Interno Poesia a Più Libri Più Liberi

Care lettrici e cari lettori,
da mercoledì 4 a domenica 8 dicembre vi aspettiamo a Più Libri Più Liberi, al centro congressi “La Nuvola” di Roma, con le novità editoriali, i libri più amati, le shopper e i taccuini, le nostri autrici e i nostri autori.

Anche quest’anno ci trovate allo STAND G08

Calendario presentazioni in programma:

–Giovedì 5 dicembre, ore 17:30 – Sala Nettuno
“Questo mio corpo sfamerà le rose” di Florbela Espanca
Con Graziano Graziani, Gioia Salvatori, Attilio Scarpellini e Luca Alvino
Link evento: https://plpl.it/event/questo-mio-corpo-sfamera-le-rose/
Link libro: https://internopoesialibri.com/…/questo-mio-corpo…/

–Venerdì 6 dicembre, ore 15:00 – Sala Giove
“In caso di perdita” di Alessandro Raveggi
Con l’autore e Paolo Di Paolo
Link evento: https://plpl.it/event/in-caso-di-perdita/
Link libro: https://internopoesialibri.com/libro/in-caso-di-perdita/

–Domenica 8 dicembre, ore 11:30 – Sala Nettuno
“Seguire una buca” di Virginia Aguilar Bautista
Con l’autrice e Lia Ogno
Link evento: https://plpl.it/event/seguire-una-buca/
Link libro: https://internopoesialibri.com/libro/seguire-una-buca/

Calendario firmacopie allo stand

Mercoledì 4 dicembre
Hugo Mujica con “E tutto nomina” ore 17:00

Giovedì 5 dicembre
Danila Giancipoli con “Cinema all’aperto” ore 12:00
Claudia Mencaroni e Gioia Marchegiani con “Letargo” ore 15:30
Gabriella Sica con “Poesie d’aria” ore 16:00
Graziano Graziani con “Questo mio corpo sfamerà le rose” ore 18:30

Venerdì 6 dicembre
Vincenzo Corraro con “Le età del bosco” ore 12:00
Alessandro Raveggi con “In caso di perdita” ore 16:00
Inumi Laconico con “Metroromantici III” ore 18:00

Sabato 7 dicembre
Andrew Faber con “Ti passo a perdere” ore 11:00
Giuseppe Cavaleri con “I Corpi Santi” ore 14:00
Vincenzo Mascolo con “Il minimo comune viaggiatore” ore 16:00
Anna Segre con “La distruzione dell’amore” ore 17:00

Domenica 8 dicembre
Virginia A. Bautista “Seguire una buca” ore 12:30
Vanni Schiavoni con “Atleti” ore 14:00
Silvio Raffo con “L’estasi insicura” ore 16:00

A presto ❤️

Lea Goldberg


Beati coloro il cui sorriso sbocciò nella bufera
come luce di stella sulla furia delle onde,
beati coloro che si incontrano in giorni tristi
e la loro letizia splende nell’ombra.

Beato chi venne nel giorno dell’amarezza
e lume per l’amico fu il suo lume,
beato il nostro amore nei suoi patimenti,
è lui stesso ricompensa al patire.

Beata, me beata che nel cavo della mia mano
mi fu dato di riscaldare le tue dita
il giorno che mi apparve davanti la mia morte,

e una sola scintilla dal fulgore dei tuoi sguardi
alle mie tenebre portai come un monile.

Versi a Dio (Crocetti, 2024), trad. it. del testo a opera di P. Messori.

Francesco Scarabicchi

Ph. Dino Ignani

Porto in salvo dal freddo le parole,
curo l’ombra dell’erba, la coltivo
alla luce notturna delle aiuole,
custodisco la casa dove vivo,
dico piano il tuo nome, lo conservo
per l’inverno che viene, come un lume.

Il prato bianco (Einaudi, 2017)

Friedrich Nietzsche

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Fra amici

Bello è tacere insieme,
ancor più bello ridere assieme –
sotto il panno di seta del cielo,
giù nel muschio, chino su un libro,
rider forte e cordiale fra amici
e scoprire il biancore dei denti.

Se io sono riuscito taciamo,
se ho fallito – ridiamoci sopra
e facciamo ancora di peggio,
sempre peggio, ridere e fare,
finché nella fossa scendiamo.

Sì, amici! Così deve andare? –
Amen dunque! E arrivederci!

Le poesie (Einaudi, 2015), trad. it. A. M. Carpi

Nicola Vacca

Ph. Gaetano Del Mauro

Manca un grido

Non esistono poteri buoni
ficcatevelo nella testa
servi sciocchi che vi prostituite
per i vostri luridi interessi.

Il potere divora tutto
a lui interessa essere solo potere
e contare su un sistema che ci prende per fame.

Non esistono poteri buoni
solo per questo in ognuno di noi
dovrebbe esserci un uomo in rivolta.

