Rainer Maria Rilke

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Sacrificio

Il mio corpo fiorisce da ogni vena e più intenso
è il suo profumo da quando ti conosco;
più agile il mio passo, più diritto il mio cammino
e tu attendi soltanto – ma chi sei dunque?

Lo sento: mi allontano e lascio alle mie spalle
foglia dopo foglia stagioni ormai remote.
Sopra di te e presto su di me come stelle
all’orizzonte resta solo il tuo sorriso.

Tutto quello che attraverso la mia infanzia
senza nome e come acqua ancora splende
io te lo consacrerò recandoti parole
dove arde la tua chioma: sull’altare
dolcemente coronato dai tuoi seni.

 

Poesie d’amore (Passigli, 2007) a cura di S. M. Carmignani

5ª poesia più letta del 2024

di Rainer Maria Rilke –

Come tratterrò mai l’anima mia,
in modo che la tua non tocchi? Come
al di sopra di te la leverò
verso altre cose? Ah, come vorrei
rinchiuderla in un luogo silenzioso
perduto nelle tenebre, distante,
che non vibri a sua volta quando vibrano
le tue profondità. Oh, che ogni cosa
che tocchi te e me ci prenda insieme,
al pari di un archetto che un sol suono
ottiene da due corde. In che strumento
carichi siamo di tensione? E quale
violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

*

Liebes-Lied
Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Da Neue Gedichte (Nuove poesie), 1907.

Traduzione inedita di Luca Alvino.

Poesie pubblicata il 24 gennaio 2024

Peter Handke

[…] Sulla durata non si può fare alcun affidamento:
nemmeno la persona religiosa
che va ogni giorno a messa,
neppure chi è paziente, l’artista dell’attesa,
nemmeno colui che ti è fedele
e che senza esitazioni sarà sempre con te,
può averne la certezza per tutta la vita.
Credo di capire
che essa diventa possibile solo
quando riesco
a restare fedele a ciò che riguarda me stesso,
quando riesco a essere cauto,
attento, lento,
sempre del tutto presente a me stesso sino nelle punte delle dita.

E qual è la cosa
a cui devo restare fedele?
Essa ti apparirà nell’affetto
per i vivi
– per uno di loro –
e nella consapevolezza di un legame
(anche soltanto illusorio).
E questa non è una cosa grande
particolare, non è insolita, sovrumana,
non è guerra, non è un allunaggio,
non è una scoperta, un capolavoro del secolo,
la conquista di una vetta, un volo da kamikaze:
io la condivido con altri milioni di persone,
con il mio vicino e allo stesso tempo
con gli abitanti ai margini del mondo,
dove grazie a questo fatto comune
si crea lo stesso centro del mondo
che è qui accanto a me.
[…]

Canto alla durata (Einaudi, 2016), trad. it. H. Kitzmüller.

Rainer Maria Rilke

Quella che diventa cieca

Sedeva come gli altri per il tè.
In principio mi parve che tenesse la tazza
un po’ diversamente dagli altri.
Una volta sorrise. E fece quasi male.

E quando finalmente ci alzammo e conversando
attraversammo come il caso volle
molte stanze (ridendo e conversando),
io la guardai. Andava dietro agli altri,

in sé raccolta come una che presto
dovrà cantare, e innanzi a molta gente;
sui suoi chiari occhi che si rallegravano
c’era luce da fuori come su di uno stagno.

Seguiva lenta e molto tempo le occorreva,
quasi altro spazio fosse ancora da varcare,
e tuttavia per gradi si apprestasse
a non dover più andare ma a volare.

Poesie. 1907-1926 (Einaudi, 2014), trad. it. G. Cacciapaglia, A. L. Giavotto Künkler, A. Lavagetto.

Robert Schindel

Canto notturno

Dietro al parlare nel bosco del lamento
Si accuciano i giorni mattutini
Risate dal silenzio di ieri echeggiano
Fino a sommergere l’eco dell’oggi
Dietro ai lamenti del bosco del discorso
Si fa stella questa saga

Ora gli occhi cadono dai due punti
La virgola si dilania bruscamente
L’esclamativo si trasmette via radio rovinosamente
Gli apostrofi sono già intinti di lacrime
Ché ora saltellano gli occhi dai due punti
E la notte soffoca nei baci.

