Kenneth Rexroth

Siamo distesi nudi nella calda
aria d’aprile sotto le sequoie
rosse, sul dirupo assolato.
Quando ti pieghi su di me,
sui tuoi fianchi vedo piccoli
segni rossi come morsi,
dove le pigne delle sequoie
hanno segnato la tua carne.
Sono gli stessi segni che si trovano
sulla lignite del dirupo sopra
di noi. Sequoia Langsdorfii
prima del ghiaccio, e dopo
sempervirens. Minima differenza
se non fosse per tutti quegli anni.

Qui, nel mortifero e dolciastro
fetore dei fiori di primavera,
relitti galleggianti insieme,
lavati, freddi e nudi, sotto
quest’albero per un istante
noi siamo sfuggiti all’amarezza
d’amore, dell’amore perduto
e dell’amore tradito. Ciò che potrebbe
essere stato e ciò che potrà essere
svaniscono insieme a ciò che è,
lasciando solo questi ideogrammi
impressi sugli idrocarburi
eterni della carne e della pietra.

*

Naked in the warm April air,
We lie under the redwoods,
In the sunny lee of a cliff.
As you kneel above me I see
Tiny red marks on your flanks
Like bites, where the redwood cones
Have pressed into your flesh.
You can find just the same marks
In the lignite in the cliff
Over our heads. Sequoia
Langsdorfii
before the ice,
And sempervirens afterwards,
There is little difference,
Except for all those years.

Here in the sweet, moribund
Fetor of spring flowers, washed,
Flotsam and jetsam together,
Cool and naked together,
Under this tree for a moment,
We have escaped the bitterness
Of love, and love lost, and love
Betrayed. And what might have been,
And what might be, fall equally
Away whit what is, and leave
Only these ideograms
Printed on the immortal
Hydrocarbons of flesh and stone.

Lasciati celebrare. Poesie scelte 1937-1974 (Interno Poesia Editore, 2025), a cura di F. Dalessandro

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Paul Éluard

Paul Éluard Ph. © Henri Martinie / Roger-Viollet

Al primo lampo le tue mani hanno capito
Erano una cortina di fosforo
Hanno capito la mimica stellata
Dell’amore e il suo splendore notturno
Gola d’ombra dove gli occhi del silenzio
Si aprono e bruciano.

*

Au premier éclat tes mains ont compris
Elles étaient un rideau de phosphore
Elles ont compris la mimique étoilée
De l’amour et sa splendeur nocturne
Gorge d’ombre où les yeux du silence
S’ouvrent et brûlent.

L’amore la poesia (Interno Poesia Editore, 2025), a cura di S. Serri e J.C. Vegliante

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Rupert Brooke


Dubbi

Quando dorme, la sua anima, lo so,
Vagabonda per l’aria,
Con ali dove io mai potrei andare,
E la lascia distesa, immobile e bella
Ad aspettare, svuotata, in disparte,
Come un abito posato su una sedia…
Questo lo so, pure ho anche
Dubbi impossibili da cancellare.

Perché, se l’anima è altrove,
Qualcosa le turba il viso?
E, di nulla consapevole o attento,
Le siede dietro le cortine degli occhi,
Cos’è, nell’eclissi del sé,
Con ombre tenere e fugaci,
Agli angoli delle labbra,
Il sorriso che è la sua essenza?

E se lo spirito manca,
Cos’è questo profumo nei capelli?

*

Doubts

When she sleeps, her soul, I know,
Goes a wanderer on the air,
Wings where I may never go,
Leaves her lying, still and fair,
Waiting, empty, laid aside,
Like a dress upon a chair…
This I know, and yet I know
Doubts that will not be denied.

For if the soul be not in place,
What has laid trouble in her face?
And, sits there nothing ware and wise
Behind the curtains of her eyes,
What is it, in the self’s eclipse,
Shadows, soft and passingly,
About the corners of her lips,
The smile that is essential she?

And if the spirit be not there,
Why is fragrance in the hair?

Poesie (Interno Poesia Editore, 2025), a cura di Paola Tonussi

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Florbela Espanca


Il bene più grande

Questo mio amarti senza che mi ami,
questo soffrir per te costantemente,
venirti dietro senza che mi vedi
commuoverebbe tutta l’altra gente.

Se tu mi baci la tua bocca mente…
Quanti baci di donna sanguinanti
mi ha messo in bocca la tua bocca ardente?
E quanto inganno nel tuo dire vano!

Ma che m’importa se tu non mi ami.
Se la pena, il dolore e la fatica,
il misero tormento, arduo e profondo,

di quel tuo disamore, del tuo spregio,
è nella vita il bene mio più grande,
è tutto ciò a cui tengo a questo mondo?

