Charles Baudelaire

Recueillement

Sois sage, ô ma Douleur, et tiens-toi plus tranquille.
Tu réclamais le Soir; il descend; le voici:
Une atmosphère obscure enveloppe la ville,
Aux uns portant la paix, aux autres le souci.

Pendant que des mortels la multitude vile,
Sous le fouet du Plaisir, ce bourreau sans merci,
Va cueillir des remords dans la fête servile,
Ma Douleur, donne-moi la main; viens par ici,

Loin d’eux. Vois se pencher les défuntes Années,
Sur les balcons du ciel, en robes surannées;
Surgir du fond des eaux le Regret souriant;

Le Soleil moribond s’endormir sous une arche,
Et, comme un long linceul traînant à l’Orient,
Entends, ma chère, entends la douce Nuit qui marche.

*

Raccoglimento

Da bravo, mio Dolore, stattene un po’ tranquillo.
Invocavi la sera: e scende, eccola, già;
un’atmosfera oscura avvolge la città
agli uni dando pace, agli altri dando assillo.

Lascia che dei mortali la folla cieca e vile,
sferzata dal Piacere, boia spietato, sia
in caccia di rimorsi nella festa servile;
tu, mio Dolore, dammi la mano, vieni via

da loro. Vedi sporgersi gli Anni defunti ai mesti
balconi del tuo cielo, in antiquate vesti;
il sole sotto un arco addormentarsi infranto;

dal fondo delle acque sorridere il Rimpianto,
e, come un gran sudario a Oriente si trascina,
ascolta, caro, ascolta la Notte che cammina.

I fiori del male
(Interno Poesia Editore, 2026)A cura di Michela Landi, traduzione di Lorenzo Bastida

Cesare Pavese

Cesare Pavese ritratto da Ghitta Carell

Estate

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Lavorare stanca (Interno Poesia Editore, 2021)

 

Paolo Prestigiacomo


Intesi a resistere e basta. Invano
vennero ad offrirci il dominio della scena
col posto d’onore, le vivande e il resto. Non abboccammo.

E il tempio d’un tratto m’apparve capovolto.
La musica bloccata su una nota stridula. Tutto
sospeso nell’ora più lunga a ricordare.
Il mio volto consunto due volte trilustre
riflesso sulla volta del tempio capovolto.
Mio incredibile piacere nel vedere lì sepolta
per sempre la mia effige spezzata, come
a brandelli. Il naso staccato dalla bocca,
gli occhi sulla nuca, i capelli sotto il mento.

Io so cosa vuol dire vivere di morte.
Io, sì, potrei dirmi Dio, se lo volessi.
Ma non m’importa un fico. Né d’essere
Dio né d’essere ladrone. Voglio intera
la mia rabbia, sola cosa cui non intendo rinunciare,
e poi essere dannato nel vento che m’attraversa
in lungo e in largo come fossi un serbatoio
vuoto, eternamente vuoto, che tutto ingoia
e nulla tiene.

Così andare, alla ventura, col capo cosparso
di ceneri, la bocca spalancata nel riso
inestinguibile, l’impossibile cercando.

Poesie 1964-1981 (Interno Poesia Editore, 2026)

R.S. Thomas

Ph. © Howard Barlow

There is a being, they say,
neither body nor spirit,
that is more power than reason, more reason
than love, whose origins
are unknown, who is apart
and with us, the silence
to which we appeal, the architect
of our failure. It takes the genes
and experiments with them and our children
are born blind, or seeing have
smooth hands that are the instruments
of destruction. It is the spoor
in the world’s dark leading away
from the discovered victim, the expression
the sky shows us after
an excess of spleen. It has gifts it
distributes to those least fitted
to use them. It is everywhere and
nowhere, and looks sideways into the shocked face
of life, challenging it to disown it.

