Umberto Piersanti

Ph. Dino Ignani

Jacopo fratello

Jacopo, difficile
oggi raccontarti,
non camminiamo più
insieme tra borghi
e campi,
non scendiamo alle terme
in uguali, bianchi
accappatoi incappucciati,
non attendiamo noi due,
da soli,
in un tavolo solo,
scoccare la mezzanotte
nella bianca sala
apparecchiata,
estranei alle grida
alterate, ai coriandoli
ai capelli attorcigliati,
ma presenti,
dentro le feste presenti
e dentro gli altri giorni,
ora di molto
tu mi sovrasti,
certo ti amo,
un po’ anche
ti temo
ora sei grande,
il tuo corpo potente
e armonioso,
ma la voce,
la voce flebile,
tenera e incerta,
la corrente degli anni
oggi risale,
ai giorni della nascita
ti riporta

vorrei che tu fossi
mio fratello,
ho avuto tenere sorelle
sorelle-madri
di me più grandi,
ma un fratello no,
non l’ho avuto,
e tu avessi dieci
e io dodici anni
fare capanne
d’acacie al Perlo
lungo lo stradino,
salire tra i greppi
a quel vulcano spento
che s’apre pauroso
tra rose di macchia
e fitti rovi
e pane e mortadella
mangiare lì
accovacciati

vorrei che tu avessi
dieci e io
dodici anni

Aprile 2022

Jacopo (Interno Poesia Editore, 2025)

Cristina Simoncini

Fermo immagine

Il bianco e nero in cui giovane per sempre
scende le scale sgretolate di un casolare
appoggiandosi al muro con la mano.
Sopra le ginocchia l’abito stringe
i fianchi, le gambe sono pronte
a sostenere l’urto, a non accomodarsi.
Il sussulto del sole la moltiplica
per cento – possibili altre sé.

Non ha niente a che fare con la donna
che sarà, niente ancora la condanna
al cinismo e alla disattenzione, al fiume
in piena del risentimento, spicca deciso
il corvino dei capelli, l’aria di sfida che la trattiene
sullo scalino con l’eloquenza del piede.

Linea di mira (Pietre Vive Editore, 2025)

Nelly Sachs


Ci esercitiamo già alla morte di domani
quando ancora appassisce in noi l’antica morte –
Oh, angoscia insostenibile dell’uomo –

Oh, abitudine alla morte fin nei sogni
dove la morte si frantuma in nere schegge
e l’ossea luna rischia le rovine –

Oh, angoscia insostenibile dell’uomo –

Dove sono i dolci rabdomanti,
angeli di quiete, che toccano per noi
la segreta fonte che dalla stanchezza
stilla nella morte?

Al di là della polvere (Einaudi, 1966) trad. it. I. Porena

Jorie Graham

Siamo

già estinti? Chi ha
la mappa. Posso
guardare? Dov’è il mio
titolo. È verificabile

la mia storia? Ho
incluso la memoria
degli animali? Le memorie
degli animali. Sono

ancora qui loro? Siamo

soli? Guarda
spuntano
i filamenti. Di memorie. Di chi? Com’era
la terra?

Si muoveva
tramite noi? Qualcosa dice non-stop,
sei qui tu?
sono reali i tuoi

antenati hai un
corpo hai
te stessa in
mente puoi vedere le tue

mani? – lo hai rotto
il filo? – cerca di sentire lo
strappo dell’altro
capo – accertati dice che

i due capi siano
vivi quando tiri per
tentare di ri-entrare
qui. Un corvo

è arrivato mentre
trascrivo tutto
questo. In-
corporami

gracchia. Saltella
più vicino sul
muretto. Ti ricordi
il dolore il suo

avvicinarsi dice. Lo

guardo. Non avere
fretta dico ma
lui picchietta sul
muretto con il

becco. Il suo manto è
di sole. Mi guarda
lentamente perché
sono immobile &

impaziente. Fissa la mia

solitudine. Iniziano
le cicale. È un vero incontro
questo chiedo. Del vecchio
tipo? Quando c’erano

corvi. No
dice la luce. Tu
quasi non ci
sei. Il corvo è partito

tempo fa. Ora
segue il suo filo,
il suo percorso,
per sempre. Conosce

la corrente. Attraversa
le cicale, che tu non senti
ma che ti avvolgono ora. Ma
non è qui chiedo cercandolo

nelle mie strofe.
Non mi ha raggiunta
entrando qui?
Non è entrato qui

alla strofa otto? – & dove

va ora
quando se ne va,
quando ti dico il corvo è dorato,
quando ti dico ha preso il volo &

è partito, & è partito.

*

Are we

extinct yet. Who owns
the map. May I
look. Where is my
claim. Is my history

verifiable. Have I
included the memory
of the animals. The animals’
memories. Are they

still here. Are we

alone. Look
the filaments
appear. Of memories. Whose? What was
land
like. Did it move
through us. Something says nonstop
are you here
are your ancestors

real do you have a
body do you have
yr self in
mind can you see yr

hands – have you broken it
the thread – try to feel the
pull of the other
end – says make sure

both ends are
alive when u pull to
try to re-enter
here. A raven
has arrived while I
am taking all this
down. In-
corporate me it

squawks. It hops
closer along the stone
wall. Do you remember
despair its coming

closer says. I look

at him. Do not
hurry I say but
he is tapping the stone
all over with his

beak. His coat is
sun. He looks
carefully at me bc
I am so still &

eager. He sees my

loneliness. Cicadas
begin. Is this a real
encounter I ask. Of the old
kind. When there were

ravens. No
says the light. You
are barely here. The
raven left a

long time ago. It
is traveling its thread its
skyroad forever now, it knows
the current through the

cicadas, which you cannot hear
but which
close over u now. But is it not
here I ask looking up

through my stanzas.
Did it not reach me
as it came in. Did
it not enter here

at stanza eight – & where

does it go now
when it goes away
again, when I tell you the raven is golden,
when I tell you it lifted &

went, & it went.

