1ª poesia più letta del 2025

di Stefano Simoncelli –

Per alcuni anni, prima di addormentarmi
ho sperato sarebbe venuto a prendermi
come davanti al portone della scuola
quando gli consegnavo la cartella
e m’aggrappavo al suo braccio.

Sarebbe stato là, sul marciapiede,
m’illudevo, distante da tutti e fumando,
ma niente, nemmeno la brace della sigaretta
a luccicare nel buio dove lo immaginavo.

Poi in un’alba livida e piena di vento,
quando ormai non ci contavo più,
si è aperta e richiusa la porta dove dormivo
e l’ho visto: era lì, ai piedi del letto,
che mi aspettava fumando.

Hotel degli introvabili (Italic, 2014)

Poesia pubblicata il 22 maggio 2025

2ª poesia più letta del 2025

Ph. Dino Ignani

di Lorenzo Pataro –

Sentire come allora. Bambini-parco-giochi.
Sentire la vita come allora e in un punto
preciso, dentro al petto. Chiaro nitido
pungente. Accorgersi del noto.
Lo spazio tra le cose, tra il piede che si alza
nella corsa e il piede-ancora che tiene.
Polvere, il radioso nello spazio
tra le dita. Sentire un freddo che è lontano,
acuminato. Universo che semina nel petto
qualcosa di antico e benedetto.
In cerchio si osserva la ferita al ginocchio
del bambino, sangue e pelle, il suo frantumo.
Sentire come allora. Farsi tana e nascondersi
era un modo per lasciare il mondo vuoto, farsi
mondo nel mondo e nascondersi nel vuoto
lasciato dalle cose. Qualcuno ci cercava.
E noi acquattati come i morti. In attesa.
Trattenendo il respiro come loro.

Amuleti (Ensemble, 2022)

Poesia pubblicata il 20 febbraio 2025

5ª poesia più letta del 2025

di Tiziano Rossi –

Poveri noi sotto il grande
bombardamento,
ancora centimetri e centimetri di casa
e l’orto che è fatto di ferro.
Adesso ci serve l’istinto
speciale di tutte le bestie
con un po’ di stordimento del cervello.
Pregare e sopportare e quando
il silenzio ci sarà delle battaglie
che tornino qui le galline.

Il brusio (Einaudi, 2025)

Poesia pubblicata il 24 febbraio 2025

7ª poesia più letta del 2025

Ph. Marjorie Guindon

di Joséphine Bacon –

Il mio dolore,
diventato rimorso,
è il lungo castigo
che curva la mia schiena.
La mia schiena somiglia
a una montagna sacra,
piegata dall’aver amato
tante volte.

*

Ma douleur,
devenue remord,
est le long châtiment
qui courbe mon dos.
Mon dos ressemble
à une montagne sacrée,
courbée d’avoir aimé
tant de fois.

Nikassenitamun katshi / nishtutaman ekue / shikatenimuian. //
Kashikat nushtueniten / eshinakuak nitinniun / nimateniten nuash /
nishpishkunit.

Innue. Poesie 2009-2018 (Interno Poesia Editore, 2025), cura e traduzione di Francesca Maffioli

Poesia pubblicata il 30 maggio 2025

8ª poesia più letta del 2025

di Katabira Tsurane –

Lana

Bevi caffè nero
da una piccola ciotola di ceramica,
parlando di correnti marine e venti forti:
è un’abitudine degli abitanti della penisola,
anche se ci sei stata solo una volta.
Tu e i tuoi amici
succhiate con una cannuccia di grano
da una grande tazza che contiene ghiaccio e latte
e ridete del mio stile stile continentale.

I diciassettenni finora mai usciti dalla foresta
tremano nel vedere il loro primo canale, la prima gondola,
la loro precisione.
Che si tratti di pigmenti, profumi o giochi di parole,
credono fermamente
che qualsiasi cosa provenga dalla penisola
sia la migliore.
Quando comprano pigmenti,
quando indicano melograni,
quando i tuoi amici ti chiamavano così, con disinvoltura—
rosso, rosso,
significa rosso,
ed è il segnale
per passare da un letto all’altro.

Foglie secche di fico,
vaniglia,
pelle scamosciata,
un luna park itinerante –

(la bottiglia che non hai portato indietro,
preoccupata di cosa
avrebbero pensato i tuoi amici)

Ogni abbraccio mi gela fino al midollo,
dalla schiena alla spalla,
dalla spalla al braccio.
La brutalità dei sedici anni
spezzerà il mio collo esile?
I tuoi amici non sanno
la forza che usano per immobilizzarti.
La prima volta era accanto a una finestra affacciata sul porto.
La seconda, di ritorno nella foresta,
dove burattini con i fili tagliati
aspettano davanti alla baita,
vestiti come i loro creatori,
di essere bruciati.

