Alicia Ostriker

The Crazy Lady Speaking

I was the one of the IRT tunnel
rummaging in my patent-leather pocketbook
while deep blue lights flew by the subway window.
You hated my stockings, rolled to the knee.

I was the one in the cafeteria at 2 a.m.
my eyes were flat pennies and stared at your plate.
To you it was worse than India.
You are afraid I might urinate on the floor.

I was the one in the faded sweater
missing three buttons, my hair dyed pumpkin,
at the baseball game in August,
yelling behind you, getting spit in your hair.

I have all of the rings and necklaces
I need. My apartment smells of cat.
I want to invite you to it. What I approach
grows like a jungle. I am the one who loves you.

You should have seen me dance in La Sylphide,
in Lac des Cygnes. You should have seen
my Cleopatra, my Camille, my Juliet.
From each of their graves I rise, daughter. Embrace me.

 

*

 

Parla la signora pazza

Io ero quella del tunnel IRT
che rimestava nella borsetta di vernice
mentre luci blu scure scorrevano fuori dal finestrino della metropolitana.
Non potevi soffrire le mie calze, arrotolate al ginocchio.

Io ero quella nel caffè alle 2 del mattino
i miei occhi erano piatte monete e fissavo il tuo piatto.
Per te era peggio dell’India.
Temevi che potessi orinare sul pavimento.

Io ero quella nella maglia sbiadita
senza tre bottoni, i miei capelli tinti color della zucca,
alla partita di baseball in agosto,
che berciavo dietro di te, sputandoti nei capelli.

Ho tutti gli anelli e le collane di cui
ho bisogno. Il mio appartamento puzza di gatto.
Ti ci voglio invitare. Tutto quello che avvicino
cresce come una giungla. Io sono quella che ti ama.

Avresti dovuto vedermi danzare ne La Sylphide,
nel Lac des Cygnes. Avresti dovuto vedere
la mia Cleopatra, la mia Camilla, la mia Giulietta.
Da ognuna delle loro tombe risorgo, figlia. Abbracciami.

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini.

Lucille Clifton

lucille clifton

poesia per il mio utero

tu utero
sei stato paziente
come un calzino
mentre facevo scivolare dentro te
i miei figli vivi e quelli morti
adesso
ti vogliono tagliare via
calza di cui non avrò bisogno
dove sto andando
andando dove
vecchia ragazza
senza di te
utero
mia impronta insanguinata
mia cugina d’estrogeno
mia nera borsa di desiderio
dove posso andare
scalza
senza di te
dove puoi andare tu
senza di me

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Louise Glück


Eurydice

Eurydice went back to hell.
What was difficult
was the travel, which,
on arrival, is forgotten.

Transition
is difficult.
And moving between two worlds
especially so;
the tension is very great.

A passage
filled with regret, with longing,
to which we have, in the world,
some slight access or memory.

Only for a moment
when the dark of the underworld
settled around her again
(gentle, respectful),
only for a moment could
an image of earth’s beauty
reach her again, beauty
for which she grieved.

But to live with human faithlessness
is another matter.

*

Euridice

Euridice ritornò agli inferi.
Quello che era difficile
era il viaggio, che,
all’arrivo, è dimenticato.

La transizione
è difficile.
E muoversi tra due mondi
in modo particolare;
la tensione è molto grande.

Un passaggio
colmo di rimpianto, d’intenso desiderio,
a cui abbiamo, nel mondo,
un qualche vago accesso o memoria.

Solo per un momento
quando il buio dell’oltretomba
si diffuse di nuovo intorno a lei
(gentile, rispettoso),
solo per un momento poté
un’immagine della bellezza della terra
raggiungerla di nuovo, bellezza
per cui lei si doleva.

Ma vivere con l’umana miscredenza
è tutta un’altra cosa.

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Louise Glück

Louise-Gluck

Legge non scritta

Interessante come ci innamoriamo:
nel mio caso, in modo assoluto.
In modo assoluto e, ahimè, spesso –
così era nella mia gioventù.
E sempre con uomini piuttosto giovanili –
immaturi, imbronciati, o che prendono timidamente a calci foglie morte:
alla maniera di Balanchine.
Né li vedevo come ripetizioni della stessa cosa.
Io, con il mio inflessibile platonismo,
il mio fiero vedere solo una cosa alla volta:
ho decretato contro l’articolo indefinito.
Eppure, gli errori della mia gioventù
mi rendevano senza speranza, perché si ripetevano
come è di solito vero.
Ma in te sentii qualcosa oltre l’archetipo –
una vera espansività, un’esuberanza e amore della terra
profondamente estranei alla mia natura. A mio merito,
benedissi la mia buona fortuna per te.
La benedissi in modo assoluto, alla maniera di quegli anni.
E tu nella tua saggezza e crudeltà
mi hai gradualmente insegnato l’assenza di senso di quel termine.

 

da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Elizabeth Alexander


Postpartum Dream #8

In a hail of bazooka fire they drop
her toddler from the second-floor porch.
She knows he’ll land in bushes and survive.
They’ll leave him for dead. When the shots subside
she’ll grab him, shus him, shrink him pocket-sized,
kung-fu fight to the basement crawl space
to plan how to rescue the six-week-old baby.
The toddler thinks she’s the mother in all his books,
Mama Tiger, Mama Bear, Mama Elephant: “Mama”.
What else is she to do with all that pride?

