Raccontami cosa si prova
a portare alla bocca un bicchiere
calibrando bene il moto e il peso
tra labbra e polso,
e bere. Raccontami
com’è camminare
sentendo la terra sotto la pianta
e la tensione dei muscoli così leggeri,
correre e saltare.
Raccontami, se lo ricordi ancora,
il tempo in cui si gattona
e quello di un morso
alla mela mentre gocciola il succo sul braccio.
Raccontami, dal ricordo di un’immagine o d’invenzione:
com’è pettinarsi
e farsi scivolare un abito di seta,
mettersi il rossetto
per ammirare poi lo spettacolo della maschera.
Se allo specchio non ci riconosciamo
è perché non ci conosciamo;
se, pur vedendoci, non ci vediamo,
è perché vediamo.
La conoscenza sprofonda nel sonno,
la visione è cieca.
Solo l’anima conosce,
ma è una stella polare direttiva e altissima,
è una colonna vertebrale scissa,
avvolta nel bozzolo della cecità o rimozione.
Io con te non avrei fatto l’amore:
mi sarei scambiata l’anima.
Sul letto uno sopra l’altro
al bordo dell’abisso ridendo.
Contando le stelle per metterle in saccoccia
illudendoci d’eterno.
Ti avrei chiesto un’intervista a me stessa
dove io avrei scritto le domande
e tu le mie risposte.
Come due fanciulli,
come quando ci siamo lasciati.
Li vedo davanti ai cancelli dei loro college,
vedo mio padre che esce
sotto l’arco di arenaria ocra,
le piastrelle rosse che brillano come
piatti insanguinati dietro di lui,
vedo mia madre con qualche libro leggero al suo fianco
in piedi vicino al pilastro di mattoni,
il cancello di ferro battuto ancora aperto dietro di lei,
le punte di spada nere che brillano nell’aria di maggio,
stanno per laurearsi, stanno per sposarsi,
sono ragazzi, sono ingenui, tutto ciò che sanno è che sono
innocenti, non farebbero mai del male a nessuno.
Vorrei andare da loro e dire fermatevi,
non fatelo—lei è la donna sbagliata,
lui è l’uomo sbagliato, farete cose
che non potete nemmeno immaginare,
farete cose terribili ai vostri figli,
soffrirete in modo inimmaginabile,
vi augurerete la morte. Vorrei
andare da loro in quella luce di fine maggio e dirglielo,
il bel viso affamato di lei rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
il bel viso arrogante di lui rivolto verso me,
il suo tenero, bellissimo corpo intatto,
ma non lo faccio. Voglio vivere.
Li prendo come il maschio e la femmina delle bambole di carta
e li sbatto insieme contro i fianchi,
come schegge di selce, come per
far scoccare scintille, dico:
fate quello che state per fare, io lo racconterò.
*
I Go Back to May 1937
I see them standing at the formal gates of their colleges,
I see my father strolling out
under the ochre sandstone arch, the
red tiles glinting like bent
plates of blood behind his head, I
see my mother with a few light books at her hip
standing at the pillar made of tiny bricks,
the wrought-iron gate still open behind her, its
sword-tips aglow in the May air,
they are about to graduate, they are about to get married,
they are kids, they are dumb, all they know is they are
innocent, they would never hurt anybody.
I want to go up to them and say Stop,
don’t do it—she’s the wrong woman,
he’s the wrong man, you are going to do things
you cannot imagine you would ever do,
you are going to do bad things to children,
you are going to suffer in ways you have not heard of,
you are going to want to die. I want to go
up to them there in the late May sunlight and say it,
her hungry pretty face turning to me,
her pitiful beautiful untouched body,
his arrogant handsome face turning to me,
his pitiful beautiful untouched body,
but I don’t do it. I want to live. I
take them up like the male and female
paper dolls and bang them together
at the hips, like chips of flint, as if to
strike sparks from them, I say
Do what you are going to do, and I will tell about it.
Strike Sparks: Selected Poems 1980-2002, traduzione in italiano di Andrea Cati
L’amore è una compagnia.
Non so più andare solo per le strade,
perché non posso più andar solo.
Un pensiero visibile mi fa camminare più svelto
e veder meno, e nello stesso tempo mi dà piacere di camminare e vedere tutto.
Anche la sua assenza è una cosa che sta con me.
E l’amo tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alberi alti.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di ciò che sento nella sua assenza.
In tutto me stesso ogni forza mi abbandona.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il suo viso nel mezzo.
*
O amor é uma companhia.
Já não sei andar só pelos caminhos,
Porque já não posso andar só.
Um pensamento visível faz-me andar mais de pressa
E ver menos, e ao mesmo tempo gostar bem de ir vendo tudo.
Mesmo a ausência dela é uma coisa que está comigo.
E eu gosto tanto dela que não sei como a desejar.
Se a não vejo, imagino-a e sou forte como as árvores altas.
Mas se a vejo tremo, não sei o que é feito do que sinto na ausência dela.
Todo eu sou qualquer força que me abandona.
Toda a realidade olha para mim como um girassol com a cara dela no meio.
