Valentina Colonna

Ph. Daniele Ferroni
Taranto ha un dolore per le strade che si tengono
strette con i ponteggi in ferro
da settant’anni in lotta per reggere la storia.

Lei scorre in tini d’acqua calanti dal balcone
in un pianto di bambini che scrutano i passanti
mentre giocano a pallone in calzoncini corti.

La decadenza sorride con le ginocchia sbucciate.
È un paniere di segreti che scende la ringhiera
pescando ad occhi chiusi in questo mare-porto.

Le ciminiere all’orizzonte fumano e non guardano
anche nell’ora della siesta, quando ancora le città
sono in potere dei gatti – padroni veri del sole.

Tralicci come cipressi affilano il cielo del cimitero
e le pale corrono al vento come il cane nel grano,
nel teatro abbandonato tra gli ulivi infuocati.

Le civiltà sommerse bruciano le radici che non vedi:
brucia il tempo affondato che chiami dimenticanza,
le ombre che calpesti nel brusio che fanno gli occhi.

Nelle radici (Nino Aragno, 2026)

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