Sara Bini


Ballata di una stella

Torre di Controllo a Maggiore Tom, il tuo circuito si è spento, c’è qualcosa che non va…Riesci a sentirmi, Maggiore Tom?-Ground Control to Major Tom, your circuit’s dead, there’s so-mething wrong…Can you hear me, Major Tom?
David Bowie, Space Oddity

Sul mio tallone d’Achille
ho edificato una vita intera
Niente, come la coppia,
può farti sentire così sola

Sulla ferita più infetta
ho imbastito la mia storia
Niente, come l’amore,
può farti stare così male

Ma ora attraverso
incandescente
la fotosfera

Ora divento
reazione
nucleare

Macchia
solare

Cristalli (Interno Libri Edizioni, 2024)

Scopri il libro

Elio Grasso


Seguivi le folate scure
del vento, nel generale respiro
paesano che domani sarà più freddo
e già tardi toccherai la coperta
come un balsamo e come riparo
dal settentrione scaltro
unendoci alla sabbia marina.
Sempre più terrestri e scalpiccianti
nei gesti che portano alla frangia costiera
e lasciano alle spalle gli argini.
Togliere di mezzo il tempo tocca
ai tardi ritorni, la terra
non sarà più messaggera.

Orienti I-II-III (puntoacapo, 2024)

Remo Pagnanelli



Novantesimo

Non se ne dà per inteso
Svaria sull’ala e continua
Come se nulla fosse accaduto
Ma non è vero e non può
Non sentirne il peso
Via via che l’angolo si avvicina…
E allora lo batte cercando la testa
Di un compagno – che pensi per lui,
Che pensi lui a cacciarla nella rete –
Tornandosene indietro alla difesa
Consegnando tutta la sua esperienza
Negli assedi e nelle fughe
Ora più di nulla preoccupato.

Rivista “Poesia” (n.208, settembre 2006), Crocetti ed.

Gian Piero Bona


Cuore, martello strano che batti
sovra incudine rovente e a colpi
mi rendi un suono quotidiano,
quali facce tu a me nascondi
che a capirti m’obblighi a seguirti
e a scoprire le tue mille tracce?

Vuoi dirmi che vivere fu bello
in questo caos misconosciuto
fino all’ordine di un gran bordello?
Ti sembrò il cosmo rassomigliare
a un piccolo specchio famigliare?

Sei solo una terrena povertà.
Come avresti potuto inventare
parole quali: eterno e realtà?
Chi entrò in te a fartele enunciare?

Un giorno una lapide dirà
che sei fermo, invece tu sarai
assente, bocciato da universi,
uscito dal petto e dai miei versi.

Mio cuore ridi, perché non tu
ma qui sepolto sarà il tutto,
ché prima d’esser nato sei già
stato.

Detriti del fiume celeste (Interno Poesia Editore, 2024), a cura di Francesco Occhetto

Scopri il libro

Fernando Della Posta

Fuga per la vittoria

Ogni maschera ha una serratura,
la sua chiave un attrezzo scenico,
va cercata nei ripostigli della sopravvivenza
degli uomini all’ultimo miglio;
quelli che sempre invincibili schivano
con la fuga il misterioso giudizio,
il solido calco di orbita e bulbo.
Quelli che sempre invincibili tornano
alle ciglia guizzanti sotto il sole.

Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024)

Juana de Ibarbourou


Piove… Aspetta, non dormire,
Ascolta bene ciò che dice il vento
E ciò che dice l’acqua mentre batte
Con le dita minute contro i vetri.

Tutto il mio cuore diventa orecchio
Per ascoltare l’ammaliata sorella,
Che ha dormito nel cielo,
Che ha visto il sole da vicino,

E adesso scende elastica e allegra
Dalla mano del vento,
Come una viaggiatrice
Che torna dal regno delle meraviglie.

Come sarà felice il grano morbido!
Con quanta avidità s’offrirà l’erba!
Quanti diamanti penderanno adesso
Dal fogliame profondo nei pineti!

Aspetta, non dormire. Ascoltiamo
Il ritmo della pioggia
Appoggia tra i miei seni
La fronte silenziosa.

Io sentirò pulsare le tue tempie
Palpitanti e tiepide
Come fossero dei martelli vivi
Battendo sulla mia carne.

Aspetta, non dormire. Questa notte
Noi due siamo un mondo,
Isolato dal vento e dalla pioggia
Dentro il tiepido rifugio dell’alcova.

Aspetta, non dormire. Questa notte
Siamo forse la radice sublime
Dalla quale germinerà domani
Il tronco bello di una stirpe nuova.

Rivista “Poesia” (Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore), trad. it. M. Canfield

Quinto Orazio Flacco


Carpe diem

Non domandarti mai – non è concesso – quale destino
gli dèi ci daranno, anima candida, e non ascoltare
gli stupidi oroscopi. Meglio che puoi vivi ciò che sarà,
sia che altri inverni Giove conceda, sia che sia l’ultimo
questo che ora scuote il Tirreno tra scogli di pomice:
sii saggia e versa il vino: il tempo è breve,
lascia le lunghe speranze. Mentre parliamo, fugge l’ora invidiosa:
afferra il giorno presente, meno che puoi credi al domani.

*

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Carmina, I, 11, traduzione inedita di Luca Alvino

Osip Mandel’štam


Corre l’onda con l’onda all’onda rompendo la cresta,
lanciandosi verso la luna con l’ansia dello schiavo,
e il giovane abisso dei giannizzeri,
metropoli d’onde senza requie,
si agita, si torca e scava fossati nella sabbia.

E nella cupa aria ovattata appaiono
i merli di un muro mai cominciato
e da scale di schiuma cadono i soldati
di sultani sospettosi – a spruzzi, pezzi –
e freddi eunuchi distribuiscono il veleno.

Quaderni di Voronež (Giometti & Antonello, 2017), a cura di M. Calusio