*

O maior bem

Este querer-te bem sem me quereres,
Este sofrer por ti constantemente
Andar atrás de ti sem tu me veres
Faria piedade a toda a gente.

Mesmo a beijar-me a tua boca mente…
Quantos sangrentos beijos de mulheres
Poisa na minha a tua boca ardente,
E quanto engano nos seus vãos dizeres!…

Mas que me importa a mim que me não queiras.
Se esta pena, esta dor, estas canseiras,
Este mísero pungir, árduo e profundo

Do teu frio desamor, dos teus desdéns,
E, na vida, o mais alto dos meus bens?
É tudo quanto eu tenho neste mundo?

Questo mio corpo sfamerà le rose (Interno Poesia Editore, 2024), cura a traduzione di Graziano Graziani

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Margherita Guidacci

Ph. Dino Ignani

Atlante

Davanti a te la mia anima è aperta
come un atlante: puoi seguire con un dito
dal monte al mare azzurre vene di fiumi,
numerare città,
traversare deserti.

Ma dai miei fiumi nessuna piena ti minaccia,
le mie città non ti assordano con il loro clamore,
il mio deserto non è la tua solitudine.
E dunque cosa conosci?

Se prendi la penna, puoi chiudere in un cerchio esattissimo
un piccolo luogo montano, dire: «Qui fu la battaglia,
queste sono le sue silenziose Termopili.»
Ma tu non sentisti la morte distruggere la mia parte regale,
né salisti furtivo
col mio intimo Efialte per un tortuoso sentiero.
E dunque cosa conosci?

Sull’alto spartiacque (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di G. Marrani e B. Aldinucci

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Frank Stanford


Transcendence of Janus

I am not asleep, but I see
a limb, the fingers of death, the ghost
of an anonymous painter
leaving the prints of death
on the wall; the bright feathers
of soft birds blowing
away in the forest;
the bones of fish and
the white backs of strange women;
your breathing
like the slow thunder
on the other side of some river
as you sleep beside me; old
dancing teachers weeping in their offices;
toads with bellies as quiet
as girls asleep in mansions, dreaming
of saddles and pulling the sheets
between their legs; fireflies
going to sleep on moonseed flowers
around a plantation gazebo at dawn;
a girl sweating in bed; hawks drifting
through the moon; a woman’s hair,
the flavor of death, floating
in the fog like a flag
on a ship full of ghosts,
the ghosts of soldiers
searching for the graves of their mothers; june bugs
listening to Leoncavallo;
christ weeping on Coney Island,
inevitable, like a fissure
in a faggot’s ass; a widower
with no sons, a lonesome janitor,
a worm in the sun, the dusty sockets
of poets, who have lost their eyes, their

*

Trascendenza di Giano

Non dormo, ma vedo
un arto, le dita della morte, il fantasma
di un pittore anonimo
lasciare le impronte della morte
sul muro; le piume sgargianti
di soffici uccelli arruffarsi
nel bosco;
ossa di pesci e
le bianche schiene di strane donne;
il tuo respiro
come il lento tuono
sull’altra sponda di un fiume
mentre mi dormi accanto; vecchi
maestri di danza che piangono nei loro uffici;
rospi con i ventri calmi
come ragazze addormentate dentro palazzi, mentre sognano
di selle e si tirano le lenzuola
fra le gambe; lucciole
che vanno a dormire sui fiori dai semi di luna
intorno al gazebo di una piantagione all’alba;
una ragazza che suda nel suo letto; falchi
che attraversano la luna; i capelli di una donna,
il sapore della morte, che fluttua
nella nebbia come la bandiera
di una nave carica di fantasmi,
i fantasmi di soldati
alla ricerca delle tombe delle loro madri; scarabei
che ascoltano Leoncavallo;
cristo piangente a Coney Island,
inevitabile, come una piaga
nel culo di un pederasta; un vedovo
senza figli, un bidello in solitudine,
un verme al sole, i calzini polverosi
dei poeti, che hanno perduto i loro occhi, i loro

Acqua segreta (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Luca Dipierro

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Rocco Scotellaro

Ora che ti ho perduta

Ora che ti ho perduta come una pietra preziosa
so che non ti ho mai avuta né spina né rosa:
non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato
alzare panni e coperte per rivederti a posto
con pena e occhi incerti nella massa delle cose.
Ti portavo addosso con carte e matite e monete
e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa,
credevo che tant’acqua poteva levarmi la sete.
Ora, che voglio fare?, guardare dove non c’eri
dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.

Tu sola sei vera. Poesie scelte (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Franco Arminio

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6ª poesia più letta del 2023

di Ada Negri –

Mia giovinezza

Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:
senza fronda né fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un’altra sei, più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore.
Anno per anno,entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese: ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo. Or guardi al Lume
che non inganna: nel suo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un’età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.

