Quinto Orazio Flacco


Carpe diem

Non domandarti mai – non è concesso – quale destino
gli dèi ci daranno, anima candida, e non ascoltare
gli stupidi oroscopi. Meglio che puoi vivi ciò che sarà,
sia che altri inverni Giove conceda, sia che sia l’ultimo
questo che ora scuote il Tirreno tra scogli di pomice:
sii saggia e versa il vino: il tempo è breve,
lascia le lunghe speranze. Mentre parliamo, fugge l’ora invidiosa:
afferra il giorno presente, meno che puoi credi al domani.

*

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Carmina, I, 11, traduzione inedita di Luca Alvino

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