Eugenio Montejo


Stanza dopo stanza, lampada dopo lampada,
i palazzi si risvegliano
e tutto intorno la pioggia apre i suoi petali
con un lento sussurro che percorre
sete e tendaggi.
Dormiamo dentro a un fiore che si alza
troppo lentamente sul mondo.

Tuttora ignoriamo da quale paese remoto
ci ha portati il sonno,
ma ci risulta che tra la notte e il giorno
sono passati gli anni…

La pioggia sta schiudendo la sua corolla
nel mezzo della quale ci svegliamo.
Ora so che il tuo sorriso, i tuoi capelli,
i tuoi occhi dove la notte si attarda,
la neve che cade sui tuoi seni
e queste stesse parole
sono anche petali di qualche immenso calice,
petali che si stanno aprendo, amore mio,
con lo stesso sussurro della pioggia
sui vetri.

 

La lenta luce del tropico (Le Lettere, 2006), trad. it. L. Rosi

Un pensiero su “Eugenio Montejo

  1. Non è tra le sue più belle. Ma c’è sempre il suo senso materiale della lingua. Come se il linguaggio fosse argilla, pietra, da modellare. Ma perché mandare in onda solo la traduzione italiana? Lo spagnolo di Montejo è particolare, nessuna traduzione può rendere l’evidenza che acquista la lingua quotidiana traferita a dire altro.

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