta delle notti oscure
Non sono neppure gli intrusi che entrano nella comunità
È il pericoloso fuoco degli occhi
Dei poeti del nulla che passano e non salutano
Come lupi che ululano poesie
Al mare
Al cielo
Alla montagna

 

Gli inglesi del Sudamerica (Elliot, 2016), a cura di M. Lefèvre

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi