Francesco Napoli

1. Verso i Sessanta

Valerio Magrelli, Roma, classe 1957 esordisce già nel 1980 per Feltrinelli con Ora serrata retinae, come appartenenza va posto nella generazione del “pubblico della poesia”, quella riduttivamente definita neo-orfica. A questo proposito lui stesso affermava: «non condividevo il sistematico rifiuto del senso della Neoavanguardia, né però potevo abbracciare quel totale abbandono al senso che pervadeva i suoi nemici più accaniti». Di contro ci sono alcuni suoi coevi, perfino di qualche anno maggiori, che invece di certo vanno considerati più coerenti con la generazione successiva, la Generazione Sessanta. E questo per formazione, e per esiti e risposte, oltre che per milieu storico-geografico, poiché condividono i medesimi passaggi formativi, le medesime condizioni ambientali affrontate e patite dai nati nel Sessanta. È il caso di Antonella Anedda (Roma 1955) che affronta la crisi identitaria della poesia post-neoavanguardia provando a dipanare uno dei grandi nodi, quello dell’io poetante, trovando una risposta alla sua presenza, quella che Riccardo Donati ha definito per lei «la problematica insituabilità e instabilità del soggetto poetante». Per Antonella Anedda appare centrale il ruolo dell’autos – riconosce quindi da subito la necessità di preservare l’autorevolezza – e considera un accanimento inutile quello contro di esso, contro l’ego. E l’avvertita necessità della prevalenza dell’autos, la sua indispensabile presenza nella poesia diventa forse uno dei punti comuni di questa Generazione, un punto per il quale si batteranno tra Maestri (autos riconosciuti) e un progressivo sbiadimento della loro presenza. L’autos è necessario a garantire una possibile risposta anche alla vexhata quaestio poesia e non poesia. Per Anedda è sempre possibile utilizzare qualsiasi pronome, e quindi anche l’io, ma quello che può marcare la differenza è il tono che vi si accompagna, da una connessione che tenga in equilibrio (precario forse) emozione e ragione regalando poi una inattesa prospettiva. Equilibrio, va da sé, estremamente difficile da raggiungere, affinché non ci si trovi di fronte soltanto al poetico, ma alla vera e propria poesia – nelle parole di Anedda «una forma molto particolare di conoscenza, non è sfogo, e non è neppure solo intelletto» confessa in un’intervista su “Atlante”, il magazine della Treccani […]

Poeti italiani nati negli anni ’60 (Interno Poesia Editore, 2024)

Scopri il libro

Rispondi