Prisca Agustoni

Siamo una specie che migra,
senza orme né residui nella memoria
della gente. Solo ombre,
parole in mutazione, segreti
questi tre chiodi nello sterno.
Un giorno la bufera ci prende
sul pendio, dove abbiamo fatto sosta.
Animali dormono attorno al fuoco,
mentre madri coltivano l’orto.
Poi giunge la pioggia e la paura.
E ci mettiamo di nuovo in viaggio:
solo un cane ci segue, quasi umano,
verso nord:
una carovana silenziosa che sale
lungo il tempo fino al tempo dello schermo.

 

L’animale estremo (Interno Poesia Editore, 2025)

Scopri il libro

Claudia Fofi


dove vanno gli uccelli quando migrano
i becchi a picco sulle bisce
dove vanno tutte le monetine
le mani rattrappite sugli accordi
la voce del babbo dov’è
e la creta dell’infanzia della mamma
dove sono le fiamme dei fuochi
i grembi gravidi la mescita del seme
la voglia santa di tenerti dentro
contrarre i muscoli fino al buio
dove va la vita indestinata
delle pecore una dietro l’altra
perché afferra la maniglia del treno
la vita timorosa della vita
dove va il mio nome zoppo signore
ti sei dimenticato di battezzare queste tempie
dove va tutta la fatica di pulire l’urna rossa
le ubicazioni necessarie dei fogli e degli occhiali
dove vanno i simboli della cattiveria
il cappello volato a furor di tramontana
la frase che è scappata dagli occhi dove va
dove vanno i minerali a un certo punto
i tre giri alla fontana dei matti
sul prato dove andiamo tutti
si può camminare a piedi nudi?

Le ossa cantano (AnimaMundi, 2024)

Mark Strand


She
for Bill and Sandy Baily

She slept without the usual concerns,
the troubling dreams – the pets
moving through the museum,
the carved monsters, the candles
giving themselves up to darkness.
She slept without caring what she looked like,
without considering the woman
who would come or the men who would leave
or the mirrors or the basin of cold water.
She slept on one side, the sheets
pouring into the room’s cold air,
the pillow shapeless, her flesh
no longer familiar. Her sleep
was a form of neglect.
She did nothing for days,
the sun and the moon had washed up
on the same shore. Her negligee
became her flesh, her flesh became
the soft folding of air over the sheets.
And there was no night, nor any sign of it.
Nothing curled in the air
but the sound of nothing,
the hymn of nothing, the humming
of the room, of its past.
Her flesh turned from itself
into the sheets of light.
She began to wake; her hair spilled
into the rivers of shadow.
Her eyes half-open, she saw the man across the room,
she watched him and could not choose
between sleep and wakefulness.
And he watched her
and the moment became their lives
so that she would never rise or turn from him,
so that he would always be there.

*

Lei
per Bill e Sandy Bailey

Lei dormiva senza le solite preoccupazioni,
i sogni inquietanti – gli animali di casa
che vagavano per il museo,
i mostri scolpiti, le candele
che si arrendono al buio.
Dormiva senza preoccuparsi del proprio aspetto,
senza tenere conto della donna
che sarebbe arrivata né degli uomini che se ne sarebbero andati
e nemmeno degli specchi o del catino d’acqua fredda.
Dormiva su un fianco, le lenzuola
che si riversavano nell’aria fredda della camera,
il cuscino informe, la propria carne
non più consueta. Il suo sonno
era una forma dell’abbandono.
Non fece nulla per giorni e giorni,
il sole e la luna si erano arenati
sulla stessa costa. Il suo négligé
divenne la sua carne, la sua carne divenne
il sommesso panneggio dell’aria sulle lenzuola.
E non c’era notte, né alcun segno della notte.
Nulla si increspava nell’aria
se non il rumore del nulla,
l’inno del nulla, il salmodiare
della stanza, del suo passato.
La carne si trasformò da se stessa
nelle lenzuola della luce.
Cominciò a svegliarsi; i capelli le si riversarono
nei fiumi dell’ombra.
Gli occhi socchiusi, vide l’uomo in fondo alla stanza,
lo guardò e non riuscì a scegliere
il sonno o la veglia.
E lui la guardava
e quell’attimo divenne le loro vite
così che lei non si sarebbe mai alzata né sottratta a lui,
così che lui sarebbe sempre rimasto lì.