Alla fine della notte nel bosco dei baci
Le allodole dei giorni mattutini
Trillano il loro “aspettatrapoco” rosso sangue
L’amore l’amore si imbalbetta
Fino a risuonare in ogni lingua
Alla fine della notte nel bosco di baci
Si fa parola questa saga.

 

Luci Lune Luoghi – Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos Y Marcos, 1999), a cura di L. Reitani

Rainer Maria Rilke


Come tratterrò mai l’anima mia,
in modo che la tua non tocchi? Come
al di sopra di te la leverò
verso altre cose? Ah, come vorrei
rinchiuderla in un luogo silenzioso
perduto nelle tenebre, distante,
che non vibri a sua volta quando vibrano
le tue profondità. Oh, che ogni cosa
che tocchi te e me ci prenda insieme,
al pari di un archetto che un sol suono
ottiene da due corde. In che strumento
carichi siamo di tensione? E quale
violinista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

*

Liebes-Lied
Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt, wenn deine Tiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Geiger hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Da Neue Gedichte (Nuove poesie), 1907.
Traduzione inedita di Luca Alvino.

Georg Trakl


In riva alla palude

Viandante al vento nero; piano mormora il secco canneto
nella pace della palude. Nel cielo grigio
passa uno stormo d’uccelli selvatici;
volando di sbieco su foschi acquitrini.

Tumulto. Da una capanna cadente
svolazza con ali nere putredine;
storpie betulle sospirano al vento.

Sera nell’osteria desolata. La via del ritorno
è aureolata dalla dolce tristezza di greggi brucanti.
Appare la notte: rospi emergono da acque d’argento.

Poesie (BUR, 1974), trad. it. E. Pocar

Andreas Okopenko


Primo sole

Ecco, ora puoi chiudere un po’ gli occhi;
no, non così forte, solo un po’, tanto che le palpebre
fredde si posino sugli occhi.

Continuerai a vedere nel cielo un simile azzurro.
Quasi capirai dove di colpe se ne sia andata la neve.
Certo, ancora non puoi metterti sotto i tre pioppi lì allineati.
Comunque la cornacchia non c’è più. Oggi
ho sentito pigolare un vero uccello di buon mattino.

Non stai fuori ancora molto, per il momento.
Ma forse domani già potrai tenere un po’ più a lungo gli occhi chiusi.
Ora il sole crescerà di giorno in giorno.
E se tutto va bene presto è primavera.

Rivista “Poesia” (n. 303, aprile 2015), traduzione di Gio Batta Bucciol

Erich Fried

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Macerie

Il poeta Osip Mandel’štam fu visto l’ultima volta
in un campo di smistamento prigionieri
presso Vladivostok nel dicembre del trentotto
mentre cercava resti commestibili in un
cumulo di immondizie. Morì prima ancora che finisse l’anno

I suoi assassini a quei tempi amavano parlare
del “cumulo di macerie della storia
sopra il quale
sarà gettato il nemico”

E dunque questo era il nemico: il poeta in fin di vita
e questo il cumulo di macerie (come già disse Lenin:
“La verità è concreta”) Se l’umanità avrà fortuna
gli archeologi delle macerie della storia porteranno alla luce
ancora qualcosa della nostalgia di una cultura universale
Se l’umanità avrà ancora fortuna saranno uomini
gli archeologi sulle macerie della storia

 

Nuovi poeti tedeschi (Einaudi, 1994), trad. it. A. Chiarloni

H.C. Artmann

O morte, maestra oscura
elisir di amaro fiele
dio, fiocinatore immigrato
luna dai mille occhi ciechi
nano di rose in agguato
torre di ragni, aracne
punto di una vita detronizzata
morte, maestra nera
ascoltaci ascoltaci
risparmiaci
le tue dure bare
i tuoi denti, che frangono il cervello come vetro
o morte, maestra oscura
non infrangerci come vetro…
o morte maestra oscura
mandibola spalancata
terra greve di sconforto
becco informe di ratto
carne verminosa
pasto immondo di semi, conchiglia vuota
sole di cenere bagnata
o morte, maestra nera
ascoltaci ascoltaci
risparmiaci
le tue bare piagate
i tuoi denti che come vetro frangono il cervello
o morte, maestra oscura
non infrangerci come vetro…

Luci Lune Luoghi – Antologia della poesia austriaca contemporanea (Marcos Y Marcos, 1999)

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