Poemi di Alberto Caeiro (La Vita Felice, 1999), trad. it. P. Raule
Ora che ti ho perduta come una pietra preziosa
so che non ti ho mai avuta né spina né rosa:
non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato
alzare panni e coperte per rivederti a posto
con pena e occhi incerti nella massa delle cose.
Ti portavo addosso con carte e matite e monete
e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa,
credevo che tant’acqua poteva levarmi la sete.
Ora, che voglio fare?, guardare dove non c’eri
dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.
Ti riconosco, antico morso, ritornerai
tante volte e poi l’ultima.
Ho raccolto il mio fascio di fogli,
preparata la cartella con gli appunti,
ricordato chi non sono, chi sono,
lo schema del lavoro che non farò.
Ho salutato mia moglie che ora respira
nel sonno sempre la vita passata,
il dolore che appena le ho assopito
con imperfetta, di sé pietosa, atterrita tenerezza.
Ho scritto alcune lettere ad amici
che non mi perdonano e che non perdono.
E ora sul punto di dormire
un dolore terribile mi morde
come mille anni fa quando ero bambino
e lo chiamavo Iddio, e Iddio è questo
ago del mondo in me.
Fra poco, quando dai cortili l’aria
fuma ancora di notte e sulla città
la brezza capovolge i platani, scenderò per la via
verso la stazione dove escono gli operai.
Contro il loro fiume triste, di petti vivo,
attraverso la mobile speranza
che si ignora e resiste,
andrò verso il mio treno.
anima mia
non potendoti affagianare a piacimento
perocché sei pelle e pece mia
vado anfanando a perdifiato
scannaparole e gabbalessemi annacquo il vino della vite
e mai vado in cimbali e mi sconfondo nella dozzina
ma tu abbaia-abbaia
finché non ho finito di affinare questa vita
A schiere le parole. Poesie scelte con prose e versi inediti (Marcos y Marcors, 2024)
a vivere in una piccola città
capita di incontrare il primo amore
quello dei quindici anni
il mio aveva gli occhi celesti e i capelli bruni
per baciarci ci abbiamo messo due o tre mesi
poi è successo un pomeriggio in piazza grande
era inverno, i nostri corpi nuotavano nei giacconi anni ‘80
l’ho visto ieri che camminava col suo cane
i capelli radi, l’andatura un poco saltellante
e ho pensato che a vivere in una piccola città
il passato ti torna sempre addosso
così tra noi per un breve lampo
continua a scorrere quel bacio
come un torrente che riappare quando piove
Care lettrici e cari lettori,
da mercoledì 4 a domenica 8 dicembre vi aspettiamo a Più Libri Più Liberi, al centro congressi “La Nuvola” di Roma, con le novità editoriali, i libri più amati, le shopper e i taccuini, le nostri autrici e i nostri autori.
Anche quest’anno ci trovate allo STAND G08
Calendario presentazioni in programma:
–Giovedì 5 dicembre, ore 17:30 – Sala Nettuno
“Questo mio corpo sfamerà le rose” di Florbela Espanca
Con Graziano Graziani, Gioia Salvatori, Attilio Scarpellini e Luca Alvino
Link evento: https://plpl.it/event/questo-mio-corpo-sfamera-le-rose/
Link libro: https://internopoesialibri.com/…/questo-mio-corpo…/
–Venerdì 6 dicembre, ore 15:00 – Sala Giove
“In caso di perdita” di Alessandro Raveggi
Con l’autore e Paolo Di Paolo
Link evento: https://plpl.it/event/in-caso-di-perdita/
Link libro: https://internopoesialibri.com/libro/in-caso-di-perdita/
–Domenica 8 dicembre, ore 11:30 – Sala Nettuno
“Seguire una buca” di Virginia Aguilar Bautista
Con l’autrice e Lia Ogno
Link evento: https://plpl.it/event/seguire-una-buca/
Link libro: https://internopoesialibri.com/libro/seguire-una-buca/
Calendario firmacopie allo stand
Mercoledì 4 dicembre
Hugo Mujica con “E tutto nomina” ore 17:00
Giovedì 5 dicembre
Danila Giancipoli con “Cinema all’aperto” ore 12:00
Claudia Mencaroni e Gioia Marchegiani con “Letargo” ore 15:30
Gabriella Sica con “Poesie d’aria” ore 16:00
Graziano Graziani con “Questo mio corpo sfamerà le rose” ore 18:30
Venerdì 6 dicembre
Vincenzo Corraro con “Le età del bosco” ore 12:00
Alessandro Raveggi con “In caso di perdita” ore 16:00
Inumi Laconico con “Metroromantici III” ore 18:00
Sabato 7 dicembre
Andrew Faber con “Ti passo a perdere” ore 11:00
Giuseppe Cavaleri con “I Corpi Santi” ore 14:00
Vincenzo Mascolo con “Il minimo comune viaggiatore” ore 16:00
Anna Segre con “La distruzione dell’amore” ore 17:00
Domenica 8 dicembre
Virginia A. Bautista “Seguire una buca” ore 12:30
Vanni Schiavoni con “Atleti” ore 14:00
Silvio Raffo con “L’estasi insicura” ore 16:00
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