Joséphine Bacon

Ph. Marjorie Guindon

Il mio dolore,
diventato rimorso,
è il lungo castigo
che curva la mia schiena.
La mia schiena somiglia
a una montagna sacra,
piegata dall’aver amato
tante volte.

 

Ma douleur,
devenue remord,
est le long châtiment
qui courbe mon dos.
Mon dos ressemble
à une montagne sacrée,
courbée d’avoir aimé
tant de fois.

Nikassenitamun katshi / nishtutaman ekue / shikatenimuian. //
Kashikat nushtueniten / eshinakuak nitinniun / nimateniten nuash /
nishpishkunit.

Innue. Poesie 2009-2018 (Interno Poesia Editore, 2025), cura e traduzione di Francesca Maffioli

Scopri il libro

Fabio Pusterla

I conti col passato? Forse è tardi. Ogni cosa,
fratture, ferite, rimorsi,
si è bruciata sulla riva dell’ultimo fiume
davanti al guado dove finivano i sentieri.

Ultimo fiume ultimo rogo
e nelle fiamme saltellavano
lapilli d’identità, volti amici e nemici.
Perdonato il perdonabile, si viaggia leggeri.

Fiumi nefrite vortici (Marcos y Marcos, 2025)

Osip Mandel’štam

Tristia

Io so la scienza dei commiati, appresa
fra lamenti notturni a chiome sciolte.
Stan ruminando i buoi, dura l’attesa:
ultim’ora di veglia delle scolte
cittadine. E mi piego al rito della notte
del gallo, quando – in spalla il carico di strazio
del viaggio – guardavano lontano umidi occhi,
e pianger di donne al canto si univa delle muse.

Chi, alla parola “commiato”, sa quale
distacco giungerà per noi fra poco,
che cosa presagisce lo strepito del gallo
mentre la fiamma arde sull’acropoli,
e perché all’alba di una vita nuova,
mentre il bue rumina pigro nell’andito,
il gallo, araldo della vita nuova
sulla cinta muraria le ali sbatte?

E amo il filato, amo la tessitura:
il fuso ronza, va su e giù la spola.
Guarda: scalza, leggera come fosse peluria
di cigno, Delia già incontro mi vola!
O gramo ordito del vivere nostro,
che povera è la lingua della gioia!
Tutto fu in altri tempi. Tutto sarà di nuovo.
Solo ci è dolce l’attimo del riconoscimento.

Ma così sia: giace in un terso piatto
d’argilla una traslucida figura,
come una pelle stesa di scoiattolo,
e a scrutare la cera una ragazza è curva.
Non sta a noi trarre auspici sul greco Erebo:
la cera è per le donne ciò ch’è il bronzo per l’uomo.
Noi sfidiamo la sorte da guerrieri;
destino è ch’esse traendo auspici muoiano.

Cinquanta poesie (Einaudi, 1998), trad. it. Remo Faccani

Ingeborg Bachmann


Sotto altre spoglie andavamo un tempo,
tu in volpe, io in abito da puzzola;
fummo ancor prima di fiori di marmo,
nevosi in una gola tibetana.

Cristalli senza luce e senza tempo
ci liquefammo nella prima ora,
ci avvolse il brivido della vita intera,
fiorimmo nel polline del primo senso.

Viandanti nel miracolo lasciammo
i vecchi panni per indossarne nuovi.
Succhiammo forza da ogni nuovo suolo
e mai più il nostro respiro s’arrestava.

Leggeri uccelli fummo e gravi alberi,
delfini audaci e mute uova d’uccello.
Morti e poi vivi, un essere eravamo,
e poi una cosa. (Mai saremo liberi!)

Mi amavi. Io amavo i veli tuoi,
le lievi stoffe che la stoffa librano,
e discreta la notte ti stringevano.
(Se solo ami! Vederti non pretendo!)

Giungemmo nel paese delle fonti.
Trovammo gli atti. Il paese intero,
così amato, sconfinato, ora era nostro.
Trovava posto nella tua mano a conca.

Invocazione all’orsa maggiore (Se, 2011), trad. it. M. T. Mandalari

Mary Oliver


The Bobcat

One night
long ago,
in Ohio,
a bobcat leaped
like a quick
clawed
whirlwind of light
from the pines
beside the road,
and our hearts
thudded and
stopped –
those lightning eyes!
that dappled jaw!
those plush paws!
In the north,
we’ve heard,
the lynx
wanders like silk
on the deep
hillsides of snow –
blazing,
it lounges in trees
as thick as castles,
as cold as iron.
What should we say
is the truth of the world?
The miles alone
in the pinched dark?
or the push of the promise?
or the wound of delight?
As though in a dream
we drive
toward the white forest
all day,
all night.

*

La lince rossa

Una notte
molto tempo fa,
in Ohio,
una lince rossa saltò
come un vortice artigliato
di luce
veloce
dai pini
vicino alla strada,
e il cuore
ci batté forte e
si fermò –
gli occhi fulminanti!
la mandibola maculata!
le zampe felpate!
Nel nord,
abbiamo sentito,
la lince
vaga come seta
sui fianchi fondi
delle colline di neve –
fiammante,
dimora in alberi
grossi come castelli,
freddi come il ferro.
Quale possiamo dire
è la verità del mondo?
Le miglia da sola
nel buio pungente?
o la spinta della promessa?
o la piaga del piacere?
Come in un sogno
andiamo
verso la foresta bianca
tutto il giorno,
tutta la notte.

Primitivo americano (Einaudi, 2023), a cura di P. Loreto.