Errori,
argilla cotta,
maschere di vetro
con motivi di margherite –

(la donna che non sa dipingere siede
di fronte alla donna che non sa scrivere poesie,
a separarle, solo due tazze di caffé)

Cane, dovrei chiamarti così?
O dovrei farti voltare
chiamandoti con il tuo vero nome?
Con il viso ispessito
da cinque pagine di calendario,
piangi, dicendo che volevi solo sapere.
Da letto a letto,
chiamata ancora e ancora,
eri di chiunque.
Ma ora, con un uomo della terraferma
e un uomo con occhi neri come i miei,
condividi una sola coperta di lana,
dormendo mentre scopi,
scopando mentre dormi.

‘Rosso, Rosso,’
significa rosso—
curve intricate ma goffe
incise da lingua a lingua,
un segno di prova.

Piastrelle,
dolore all’arto fantasma,
sandalo –
canzoni che non riesco più a recitare a memoria.

Come infilare una mano in pieno inverno,
come afferrare i tuoi capelli,
come tirare una rete da pesca –

Se non appartieni a nessuno,
allora consolarti o distruggerti
dovrebbe essere facile.
Eppure ti volgi alle mie dita
(o forse alle perle finte
che porto sulle dita)
con uno sguardo asciutto,
come per decidere,
o per rimpiangere

(un soffio al mattino,
un soffio alla sera,)

La tua nuca invita il mio naso
perché il sangue si raccoglie lì, caldo

rosso, rosso,
sbiadito,
marcito,
come un dolce profumo sotto la neve.

Inedito, trad. it. Damiana De Gennaro

Poesia pubblicata il 23 aprile 2025

9ª poesia più letta del 2025

Ph. Daniele Ferroni

di Isabella Bignozzi –

han casa i bimbi

han casa i bimbi sui velieri dei pianeti
e muovono sassi candidi
nei tomboli di schiuma
arzigogolano discorsi d’aquiloni
a brezze azzurre e costellazioni

un arco giovane di cavalieri
e regine degli astri le serissime
loro laboriosità imbronciate
perfezioni d’angeli indaffarati
in arborei principati sottomarini

la notte insufflano i fiati soffici
come cigni piumati nei petti addormentati
sonoro il sonno di strumenti posati
e floreali fermezze di ossigenate fedeltà
in cui gioia incandescente s’attenua e riposa

I bimbi nuotano forte (Arcipelago Itaca, 2024)

Poesia pubblicata il 20 marzo 2025

10ª poesia più letta del 2025

Ph. Azzurra Primavera

di Anna Segre –

 

Mia madre è una gramigna
cresciuta lo stesso
al bordo di una strada
nella polvere,
respirando
gli scappamenti delle macchine.

È una suora votata a mio padre
che solo lui serve
che solo lui prega.

Mia madre
l’attesa la pazienza
l’abbozzare il mimetizzarsi
li chiama lottare.

Mia madre è la santa
che sa del miracolo
durante il martirio,
salda alla salvezza
come unico finale.

È un’ebrea
cattocomunista,
una laica borghese
povera ricca.

Mia madre è canapa,
peltro, compensato.
Mia madre è
solo pane
e ci devo vivere.

Ma io vedevo
margherite gialle.
Una sacra sacerdotessa.
Il mio angelo vendicatore.
L’argento e l’oro
delle sue paccottiglie.
Il tronco del noce
che sarebbe stata
la mia porta.
Io mangiavo manna
nel mio deserto.

Mia madre è un cristallo di iodio
diventato aeriforme,
sublime è mia madre.
Di lei ho avuto solo
la voce che ancora cerco
nell’aria come il fumo del fuoco
che non mi ha scaldata.

Onora la figlia (Interno Poesia Editore, 2025)

Poesia pubblicata il 26 settembre 2025

Interno Poesia entra in pausa estiva

Care lettrici e cari lettori,

da oggi il blog internopoesia.com entra in pausa estiva. Noi ci fermiamo qualche giorno per ricaricare le energie sulle nostre spiagge salentine, per poi tornare in redazione nel bel mezzo dell’estate e prepararci ai libri che usciranno da settembre in poi (e a quelli che stanno già prendendo forma). Le pubblicazioni quotidiane del blog riprenderanno lunedì 1 settembre, ma da fine luglio a fine agosto continueremo a condividere sui social alcune delle poesie che abbiamo amato di più.