2040 (Crocetti, 2025), trad. di A. Francini.

Lella De Marchi

la credenza

I

nel vuoto della sala da pranzo metto a fuoco la credenza
e vedo un bicchiere di vetro campeggiare illibato.
sicuro, di vetro, di vetro dietro ad un vetro.
rotondo decorato smerigliato smaliziato, non viziato
dal suo contenuto, non ubriaco.
un bicchiere pallido e assorto.
assorto nei suoi pensieri.
un bicchiere assunto a principe del vuoto.
a principio dei miei irrisolti misteri.

we will drop the dirk –
because we love the wound
the dirk commemorate –

lasceremo cadere il pugnale
perché amiamo la ferita
che il pugnale commemorerà

Le stanze di Emily (Anterem Edizioni, 2024)

Ilaria Palomba

Ph. Alessandra Tardio

Dovremo accettare di estinguerci,
l’accorta astuzia dell’umano,
l’ingratitudine è la nostra vergogna,
l’aver pagato o il dover pagare in vita,
il volo dell’aquila, il sibilare della serpe,
le furie cieche e gli spettri, le falene,
l’incontro silente sui fiumi prosciugati,
l’acqua nelle cisterne vuote,
la resa al nemico, al vento forte,
allo spudorato rumore.
Civile è una coltre di morti,
scheletri nudi in marcia.
Sapremo raccontarci l’altra storia,
un giorno sapremo sbranare l’assedio.

Restituzione (Interno Libri Edizioni, 2025)

Giovanna Cristina Vivinetto

Ph. Francesco Finotto

Se è vero che li abbiamo perduti, è anche
vero che ovunque li chiamiamo, loro
si girano nel buio per rispondere.

Molto più fragili per dire come
la loro notte faccia un orlo nella nostra
e finisca di colpo per disincastrarsi e scivolare via,
non possiamo ripetere la paura ma spingerla
nello spazio, diminuirla da luce a luce,
tenere i nomi vicini come ossa, conchiglie.

Loro muoiono e noi continuiamo a sentirli.
Tra i vasi, le forchette, nel raschio
dei rami sulle finestre prima di dormire.

Chiesi di poterli guardare da vicino
e il cielo si aprì. Solo nuvole e lembi
di pioggia stretti intorno agli oggetti
che per l’ultima volta hanno toccato.
Tenevano la forma, tenevano la vita
prima di disperderla. Il cielo si aprì
senza distanza dal dolore e non c’era più niente
ma in quel momento seppi che era mio –
il cielo era interamente mio
e mia finalmente la loro morte
alta e perfetta come una punta di tempesta tra le stelle.

Inedito

Attilio Bertolucci

Ph. Dino Ignani

Fuochi in novembre

Bruciano della gramigna
nei campi
un’allegra fiamma suscitano
e un fumo brontolone.
La bianca nebbia si rifugia
fra le gaggie
ma il fumo lento si avvicina
non la lascia stare.
I ragazzi corrono attorno
al fuoco
con le mani nelle mani
smemorati,
come se avessero bevuto
del vino.
Per lungo tempo si ricorderanno
con gioia
dei fuochi accesi in novembre
al limitare del campo.

Le poesie (Garzanti, 2014)

Nikola Madzirov

Quando qualcuno se ne va
tutto ciò che abbiamo fatto ritorna

a Maryan K.

Dall’abbraccio sull’angolo capirai
che qualcuno se ne va, da qualche parte.
È sempre così. Vivo fra due verità
come una luce al neon che tremola
in un corridoio vuoto.
Nel mio cuore c’è posto
per sempre più persone, perché ormai non ci sono più.
È sempre così. Passiamo un quarto della veglia
con gli occhi socchiusi. Dimentichiamo
le cose ancor prima di perderle – il quaderno
di calligrafia, per esempio.
Nulla è mai nuovo. Il sedile del bus
è sempre tiepido. Le ultime parole strascinate
come secchi sbilenchi a un falò estivo. Domani succederà
un’altra volta – il viso prima di sparire
dalla foto perderà le rughe.
Quando qualcuno se ne va
tutto ciò che abbiamo fatto ritorna.

Ciò che abbiamo detto ci perseguiterà (Crocetti, 2025), a cura di P. Salabè

Tomaso Kemeny

Ph. Dino Ignani

L’eternità è un concetto cupo
brutta copia dell’attimo che ancora
ci separa; se il nostro respiro
ostenta il sorgere della prima
luce in pieno giorno,
il tuo corpo senza fondo arresta
le mie mille vite slabbrate che
scorrono in te verso
l’eclissi totale del mondo.

Qualità di tempo (Società di Poesia-Guanda, 1981)

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