O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno: – infin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quando è spento il sole.

Poesie (Interno Poesia Editore, 2023)

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Poesia pubblicata il 24 marzo 2023

Marina Cvetaeva


Alla mia povera fragilità
guardi, senza pronunciare parole.

Tu – sei di pietra, ma io canto,
tu – sei un monumento, ma io volo.

Lo so, il più soave maggio
all’occhio dell’Eternità – non è nulla.

Ma io sono un uccello – non biasimare
se una legge lieve mi è imposta.

*

На бренность бедную мою
Взираешь, слов не расточая.

Ты – каменный, а я пою,
Ты – памятник, а я летаю.

Я знаю, что нежнейший май
Пред оком Вечности – ничтожен.

Но птица я – и не пеняй,
Что легкий мне закон положен.

La via delle comete (Interno Poesia Editore, 2023), cura e traduzione di Paolo Galvagni

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Carlo Michelstaedter


Aprile

Che più d’un giorno è la vita mortale,
nubilo breve freddo e pien di noia,
che può bella parer ma nulla vale?
Petrarca, Trionfo del tempo

Il brivido invernale e il dubbio cielo
e i nembi oscuri, che al novello amore
han fatto schermo della terra antica,
dispersi a un tratto, al sol ride la terra
che d’erbe e fiori ancor s’è ricoperta,
se pur il ciel di nubi ancora svarii,
onde occhieggian le stelle nelle notti,
e nere fra il lor vario scintillare
traggan le lunghe dita pel sereno
che al piano oscuro ed ai profili neri
degli alberi dei monti si congiungono.
Ma nel cielo e nel piano, ma nell’aria,
ma nello sguardo della tua compagna
e nel pallido viso,
ma nel tuo corpo, ma per la tua bocca
canta ciò che non sai: la primavera.

Così mi tragge a me stesso diverso
e amor m’induce e desiderio, ancora
ch’io non sappia perché, pur fiducioso.
Ché pure in me natura si nasconde
insidiosa, e ignaro me sospinge.
Ahi, che mi vale, se pur fugge l’ora
e mi toglie da me, sì ch’io non possa
saziare la mia fame ora qui tutta?
Ma solo e miserabile mi struggo,
lontano e solo, anche se a te vicino
parlo ed ascolto, o mia sola compagna.

Mentre di tra le dita delle nubi
a che occhieggian le stelle nel sereno?
Già trapassa la notte e nuove fiamme
leverà il sole, ch’ei rispenga tosto.
Passano i giorni e già sarà qui il verno,
e il sol sorgendo pallido e incurante
farà fiorire il fango per le strade…
A che occhieggian le stelle nel sereno?
Qui bulica la terra e qui si muore,
cantano i galli e stridon le civette.
O gioia del novello nascimento,
o nuovo amore e antico!
O vita, chi ti vive e chi ti gode
che per te nasce e vive ed ama e muore?
Ma ogni cosa sospingi senza posa
che la tua fame tiene, e che nel vario
desiderar continua si trasmuta.
Di sé ignara e del mondo desiosa
si volge a questo e a quello, che nemici
le amica il vicendevole desio,
nemica a quelli pur quando li ami,
e ancor a sé per più voler nemica.
Così nel giorno grigio si continua
ogni cosa che nasce moritura,
che in vari aspetti pur la vita tiene –
ed il tempo travolge — e mentre viva
vivendo muor la diuturna morte.

Ed ancor io così perennemente
e vivo e mi trasmuto e mi dissolvo,
e mentre assisto al mio dissolvimento
ad ogni istante soffro la mia morte.
E così attendo la mia primavera
una ed intera, ed una gioia e un sole.
Voglio e non posso, e spero senza fede.
Ahi, non c’è sole a romper questa nebbia,
ma senza fine e senza mutamento
sta in ogni tempo intero ed infinito
l’indifferente tramutar del tutto.

Pur tu permani, o morte, e tu m’attendi
o sano o tristo ferma ed immutata,
morte benevolo porto sicuro.
Ché ai vivi morti quando pur sia vano
quanto la vita il pallido tuo aspetto,
e se morir non sia che continuare
la nebbia maledetta
e l’affanno agli schiavi della vita,
— purché alla mia pupilla questa luce
che pur guarda la tenebra si spenga,
e più non sappia questo ch’ora soffro
vano tormento senza via né speme,
tu mi sei cara mille volte, o morte,
che il sonno verserai senza risveglio
su quest’occhio che sa di non vedere,
sì che l’oscurità per me sia spenta.

Notte 16-17 aprile 1910

Poesie d’amore e d’altri mari (Interno Poesia Editore, 2023)

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