*

C’è un essere, si dice,
né corpo né spirito,
che è più potere che ragione, più ragione
che amore, le cui origini
sono ignote, che è a parte
e con noi, il silenzio
cui facciamo appello, l’architetto
del nostro fallimento. Prende i geni
e sperimenta su di loro e i nostri figli
nascono ciechi, o se vedenti hanno
mani lisce che sono strumenti
di distruzione. È la traccia
nel buio del mondo che porta lontano
dalla vittima rinvenuta, l’espressione
che il cielo ci mostra dopo
un eccesso di rabbia. Ha dei doni che
distribuisce a quelli meno adatti
ad usarli. È ovunque e
da nessuna parte, e guarda di sbieco nella faccia scioccata
della vita, sfidandola a negarlo.

Contrappunto (Interno Poesia Editore, 2026), a cura di R.A. Henderson e P. Deandrea

Antonio Seccareccia


Due case due giardini

Nel mio giardino è già fiorito il mandorlo,
ed ora anche il pesco, anche il ciliegio
hanno gemme visibili a distanza.
Nel tuo giardino son fioriti, invece,
gli alberi di camelia, le mimose,
e presso il muro dove non c’è vento
le prime rose rosse e i gigli azzurri.
Son forse, queste, due primavere
nate un mattino dallo stesso sole?
Due case due giardini, invece,
come per due persone due destini.

Una cara immagine in un sogno (Interno Poesia Editore, 2026)

Ada Negri


Ombre d’ali

Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell’anno; ed allegrezza
di rondoni sfreccianti in folli giri
nell’aria. Ombre ombre d’ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere:
vive, al mio sguardo, più dell’ali vere.
Traggon dal nulla, scrivono col nulla
parole d’un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.

Vita che mi rimani,
fin ch’io veder potrò quelle parole
strane apparire scomparir sul muro
candente al sole
(forse un tempo io le dissi a chi m’amava,
egli le disse a me, bocca su bocca),
vita che mi rimani, ancor dolcezza
puoi darmi. Basta
l’ombra d’un bacio alla memoria, basta
l’ombra d’un’ala alla felicità.

Poesie (Interno Poesia Editore, 2023), a cura di Silvio Raffo

Vladimir Sabourín


Operai II
(Impianto di rottamazione)

or is it all rust, ruin, death, duties and mortgages
Ezra Pound

L’alta marea trascina il rugginoso leviatano sulla soffice sabbia
Come su un vassoio di oro bianco la testa appena recisa
Di Giovanni disteso sulla spiaggia in contemplazione del lido
Giallo e sepolcrale quanta leggiadria nel disporsi sul sovrano
Arenile racchiuso tra la forza del mare e il deserto in attesa
Della bassa marea quando in questa tomba gialla di sabbia e relitti
Su un sentiero formico attraverso il cantiere dell’ultimo porto
S’inerpicherà per il suo tronco il primo turno di tagliatori

Tutto è ruggine rovine tasse di successione e ipoteche

Gli occhi di cubia straordinariamente in alto tristi piuttosto
Che furenti narici inanellate di un toro trascinato al mattatoio
Tomba e oceano per l’altezza nello smantellamento la nudità profondamente
Sotto la linea d’acqua le scintille delle torce di saldatura che squarciano
Il ventre di ferro si fondono nel fruscio del riflusso delle acque il ronzio
All’intorno di vespe che s’avventano sulle interiora di un pesce appena
Sventrato i tagliatori partiti dalla prua sono arrivati alla sala macchine

Il taglio sta già attraversando il fumaiolo come un ultimo

Vestigio di una casa in rovina infine l’elica le costose leghe
Da fondere per ricavare preziosi arredi liturgici e collier.

