
strette con i ponteggi in ferro
da settant’anni in lotta per reggere la storia.
Lei scorre in tini d’acqua calanti dal balcone
in un pianto di bambini che scrutano i passanti
mentre giocano a pallone in calzoncini corti.
La decadenza sorride con le ginocchia sbucciate.
È un paniere di segreti che scende la ringhiera
pescando ad occhi chiusi in questo mare-porto.
Le ciminiere all’orizzonte fumano e non guardano
anche nell’ora della siesta, quando ancora le città
sono in potere dei gatti – padroni veri del sole.
Tralicci come cipressi affilano il cielo del cimitero
e le pale corrono al vento come il cane nel grano,
nel teatro abbandonato tra gli ulivi infuocati.
Le civiltà sommerse bruciano le radici che non vedi:
brucia il tempo affondato che chiami dimenticanza,
le ombre che calpesti nel brusio che fanno gli occhi.
Nelle radici (Nino Aragno, 2026)