Hans Magnus Enzensberger


Un gran peso
le poesie non l’hanno.
Fintanto che sale, la palla da tennis,
è, mi pare,
piú leggera dell’aria.

L’elio comunque,
l’ispirazione, questo formicolare
nel nostro cervello,
anche i fuochi di sant’Elmo
e i numeri naturali.

Pesano pressoché nulla,
per non parlare,
sebbene siano innumerevoli,
dei trascendenti,
loro esimi cugini.

A quanto ne so, questo vale
anche per l’alone del magnete
che non vediamo,
per quasi tutte le aureole dei santi
e senz’eccezioni per le note dei valzer.

Piú leggero dell’aria,
come il dolore dimenticato
o il fumo azzurrino dell’ultima,
proprio l’ultima sigaretta,
è naturalmente l’io,

e, a quanto ne so,
sempre sale il fumo del sacrificio,
che è cosí grato agli dèi,
verso il cielo.
Ma anche lo Zeppelin.

Molte cose rimangono
in ogni caso a mezz’aria.
Piú leggero di tutto è forse
ciò che resta di noi
quando siamo sotto terra.

Più leggeri dell’aria (Einaudi, 2001) trad. it. Anna Maria Carpi

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