Claudia Fofi


a vivere in una piccola città
capita di incontrare il primo amore
quello dei quindici anni
il mio aveva gli occhi celesti e i capelli bruni
per baciarci ci abbiamo messo due o tre mesi
poi è successo un pomeriggio in piazza grande
era inverno, i nostri corpi nuotavano nei giacconi anni ‘80
l’ho visto ieri che camminava col suo cane
i capelli radi, l’andatura un poco saltellante
e ho pensato che a vivere in una piccola città
il passato ti torna sempre addosso
così tra noi per un breve lampo
continua a scorrere quel bacio
come un torrente che riappare quando piove

Etica della parola dolce (Arcipelago Itaca, 2023)

Karen Blixen

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Incontro

Ah, quando sei lontano e nessuno
più nomina il tuo nome –
quando ovunque mi rechi sento
cupo e gelido un vuoto –

comincio a credere che tu sia solo un sogno
nato dalle brame della mia mente,
e a questo sogno ho dato vita e nome
e in ultimo il tuo aspetto –

– ma quando poi ti vedo e posso
sentire ancora le tue forti parole,
e posarti ancora il capo sulla spalla –
ascoltare ancora il suono della tua voce –

allora so che il resto è solo notte,
malvagi sogni che presto scorderò,
so che tu mi porti nella luce
e che in te dimorano la vita e il giorno

 

Poesie d’amore del ‘900 (Mondadori, 2001), trad. it. Bruno Berni

Vladimir Vysotsky

Chi è morto tragicamente, è un vero poeta,
E se al momento giusto, lo è del tutto.
Al numero 26 uno di loro andò dritto verso una pallottola,
Un altro infilò la testa nel cappio all’Angleterre.

A 33 anni Cristo… (Era un poeta, diceva:
«Su, non uccidere! Se ucciderai, io ti troverò dappertutto».)
Ma gli misero i chiodi alle mani, perché non combinasse qualcosa,
Perché non scrivesse e perché pensasse meno.

A me, a 37 anni, – ora come ora mi sta passando la sbornia.
Ed ecco rabbrividisco:
A questo numero, Puškin arrivò giusto in tempo per il suo duello
E Majakovskij incollò la tempia alla bocca della pistola.

Fermiamoci al numero 37! Dio è perfido,
Pose la questione come aut-aut.
Byron e Rimbaud sono caduti a questa soglia,
Ma i nostri contemporanei l’hanno oltrepassata.

Il duello non ha avuto luogo o forse è stato rinviato,
A 33 anni c’è stata crocefissione, ma non grave.
E a 33 anni non c’è stato sangue, ma che sangue?! E i capelli bianchi
Non hanno macchiato troppo le tempie.

E tirarsi un colpo? Da un pezzo il cuore è saltato in gola.
Pazienza, psicopatici e isterici!
I poeti camminano sul filo del rasoio
E si tagliano a sangue le loro anime scalze.

Il poeta ha un collo troppo lungo.
Accorciare il poeta! La conclusione è chiara, –
Ha un coltello conficcato! Ma lui è felice di pendere sgozzato
Dalla lama, per essere stato pericoloso!

Vi compatisco fanatici delle date e dei numeri fatali!
Languite come concubine nell’harem!
La durata della vita è aumentata, e forse anche la fine
Dei poeti si è spostata di un po’!