Stefano Simoncelli

stefano simoncelli poeta

 

Per alcuni anni, prima di addormentarmi
ho sperato sarebbe venuto a prendermi
come davanti al portone della scuola
quando gli consegnavo la cartella
e m’aggrappavo al suo braccio.

Sarebbe stato là, sul marciapiede,
m’illudevo, distante da tutti e fumando,
ma niente, nemmeno la brace della sigaretta
a luccicare nel buio dove lo immaginavo.

Poi in un’alba livida e piena di vento,
quando ormai non ci contavo più,
si è aperta e richiusa la porta dove dormivo
e l’ho visto: era lì, ai piedi del letto,
che mi aspettava fumando.

Hotel degli introvabili (Italic, 2014)

Interno Poesia al Salone del Libro di Torino 2025

Care lettrici e cari lettori,
dal 15 al 19 maggio vi aspettiamo al Salone del Libro di Torino con il nostro catalogo, le novità editoriali, le borse e i taccuini di Interno Poesia, gli incotri in programma, i firmacopie, le autrici e gli autori della casa editrice.

Dove trovarci
Padiglione 2 – Stand K05

I nostri eventi
Venerdì 16 maggio, ore 16:00 – Sala Malva
Omaggio a Hope Mirrlees, dal libro “Parigi”
Con Nicoletta Asciuto e Carmen Concilio
Link evento: https://www.salonelibro.it/…/omaggio_a_hope_mirrlees/12654

Lunedì 19 maggio, ore 13:45 – Sala Avorio
“La voce di blu” di Andrea Bosca
Con l’autore e Francesco Napoli
Link evento: https://www.salonelibro.it/programma…/andrea_bosca/13334

Patrizia Baglione


Questo figlio che vedi, non è tuo;
non sono tue le preghiere, i lamenti,
l’ora buona dopo cena. Non è tua
la paura, il sogno, la cicatrice
che credi di avere. Tuo, forse, l’abisso,
la poca fortuna, l’angolo di cera
che piano si consuma, l’odore
di campagna, la parete rosa,
le scale ancora rivestite di cemento.

Madre che resta (self-publishing, 2024)

Jaroslav Seifert

Attenderò qui insieme con i morti
finché la primavera, che i poeti
cuciono con punto rado degli attimi
usando stoffe azzurrine dell’alto,

avvolgerà la loro tomba di erba;
nessuna bocca infatti sa narrare
come quella fatta di steli d’erba
che mi sono oggi doppiamente cari.

Vivo le loro pene, i loro giorni,
anche se ha perduto colore l’abito
di chi una volta con loro danzava.

Anche il binocolo vedo nel palco,
e il mantello, mentre attendo sull’angolo
da primavera fino a tardo inverno.

Vestita di luce (Einaudi, 1986)

Anne Sexton

Photo by Ian Cook/The LIFE Images Collection via Getty Images/Getty Images

The Ambition Bird

So it has come to this –
insomnia at 3:15 A.M.,
the clock tolling its engine

like a frog following
a sundial yet having an electric
seizure at the quarter hour.

The business of words keeps me awake.
I am drinking cocoa,
that warm brown mama.

I would like a simple life
yet all night I am laying
poems away in a long box.

It is my immortality box,
my lay-away plan,
my coffin.

All night dark wings
flopping in my heart.
Each an ambition bird.

The bird wants to be dropped
from a high place like Tallahatchie Bridge.

He wants to light a kitchen match
and immolate himself.

He wants to fly into the hand of Michelangelo
and come out painted on a ceiling.

He wants to pierce the hornet’s nest
and come out with a long godhead.

He wants to take bread and wine
and bring forth a man happily floating in the Caribbean.

He wants to be pressed out like a key
so he can unlock the Magi.

He wants to take leave among strangers
passing outs bits of his heart like hors d’oeuvres.

He wants to die changing its clothes
and bolt for the sun like a diamond.

He wants, I want.
Dear God, wouldn’t it be
good enough to just drink cocoa?

I must get a new bird
and a new immortality box.
There is folly enough inside this one.

 

*

 

L’uccello ambizione

Eccola, arriva
– l’insonnia delle 3.15 –
all’orologio s’inceppa il motore

come se a una rana sulla meridiana
le prendesse un colpo apoplettico
proprio al quarto d’ora.

Trafficare con le parole mi tiene sveglia.
Bevo una cioccolata,
calda mamma marrone.

Mi piacerebbe una vita semplice.
Invece tutta notte ripongo
poesie in una scatolona.

È la mia scatola dell’immortalità,
il mio piano rateale,
la mia bara.

Tutta la notte ali cupe
sbattono nel mio cuore.
Ognuna un uccello ambizione.

L’uccello vuole stramazzarsi dall’alto,
tipo dal Ponte di Tallahatchie.

Vuole accendere un fiammifero da cucina
e immolarsi.

Vuole volare sulla mano di Michelangelo
per riuscirne dipinto sulla volta.

Vuole perforare un nido di calabroni
per uscirne con la testona di una divinità.

Vuole prendere il pane e il vino
per dare alla luce l’uomo che sguazza felice nel Mar dei Caraibi.

Vuole essere premuto come un tasto
per riuscire a decifrare il mistero dei Re Magi.

Vuole prendere congedo distribuendo a sconosciuti
pezzetti del suo cuore come antipasto.

Vuole morire cambiandosi d’abito
per scattare verso il sole come un diamante.

Vuole. Voglio.
Caro Dio, non sarebbe meglio
bersi una cioccolata calda?

Devo prendere un nuovo uccello
e una nuova scatola dell’immortalità.
Di follia in questa ce n’è già abbastanza.

Il libro della follia (La nave di Teseo, 2021), trad. it. R. Lo Russo.

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