 

*

 

Приливът довлича ръждивия левиатан върху мекия пясък
Като на тепсия от бяло злато току-що отрязаната глава
На Йоан лежащ на плажа съзерцавайки жълтото и гробовното
Крайбрежие колко леко с тихия прилив застава на суверенната
Ивица запречен между водната стихия и пустинята в очакване
На отлива когато в този жълт гроб от пясък и корабни останки
По мравчена пътека през арматурния двор на последен пристан
Допъпля до туловището му първата смяна резачи на скрап

Нима всичко е ръжда руини данък наследство и ипотеки

Очите на котвените клюзове неимоверно високо тъжни по-скоро
Отколкото яростни ноздри с халка на бик влачен към кланицата
Гроб и океан от височината на изхвърлеността оголеността дълбоко
Под ватерлинията искрите от оксижените разпарящи желязната
Утроба сливащи се със съсък с оттеглящите се води жуженето
Околовръст на оси налитащи на току-що изкормени вътрешности
На риба почнали от носа резачите стигат до машинното отделение
Сечението вече преминава през корабния комин като последна

Останка от срутен дом накрая витлото скъпите сплави
Отиващи за претопяване в изящна утвар и колиета.

L’operaio e la morte (Interno Poesia Editore, 2026), trad. it. Alessandra Bertuccelli

Giovanna Sicari

Ph. Dino Ignani

Febbraio del 2001

Amore del rifugio e dell’acqua
soltanto sei un’anima, un uccello
una pianta, un filo di morte, una vita:
è già freddo fra i rami intontiti del cielo.
Via questi sogni,
il petto è una piastra bollente d’amore:
solo il tepore delle braccia
fra le dita e l’aria!
Vorrei baciarti il sangue
sentirti dentro l’aria, dentro il ventre,
fuori è leggero il vento
apre le vie. Muore l’infanzia.
Lo vedi febbraio.
Con la saliva e il silenzio
cura la nostra fronte,
tutto sembra possibile
e tutto è bianco cielo che annulla.

Tutte le poesie (Interno Poesia Editore, 2026), a cura di Milo De Angelis e Sara Vergari

7ª poesia più letta del 2025

Ph. Marjorie Guindon

di Joséphine Bacon

Il mio dolore,
diventato rimorso,
è il lungo castigo
che curva la mia schiena.
La mia schiena somiglia
a una montagna sacra,
piegata dall’aver amato
tante volte.

*

Ma douleur,
devenue remord,
est le long châtiment
qui courbe mon dos.
Mon dos ressemble
à une montagne sacrée,
courbée d’avoir aimé
tant de fois.

Nikassenitamun katshi / nishtutaman ekue / shikatenimuian. //
Kashikat nushtueniten / eshinakuak nitinniun / nimateniten nuash /
nishpishkunit.

Innue. Poesie 2009-2018 (Interno Poesia Editore, 2025), cura e traduzione di Francesca Maffioli

Poesia pubblicata il 30 maggio 2025

10ª poesia più letta del 2025

Ph. Azzurra Primavera

di Anna Segre

 

Mia madre è una gramigna
cresciuta lo stesso
al bordo di una strada
nella polvere,
respirando
gli scappamenti delle macchine.

È una suora votata a mio padre
che solo lui serve
che solo lui prega.

Mia madre
l’attesa la pazienza
l’abbozzare il mimetizzarsi
li chiama lottare.

Mia madre è la santa
che sa del miracolo
durante il martirio,
salda alla salvezza
come unico finale.

È un’ebrea
cattocomunista,
una laica borghese
povera ricca.

Mia madre è canapa,
peltro, compensato.
Mia madre è
solo pane
e ci devo vivere.

Ma io vedevo
margherite gialle.
Una sacra sacerdotessa.
Il mio angelo vendicatore.
L’argento e l’oro
delle sue paccottiglie.
Il tronco del noce
che sarebbe stata
la mia porta.
Io mangiavo manna
nel mio deserto.

Mia madre è un cristallo di iodio
diventato aeriforme,
sublime è mia madre.
Di lei ho avuto solo
la voce che ancora cerco
nell’aria come il fumo del fuoco
che non mi ha scaldata.

Onora la figlia (Interno Poesia Editore, 2025)

Poesia pubblicata il 26 settembre 2025

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