19 canzoni
(Stampa Alternativa, 1992), trad. it. S. Aversa

Dario Bellezza

Ph. Dino Ignani

La tua nonna tanto simile alla mia, innocente
creatura riuscita con splendore a diventare
nonna, viveva con tua madre in una casa
modesta ma lieta e allegra dove tu non trovavi
lo spazio immaginario per scorribande nel mondo
che di anno in anno cambia usi e costumi
per la irrequieta gioventù psichedelica
drogata non più di vino e politica, come
la mia, ma di sesso ed eroina, già ai quindici,
sedici anni, e fortuna vuole che le strade
della vita ci abbiano riunito per un attimo
in quella casa solare dove tua nonna, come la mia,
tristemente disse addio morendo a figli e nipoti
poco dopo l’invito-merenda fatto a me
pregustando una buona torta di cui qualche fetta
sbocconcellai. Tutte le nonne si rassomigliano, forse,
non ho molta conoscenza dell’universo
nonnesco, ma se sono nonne fino in fondo,
con la favola di «Cappuccetto rosso» ad allietare
le nostre infanzie terrene, prima di sconfinare
in collegi o strade affamate di droga o manifestazioni
contro il fascismo, quello di ritorno, il nuovo
fascismo che imbratta i muri con scritte naziste
di violenza o fa saltare i treni rapidi nelle gallerie.
Se sono nonne fino in fondo vanno ringraziate,
mangiando una fetta di torta, anche se tu eri
troppo ragazzo per capire che trangugiandola,
esaudivo un piccolo demone del ricordo, ritrovando
la mia vecchia dolcissima nonna. Ritornammo a casa
in vena di confidenze; ed io ti raccontai la lugubre
storia della fine mortale di mia nonna, sola, accampata
nello strazio di essere stata abbandonata da tutti, e ancora
il rimorso la notte nel sogno mi visita e mi sveglia
per punizione che nessuna espiazione potrà cancellare
oltre l’inferno canagliesco dell’immaginazione.

Morte segreta (Garzanti, 1976)

Cecilia Roda

Ti aspetto come si aspetta il venerdì

Ti aspetto come si aspetta il venerdì
non il martedì o il mercoledì
nemmeno il giovedì
il lunedì proprio non lo tengo in nota
ti aspetto come il venerdì
che il lunedì sembra così lontano
poi in un battibaleno
ti svegli ed è giovedì
è già giovedì?
non ti par vero
e finalmente domani è venerdì
il giorno più bello di tutti
l’unico in cui lavori sereno
e guardi la tv fino a tardi
perché tanto domani dormi
puoi spegnere tutto
anche il cervello
lo lasci adagiarsi sul cuscino insieme a te
finalmente libero da ogni pensiero
fatta eccezione per te
tu sei l’unico pensiero
che rimane anche a cervello spento
a disconnessione effettuata
a mancanza di connessione
tu rimani sempre
nel mio back end
ma anche nel mio front end
mi fai sviluppare
più di quanto abbiano fatto tutti gli altri.

 

L’amore in technicolor (Interno Poesia Editore, 2024)

Scopri il libro

Stefano Bortolussi


Lezione di vita

Il giorno in cui scoprii il rispetto
giungevamo a te dalla città,
armati delle più urbane intenzioni:
senza badare al cartello minaccioso lasciai
alle spalle i miei inconfessati timori
e mi avvicinai al tuo limite,
sicuro nel ripetuto canto di me stesso
— io che devo toccare acqua
a ogni costo, su ogni costa.

Venni a te, Oceano, che non sembravi infuriare
— e sentii all’istante lo strattone, la prepotenza
ai miei piedi, un potere indifferente
a freno o morale: fu la sua purezza,
la sua necessità dimentica di qualunque
interferenza creaturale, ad affogare
nel ruggito le mie illusioni achabiane
— che riposino in pace, in buona compagnia
sotto le placide ondine della mia hybris sgominata.

Esilienze (Stampa 2009, 2023)

Tahar Ben Jelloun

Abitiamo un cimitero di alberi morenti
la corteccia secca
è rosa dalla pietra

Su questa riva
sottratta al mare
cocci di bottiglia
e preservativi proprio usati
qualche cravatta coperta di fango
e qualche uccello morto

In mezzo c’è
una fontana per tutti
e un sacco di pane raffermo

Nei giorni d’inverno
i morti si mescolano ai vivi
un vento violento
gli tiene aperti gli occhi

Gli altri giorni dell’anno
le ragazze
con gli occhi mangiati dal tracoma
vengono a sedersi sulle tombe
e aspettano la morte
che scende le scale del cielo.

da Stelle velate. Poesie 1966-1995 (Einaudi, 1998), trad. it. Egi Volterrani

Hilde Domin

© Archiv S. Fischer Verlag

Le vie più difficili
vengono percorse da soli,
la delusione, la perdita,
il sacrificio,
sono soli.
Persino il morto che risponde a ogni richiamo
e che non si nega a nessuna richiesta
non ci soccorre
e osserva
se noi non cediamo.