Tutte le poesie (Mondadori, 2014), trad. it. D. Abeni e M. Egan.

Dennis Haskell

She was dazzling beyond meaning
and all life seemed a greening
of pastures, caught in each tense,

love so immense it seemed absurd
that each grain of feeling became a word

which trembled through his being and shook
until all the words became a book.

Even she was stunned in finding
perfect words in perfect binding.

Lecturers read it, surprised, and next
the moving book became a set text.

Study conducted, the text was dissected,
scrutinised, deconstructed, resurrected.

The text was a discourse at which daily
gravely stern scholars would look.
But who among them could read the book?

*

Se ne stava oltremodo abbagliante,
tutta la vita un verdeggiante
pascolo, comunque la guardassi,

sembrava assurdo un amore così immenso
che divenne ogni briciola di sentimento

una parola tutta tremante,
finché divennero un libro tutte quante.

E ancora era stordita nel cercare
parole perfette in un perfetto accordare.

Sorpresi lo lessero i lettori, e presto
il libro mosso divenne solo un testo.

Condotti studi, fu il testo sezionato,
esaminato, decostruito, resuscitato.

Il testo era un discorso a cui ogni giorno
scolari austeri avrebbero guardato.
Ma chi di loro lo avrebbe interpretato?

da Rivista Semicerchio (Vol. 22), trad. it. R. Deidier

Salvatore Quasimodo


Ad Auschwitz

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.

Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: ” Il lavoro vi renderà liberi ”
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le doccie a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.

Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.

Tutte le poesie (Mondadori, 2020)

Adriana Tasin

è proprio necessario il viaggio?
necessario rinnovare il dolore del corpo
così stanco quasi morto
salire per ricadere al centro della Terra
fino al ferro ai chiodi dell’introvabile via
tracciando e cancellando traccia
che nessuno la possa seguire?

e in fondo [rispondi] ciascuno deve
calarsi in solitaria nel proprio sentire

Voragini d’azzurro (Interno Libri Edizioni, 2025)

Scopri il libro

Bernardo Pacini


Mi piace molto aprire la macchina
quando sono a una certa distanza.
Premo da dove lo permette l’elettronica
lo faccio soprattutto se qualcuno
si trova nei dintorni della macchina
così che sia allertato dal vedere
i fari d’improvviso illuminarsi.
In questo modo riesco a interagire
di nascosto con lo sconosciuto
mi introduco nel suo quotidiano
lo distraggo o infastidisco, gli instillo
un dubbio strisciante, che indaghi
senza un motivo apparente
su chi e dove sia il proprietario dell’auto –
così che gli affiori alla mente
un pensiero infantile di correlazione:
l’ho fatta scattare con gli occhi
ho un grande potere su tutto il reale.

Ipotesi sul mio disfacimento (Mar dei Sargassi, 2024)

Sara Teasdale


Central Park all’imbrunire

Sopra gli alberi spogli alte le case
sono i castelli pallidi di un sogno –

ad una ad una, dalle luci invase,
punteggiano di chiaro l’imbrunire.

Segno non v’è di foglie né di fiore,
su ogni cosa è il silenzio della sera –

come donna in attesa dell’amore
attende il mondo la sua primavera.

*

Buildings above the leafless trees
Loom high as castles in a dream,

While one by one the lamps come out
To thread the twilight with a gleam.

There is no sign of leaf or bud,
A hush is over everything—

Silent as women wait for love,
The world is waiting for the spring.

Gli amorosi incanti (Crocetti, 2010), trad. it. di Silvio Raffo

Jean-Claude Izzo


Le pietre chiudono lo spazio,
lo imprigionano:

attraverso facciate sventrate
il cielo cerca la sua via d’uscita.

Risuonano passi: i miei, instancabili.

Ombra di guardia
in questo giorno senz’ombra,
veglio.

La luce è triste,
assetata dei suoi sogni.
E i sogni sopravvivono all’immobilità.

I miei passi suonano a morto,
battono il tempo della memoria
per farne sprigionare il sangue.

Loin de tous rivages (Les Editions du Ricochet, 1997) trad. it. A. Comes

Giuseppe Ungaretti


Godimento

Mi sento la febbre
di questa
piena di luce

Accolgo questa
giornata come
il frutto che si addolcisce

Avrò
stanotte
un rimorso come un
latrato
perso nel
deserto

Vita d’un uomo. Tutte le poesie (Mondadori, 1969).

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