Robert Frost


Ottobre

O silenzioso, mite mattino d’ottobre,
le tue foglie sono mature per la caduta;
il vento di domani, se impetuoso,
dovrà spazzarle tutte via.
Sopra la foresta i corvi gracchiano;
domani forse si raduneranno e partiranno.
O silenzioso, mite mattino d’ottobre,
fa’ che le ore di questo giorno inizino lente,
fa’ che il giorno ci sembri meno breve.
Cuori non avversi a lasciarsi ingannare,
ingannaci nel modo che solo tu conosci;
lascia cadere una foglia allo spuntar del giorno,
a mezzogiorno lasciane cadere un’altra,
una dai nostri alberi, un’altra lontano;
ritarda l’alba con una dolce nebbia,
incanta la terra con l’ametista.
Piano, piano!
Per il bene dell’uva, non per altro,
i cui pampini già bruciano nel gelo,
i cui grappoli andrebbero perduti–
per il bene dell’uva lungo il muro.

*

October

O hushed October morning mild,
Thy leaves have ripened to the fall;
To-morrow’s wind, if it be wild,
Should waste them all.
The crows above the forest call;
To-morrow they may form and go.
O hushed October morning mild,
Begin the hours of this day slow,
Make the day seem to us less brief.
Hearts not averse to being beguiled,
Beguile us in the way you know;
Release one leaf at break of day;
At noon release another leaf;
One from our trees, one far away;
Retard the sun with gentle mist;
Enchant the land with amethyst.
Slow, slow!
For the grapes’ sake, if they were all,
Whose leaves already are burnt with frost,
Whose clustered fruit must else be lost—
For the grapes’ sake along the wall.

The Collected Poems (Vintage, 2013), traduzione in italiano di Andrea Cati

Ariane Castelo Cipriano

La morte di mio padre è azzurra
è ancora dall’altra parte del mondo, sospesa
come la bambina che cade dalla bicicletta,
ha un ginocchio sbucciato e nessuno
a riconoscere il suo pianto, è generosa
non ha fretta di essere capita
ormai, dopo tutto, rimane
ancora tutta una vita.

 

Inedito

Kateryna Babkina


Senape

Lo zucchero delle mele si posa sui vetri d’ottobre,
Il profumo dell’erba insieme con l’erba vive nel sottotetto
Possiamo diventare pini, possiamo dormire
Sull’erba bagnata, ma i pini non saranno per questo più vicini.
Rosa spina scarlatta, infuso morato di foglie di quercia,
Le pere marcite nel bosco cadon col vento rombanti.
Possiamo fare di più, dal bosco ricavare una casa.
Ma la casa non sarà per questo più calda e più abituale.
Siamo estranei e ridicoli, rumorosi e folli,
Che pena, le piogge attente di notte, inafferrabili.

Poeti d’Ucraina (Mondadori, 2022), a cura di A. Achilli e Y. G. Possamai.

Jorge Luis Borges


Commiato

Tra me e il mio amore si alzeranno
trecento notti come trecento muri
e una magia sarà fra noi il mare.

Non resteranno che ricordi.
O sere che il dolore ha meritato,
notti nella speranza di guardarti,
campi del mio vagare, firmamento
che mentre ammiro perdo…
Definitiva come un marmo
rattristerà altre sere la tua assenza.

Despedida

Entre mi amor y yo han de levantarse
trescientas noches como trescientas paredes
y el mar será una magia entre nosotros.

No habrá sino recuerdos.
Oh tardes merecidas por la pena,
noches esperanzadas de mirarte,
campos de mi camino, firmamento
que estoy viendo y perdiendo…
Definitiva como un mármol
entristecerá tu ausencia otras tardes.

Fervore di Buenos Aires (Adelphi, 2010), trad. it. T. Scarano

Mario Santagostini

Ph. Maria Moratti
La fossa dei serpenti

A Giancarlo Majorino

Ha grandinato tutta notte
in fondo a viale zara. Verso Cinisello
il Seveso è tracimato all’alba.
dalle cantine allagate, recuperano scatoloni,
bottiglie, tolle, cartoni. Vorrei
che fosse passata un’altra estate.
Verrò qui spesso, in agosto l’immenso magazzino
della Metro è vuoto, il suo anagramma
più orrendo, l’ospedale vicino
cura solo incidentati o pazzi
portati da fuori
per farli dormire, mio padre è morto
lì, al secondo piano.

