Maria Esther Maciel


ALCACHOFRA

As pétalas se chamam
capítulos
e se despetalam
como páginas
de um livro
com caule e estrias
em verde-claro
e penugem lírica.
Come-se dela
quando cozida
a fina camada
(quase raspa)
de uma por uma
das lâminas
que os dedos
levam à boca
para o deleite
da língua.

E ao fim do último
capítulo
eis que de repente
surge
a inesperada
delícia:
um botão tenro e carnudo
– o coração da flor
que vira
fruta viva.

 

da Longe, aqui (2020)

 

*

 

CARCIOFO

Il petali si chiamano
capitoli
e si staccano
come pagine
di un libro
dallo stelo e dai solchi
verde chiaro
e peluria lirica.
Di lui si mangia
quando cotto
il sottile strato
delle lame
una alla volta
(quasi una scorza)
che le dita
portano in bocca
per il piacere
della lingua.

E alla fine dell’ultimo
capitolo
ecco che improvvisa
sorge
l’inattesa
delizia:
un bocciolo tenero e carnoso
-il cuore del fiore
che si fa
vivo frutto.

 

Traduzione di Prisca Agustoni

Un pensiero su “Maria Esther Maciel

  1. L’apparente semplicità della descrizione suggerisce in realtà infinite associazioni, dallo sfogliarsi di una margherita, alle ore del giorno, alle esperienze di una vita. Come? perché? Per la musica stessa della descrizione, che nella traduzione italiana si perde. Intanto sparisce il filo rosso dell’assonanaza a-a che percorre tutti i versi dall’inizio alla fine, quasi un residuo della memoria storica della poesia volgare: le stanze monorima. Tutto ciò accarezza l’orecchio come una musica abituale, infantile. Anche per l’ossessivo ritorno del quinario – si esce di poco, senario, ternario – come una filastrocca. Infine la lingua, la dolcezza inimitabile del portoghese. Si faccia lo sforzo di leggere la versione originale, e dimenticare la traduzione. In poesia, il suono delle parole è tutto. Il resto è contorno, compreso il significato.

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