Abbiamo tutti bisogno di un amico fragile (Qed edizioni, 2024)

Claudia Mencaroni

Ph. Francesca Guerrini

Una mattina di buio viola
la mamma ha sprimacciato il suo cuscino
ha preso la coperta di lana da un lembo
se l’è tirata appresso come uno strascico
e ha percorso tutto il corridoio sbadigliando.
Nel mentre ha incontrato i suoi bambini appena
atterrati sul giorno cisposi e pieni di smorfie di giuggiole
ha posato le sue labbra screpolate sulle loro teste
(segno inequivocabile di un loro messaggio in codice: buonanotte).
Come se non bastasse, ha sfregato il suo naso freddo dentro
le pieghe dei loro colli ancora caldi di letto
ha inspirato fortissimo come quando si va sott’acqua
(e si vuole arrivare pure molto profondo)
poi, con la sua coperta da sposa, si è diretta piano
all’angolo senza finestre sul tappeto del salone.
Si è raggomitolata per benino, ha chiuso un occhio
poi ha chiuso l’altro, infine il suo respiro
è diventato così lento e cavernoso che i bambini
si sono guardati per ben ventisette secondi, finché
uno di loro il più scientifico
si è avvicinato a lei
ha posato l’orecchio sulla sua schiena e ha detto:
— Dorme.
— Citrullo, si dice “è in letargo”,
ha replicato l’altro che alle parole ci tiene parecchio.

Ancora i bambini si sono guardati
perché non sembrava ci fosse altro da dire;
poi uno stomaco ha suggerito il da farsi
e, con passo malfermo, sono andati a fare colazione.

 

Letargo (Interno Poesia Editore, 2024), con illustrazioni di Gioia Marchegiani

Scopri il libro

Chiara Billi

C’è una parte di te che sa di mare
E di casa
Di piccole chiese nei paesi
Di campagna
Delle aiuole fiorite nei giardini
Di città
Quella parte di te ha il sapore della lontananza
Della nostalgia
Quella parte di te ha il sapore delle mani
E delle loro rincorse, sotto le coperte

Quella parte di te ha il sapore
Della vita

E della mia voglia di scoprire fino a quanto
Fino a dove ancora
Me ne darai un po’

Inediti

Vicente Gallego

gallego

 

 

 

Casa mia

Come una pietra pianto la parola
sopra il suolo di oggi, per piantare
domani un’altra pietra finché sia
ben sicuro il mio tetto che vi accoglie.

Poiché pietre non ho,
le mie parole pianto tutte insieme:
quelle di dura spiga, e quelle dolci,
e fra tutte,
le sole,
che chiedono clemenza
e forse una ragione.

Io innalzo la mia casa per il vento e per l’acqua.
Affinché soffi il vento e le spezzi,
affinché l’acqua scorra e via la porti.

Ma che ci facevo io se non volevo
la mia casa come vuole
il suo sole il vecchio, l’amante le sue pene.
Io volli solamente
darmi un tetto,
quattro umili pareti dove aprire
il chiaro belvedere,
la serena vedetta.

Pietre non ebbi mai, e quelle poche
parole che mi restan non son mie.

Soffia il vento e le porta
per piantarmi la casa,
quella dai piedi di fango
e dalle alte finestre.

 

da Poesia spagnola del secondo novecento (Vallecchi, 2008)

Elena Andreevna Švarc


Quando volo sull’acqua buia
E sfreccio sulle nere selve,
Non ho nulla nelle tasche –
Tabacco misto ai versi russi.

Quando l’angelo porterà l’anima,
Avvinghiandola nella nebbia – e nella fiamma,
Non avrò corpo, né lacrime,
Ma solo la sacca dei versi nel cuore.

Ma prima di entrare nel fuoco spalancato:
Imploro – non bruciare, lasciami questa piccolezza,
L’angelo dice: lasciala, non toccarla,
È tutta impregnata di chiaro veleno.

La nuova poesia russa (Crocetti Editore 2003) trad. it. P. Galvagni

Roberto Mussapi

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La piuma del Simorgh

La luce non si attenua mai, si spegne.
Come l’uccello che conosciamo, per rinascere.
E’ un inganno credere che qualcosa passi dal tempo
in cui fu pieno, a una senescenza.
Non c’è intervallo nel fuoco, c’è spegnimento
perché le braci si riaccendano, tu ti riaccendi.
Non era quello che avevo appreso un tempo,
l’attenuazione della fiamma, il crepuscolo.
Non esiste un tempo intermedio,
tu passi e affoghi per rinascere,
questo è già scritto, nel fondo del mare,
impresso nelle cifre del corallo.
La vita che ti fece fu ambigua, e generosa,
tu le appartieni, sei tu che la fai vivere.
Ora che sta piovendo i passi si allontanano,
i tram sferragliano e sembra pioverà sempre,
ma c’è una porta, mai vista o spalancata di colpo.
Tu credi che il buio si avvicini, ma già incombe
la notte e il sogno che ti prende e abbraccia.
Ognuno si culla in un sogno spesso debole e incerto
per la paura del mattino, del canto del gallo
quando le ombre cadono e tu viva
stai conducendo il globo al suo risveglio.
Non era quello che avevo appreso un tempo,
il lento divenire e la trasformazione del giorno
in una quieta muta, priva di stelle.
C’è solo, tu l’hai svelato, un incessante fuoco che rigenera.

 

La piuma del Simorgh (Mondadori, 2016)

© Foto di Dino Ignani

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