Nel frattempo, buona estate e buona poesia!

1ª poesia più letta del 2024

di Paola Tricomi –

Raccontami cosa si prova
a portare alla bocca un bicchiere
calibrando bene il moto e il peso
tra labbra e polso,
e bere. Raccontami
com’è camminare
sentendo la terra sotto la pianta
e la tensione dei muscoli così leggeri,
correre e saltare.
Raccontami, se lo ricordi ancora,
il tempo in cui si gattona
e quello di un morso
alla mela mentre gocciola il succo sul braccio.
Raccontami, dal ricordo di un’immagine o d’invenzione:
com’è pettinarsi
e farsi scivolare un abito di seta,
mettersi il rossetto
per ammirare poi lo spettacolo della maschera.

Se allo specchio non ci riconosciamo
è perché non ci conosciamo;
se, pur vedendoci, non ci vediamo,
è perché vediamo.
La conoscenza sprofonda nel sonno,
la visione è cieca.
Solo l’anima conosce,
ma è una stella polare direttiva e altissima,
è una colonna vertebrale scissa,
avvolta nel bozzolo della cecità o rimozione.

Io con te non avrei fatto l’amore:
mi sarei scambiata l’anima.
Sul letto uno sopra l’altro
al bordo dell’abisso ridendo.
Contando le stelle per metterle in saccoccia
illudendoci d’eterno.
Ti avrei chiesto un’intervista a me stessa
dove io avrei scritto le domande
e tu le mie risposte.
Come due fanciulli,
come quando ci siamo lasciati.

Fiat (Interno Libri Edizioni, 2024)

Poesia pubblicata il 4 ottobre 2024

2ª poesia più letta del 2024

(Ph. Ruven Afanador for The New York Times)

di Sharon Olds –

Ritorno al maggio 1937

Li vedo davanti ai cancelli dei loro college,
vedo mio padre che esce
sotto l’arco di arenaria ocra,
le piastrelle rosse che brillano come
piatti insanguinati dietro di lui,
vedo mia madre con qualche libro leggero al suo fianco
in piedi vicino al pilastro di mattoni,
il cancello di ferro battuto ancora aperto dietro di lei,
le punte di spada nere che brillano nell’aria di maggio,
stanno per laurearsi, stanno per sposarsi,
sono ragazzi, sono ingenui, tutto ciò che sanno è che sono
innocenti, non farebbero mai del male a nessuno.
Vorrei andare da loro e dire fermatevi,
non fatelo—lei è la donna sbagliata,
lui è l’uomo sbagliato, farete cose
che non potete nemmeno immaginare,
farete cose terribili ai vostri figli,
soffrirete in modo inimmaginabile,
vi augurerete la morte. Vorrei
andare da loro in quella luce di fine maggio e dirglielo,
il bel viso affamato di lei rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
il bel viso arrogante di lui rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
ma non lo faccio. Voglio vivere.
Li prendo come il maschio e la femmina delle bambole di carta
e li sbatto insieme contro i fianchi,
come schegge di selce, come per
far scoccare scintille, dico:
fate quello che state per fare, io lo racconterò.

 

*

 

I Go Back to May 1937

I see them standing at the formal gates of their colleges,
I see my father strolling out
under the ochre sandstone arch, the
red tiles glinting like bent
plates of blood behind his head, I
see my mother with a few light books at her hip
standing at the pillar made of tiny bricks,
the wrought-iron gate still open behind her, its
sword-tips aglow in the May air,
they are about to graduate, they are about to get married,
they are kids, they are dumb, all they know is they are
innocent, they would never hurt anybody.
I want to go up to them and say Stop,
don’t do it—she’s the wrong woman,
he’s the wrong man, you are going to do things
you cannot imagine you would ever do,
you are going to do bad things to children,
you are going to suffer in ways you have not heard of,
you are going to want to die. I want to go
up to them there in the late May sunlight and say it,
her hungry pretty face turning to me,
her pitiful beautiful untouched body,
his arrogant handsome face turning to me,
his pitiful beautiful untouched body,
but I don’t do it. I want to live. I
take them up like the male and female
paper dolls and bang them together
at the hips, like chips of flint, as if to
strike sparks from them, I say
Do what you are going to do, and I will tell about it.

 

Strike Sparks: Selected Poems 1980-2002, traduzione in italiano di Andrea Cati

 

Poesia pubblicata il 29 maggio 2024

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