Le mani dei vivi che si tendono
senza raggiungerci
sono come i rami degli alberi d’inverno.
Tutti gli uccelli tacciono.
Si sente solo il proprio passo
e il passo che il piede non ha ancora fatto
ma che farà.
Fermarsi e voltarsi
non serve. Si deve
andare.

Prendi in mano una candela
come nelle catacombe,
la piccola luce respira appena.
E tuttavia, quando hai camminato a lungo,
il miracolo non tarda,
perché il miracolo sempre accade,
e perché senza grazia
non possiamo vivere.

La candela brilla per il respiro libero del giorno
tu la spegni sorridendo
quando appari nel sole
e tra i giardini che fioriscono
la città è davanti a te,
e nella tua casa
la tavola è apparecchiata di bianco.
E i vivi che perderemo
e i morti che non possiamo perdere
spezzano per te il pane e ti porgono il vino –
e tu senti di nuovo la loro voce
vicinissima
al tuo cuore.

 

*

 

Die schwersten Wege
werden alleine gegangen,
die Enttäuschung, der Verlust,
das Opfer,
sind einsam.
Selbst der Tote der jedem Ruf antwortet
und sich keiner Bitte versagt
steht uns nicht bei
und sieht zu
ob wir es vermögen.

Die Hände der Lebenden, die sich ausstrecken
ohne uns zu erreichen
sind wie die Äste der Bäume im Winter.
Alle Vögel schweigen.
Man hört nur den eigenen Schritt
und den Schritt den der Fuß
noch nicht gegangen ist aber gehen wird.
Stehenbleiben und sich Umdrehen
hilft nicht. Es muß
gegangen sein.

Nimm eine Kerze in die Hand
wie in den Katakomben,
das kleine Licht atmet kaum.
Und doch, wenn du lange gegangen bist,
bleibt das Wunder nicht aus,
weil das Wunder immer geschieht,
und weil wir ohne Gnade
nicht leben können.

Die Kerze wird hell vom freien Atem des Tags,
du bläst sie lächelnd aus
wenn du in die Sonne trittst
und unter den blühenden Gärten
die Stadt vor dir liegt,
und in deinem Hause
dir der Tisch weiß gedeckt ist.
Und die verlierbaren Lebenden
und die unverlierbaren Toten
dir das Brot brechen und den Wein reichen –
und du ihre Stimme wieder hörst
ganz nahe
bei deinem Herzen.

 

Rivista Poesia (nr. 259, Crocetti 2011), traduzione di Daniela Maurizi

 

Yang Lian

yang-lia

Preistoria

i giorni strappano via le maschere dei giorni che altro resta?
la balia che ti batte sulla spalla
è come sempre il cielo pieno di desiderio omicida

la finestra più antica dei denti di squalo
quando viene perduta guarda al mare
una lingua blu lecca risoluta la guida di viaggio
tanto eccitata che la carne sulla spiaggia è tutta nuda
nell’ardore la morte sta accelerando

una brezza può scuotere questo mondo
il vento dell’ultimo giorno chi è l’ultimo bambino rimasto?
ogni volto nasconde roccia dietro al volto
proprio nella preistoria ricorrono carestie nutrite da due mani

la polvere del mare vola
in piedi sulle gambe dei ragni
un albero splendente è carico di esche di fiori
seduce chi da millenni è sedotto
tu

Dove si ferma il mare (Damocle, 2016), trad. it. C. Pozzana

Daniele Piccini

Sotto il fiato del cielo
sono rimasto solo
e guardo questa estate
senza leggenda andare.
Tu sei la mia fortezza, il grano alto
degli anni infiniti che non tornano
e di quelli incalcolabili, dopo.
Solo non ti dimenticare e abbi,
anche solo un istante, quel tuo volto
di ragazzino punto da uno spino,
quel sorriso che buca la tristezza,
così ho imparato a vivere.

Canzoniere scritto solo per amore (Interno Poesia Editore, 2024)

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