L’antologia ragionata (Pordenonelegge – Samuele Editore, 2025)

Vittorio Sereni

Ph. Pino Grossetti
Nebbia

Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.

E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.

Tutte le poesie (Mondadori, 2023)

Grazia Lisma


Bordeaux

Amo di me
che rimango attaccata
alla prima gettata d’amore.
Di paglia o di pietra la casa,
di fuochi o di vento, m’attengo
al mio pavimento e canto
le mie relazioni.

Inedito

Wanda Coleman


Doing Battle with the Wolf

i drip blood
on my way to and from work
i drip blood
down the aisles while shopping at the supermarket
i drip blood
standing in line at the bank
filling my tank at the gas station
visiting my man in prison
buying money orders at the post office
driving the kids to school
walking to bed at night
i drip blood

an occasional transfusion arrives in the mail
or i find plasma in the streets
an occasional vampire flashes my way
but they don’t take much
my enemy is the wolf
who eats even the mind

the wolf will come for me sooner or later
i know this
the wolf makes no sexual distinctions
i am the right color
he has a fetish for black meat and
frequently hunts with his mate along side him

he follows my trail of blood

i drip blood for hours
go to the bathroom and apply bandages
I’ve bled enough
it’s my monthly bleeding of poison
getting it out of my system
watching it as it flows from the
open sore of my body into the toilet stool
making a red ring
so pretty
flushing it away – red swirls
a precious painful price i pay

my man cannot protect me
the wolf has devoured most of my friends
i watched them die horribly
saw the
raw hunks of meat skin bone
swallowed
watched as full, the wolf crept away
to sleep

*

Lottare con il lupo

goccio sangue
andando e tornando dal lavoro
goccio sangue
lungo le corsie mentre faccio la spesa al supermercato
goccio sangue
in fila in banca
quando faccio il pieno alla stazione di servizio
visito il mio uomo in prigione
compro mandati di pagamento all’ufficio postale
accompagno i bambini a scuola
quando vado a letto la sera
goccio sangue

a volte una trasfusione può arrivare per posta
o il plasma posso trovarlo per strada
a volte un vampiro appare sulla mia strada
ma non prende molto
il mio nemico è il lupo
che addirittura divora la mente

il lupo prima o poi verrà a prendermi
lo so
il lupo non fa distinzioni sessuali
sono del colore giusto
ha un feticismo per la carne nera e
caccia spesso con un compagno al fianco

segue la mia scia di sangue

goccio sangue per ore
vado in bagno applico bende
ho sanguinato abbastanza
è il mio sanguinamento mensile di veleno
espellendolo dal sistema
lo guardo scorrere dalla
piaga aperta del mio corpo dentro la tazza del water
si crea un anello rosso
adorabile
quando tiro l’acqua – il rosso vortica
è un prezzo alto e prezioso da pagare

il mio uomo non può proteggermi
il lupo ha divorato la maggior parte dei miei amici
li ho visti morire orribilmente
ho visto
pezzi crudi di carne pelle ossa
ingoiati
l’ho visto mentre, satollo, il lupo strisciava via
a dormire

 

Mad Dog Black Lady, 1979, Black Sparrow Press,U.S., trad. it. S. Dibiase

Isabella Leardini

Ph. Valentina Solfrini

Sono stati per un attimo nell’onda
la luce più brillante dell’estate.

Corrente muta nella stanza buia
filo di conchiglie che trema
vetro irreparabile, segreto
che conosce solamente chi ce l’ha.

Certi bambini tornano da soli
con una bicicletta nella pioggia
si portano nell’aria come un peso
la cosa ingarbugliata senza nome
hanno avuto il coraggio di chiamarla
ma nessuno ha creduto davvero
che fossero capaci di rifarla
l’hanno messa sul fondo della tasca
nell’angolo del loro occhio azzurro.

Chi la vede luccicare dalla stoffa
sa che un giorno la ritireranno fuori
per stringerne il lato affilato
scagliarla sull’acqua del fiume
cadendo dall’ultimo piano
sentirla finalmente rimbalzare.

Maniere nere (Mondadori, 2025)

Pierluigi Cappello


Da lontano

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.

Azzurro elementare. Poesie 1992-2010
(Bur Rizzoli, 2013)

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