Look right, look left. She runs head-down, toddler
in her pocket, straight to Foster Care, where
she sweeps away paperwork, storms marble corridors,
high heels clicking past uniformed matrons
and rows of bassinets ‘til she sees
the silver arc of her sweet baby’s pee.
Baby! My baby! His mouth at the ready,
her nipples stand out from here to St. Louis,
unsexy and mighty, full of that much milk.

 

*

 

Sogno post patron n. 8

Con un colpo di bazooka mollano
il suo bimbo dalla veranda del secondo piano.
Lei sa che lui atterrerà fra i cespugli e sopravviverà.
Lo abbandoneranno credendolo morto. Appena cessano gli spari
lo afferrerà, lo farà star zitto, lo ridurrà tascabile,
combatterà stile kung-fu fino a uno spazio appartato in cantina
per pianificare come salvare il neonato di sei settimane.
Il bimbo pensa che lei sia la madre di tutti i suoi libri,
Mamma Tigre, Mamma Orsa, Mamma Elefante: “Mamma”.
Che altro può fare lei di tutto quell’orgoglio?

Guarda a destra, guarda a sinistra. Lei corre a testa bassa, il bambino
in tasca, dritta al centro d’adozione, dove
spazza via tutti gli incartamenti, infuria nei corridoi di marmo,
i tacchi alti che ticchettano passando davanti a sorveglianti in uniforme
e file di culle finché vede
l’arco argenteo della pipì del suo tenero piccolo.
Piccolo! Piccolo mio! La bocca di lui è in posizione di tiro,
i capezzoli di lei si ergono da qui a St. Louis,
per nulla sexy ed enorme, piena di così tanto latte.

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), a cura di Elisa Biagini

Galway Kinnell

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Aspetta

Aspetta, per adesso.
Diffida di tutto se devi.
Ma fidati delle ore. Non ti hanno forse
portato ovunque, fino a adesso?
Eventi personali si faranno nuovamente interessanti.
I capelli si faranno interessanti.
Il dolore si farà interessante.
Le gemme che si schiudono fuori stagione si faranno interessanti.
Guanti usati si faranno nuovamente graziosi;
le loro memorie sono ciò che dà loro
il bisogno di altre mani. La desolazione
degli amanti è la stessa: quell’immenso vuoto
ricavato da esseri così piccoli quali noi siamo
chiede di essere riempito; il bisogno
del nuovo amore è fedeltà al vecchio.

Aspetta.
Non andare troppo presto.
Sei stanco. Ma tutti sono stanchi.
Ma nessuno è stanco abbastanza.
Aspetta solo un po’ e ascolta:
musica di capelli,
musica di dolore,
musica di telai che intessono di nuovo i nostri amori.
Sii lì per sentirla, sarà la sola volta,
più di tutto per sentire la tua esistenza intera,
ripetuta dalle pene, recitare se stessa fino al completo esurimento.

 

da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini

Lucille Clifton

1994

stavo abbandonando il mio cinquatottesimo anno
quando un pollice di ghiaccio
si è impresso vicino al mio cuore

tu hai la tua storia
sai della paura, delle lacrime
della cicatrice d’incredulità

sai che le bugie più tristi
sono quelle che diciamo a noi stessi
lo sai quanto sia pericoloso

essere nate col seno
sai quanto sia pericoloso
indossare una pelle nera

stavo abbandonando il mio cinquatottesimo anno
quando mi risvegliai nell’inverno
di un corpo freddo e mortale

sottili ghiaccioli sporgevano
da quel pazzo capezzolo piangendo

non siamo forse stati bravi bambini
non abbiamo forse ereditato la terra

ma tutto questo tu devi già saperlo
dalla tua stessa vita tremante

 

Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. Elisa Biagini

Robert Pinsky

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Esilio

Ogni pochi anni ti trasferisci
da una città a un’altra
come per compiere questo rituale.
Quadri da sistemare e mobili,

scatole di libri da mettere sullo scaffale –
e qui, avvolte in giornali,
segni di memoria mortale, tesoro
di una vita dissotterrata;

miele torbido, attacchi
di disperazione e passione,
notti buone e cattive,
giorni di piccole vittorie e cicatrici

dal sapore di argento e ferro.
Contatto, perdita, grida, artifici,
gesti, sospiri,
violenza disperata della sensazione

come pioggia che flagella una finestra –
poi un colpo di luce, il corpo accecato
non puoi dire se da
risarcimento o disastro,

schiarito da lacrime e tuono.
Adesso cominci. Per un istante
tutto ti assicura
che il lungo esilio è finito.

 
Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. Elisa Biagini

Sharon Olds

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Ultimi atti

Vorrei poter lavare il viso di mio padre,
prendere del cotone dallo sporco della terra
e passarlo sul suo viso così che quei giri
lecchino in profondità i pori prima che lui muoia. Voglio
essere in lui, come fui un tempo dentro di lui,
viaggiando nelle sue palle il giorno prima che mi plasmasse –
mi trasporta facilmente sulle sue lunghe gambe su per le
colline di San Francisco in tempo di guerra, io sono
là tra le sue gambe dove appartengo,
sono la sua carne, mi può amare senza
riserve, io sarò il suo piacere.
Adesso voglio sentire, nel ruotare
del panno, i contorni della sua pelle butterata,
voglio lavarlo, nel modo in cui strofinerei
a fondo le facce delle mie bambole
prima di ogni grande cerimonia.

 

da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. Elisa Biagini.

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