Juan Rodolfo Wilcock


Consiglio

Ripudiamo la facilità
come si allontana un serpente;
la facilità dissolvente quasi-verità.

Del pensiero troppo ordinato
scoraggiamo la seduzione;
negli eccessi dell’argomentazione
non sperperiamo il nostro legato.

Cerchiamo soltanto di stessere
dal tessuto di ogni ora
ciò che ci nutre, ciò che c’incuora,
l’universalità dell’essere.

 

da Poesie (Adelphi, 1980)

Un pensiero su “Juan Rodolfo Wilcock

  1. Caro, caro Wilcock! Ha assimilato magnificamente la tradizione letteraria italiana, ma vi ha immesso il gusto tutto argentino d’infrangerla, scombinarla, ma senza esibizionismo. Scrivere quartine che rispettino la regolarità delle rime, ma in maniera sbilenca, sorprendente. Come in castellano hanno fatto Borges o Silvina Ocampo o Alejandra Pizarnik. Il metro è per lui un po’ ciò che la tonalità per uno Šostakovič: c’è. ma non la si rispetta, non la si assume come c’è stata tramandata. E sta qui il segno della sua modernità, vale a dire di quel disagio formale ch’è lo specchio di un disagio sociale, di un’inappartenenza al mondo in cui ci si è trovati a essere gettati, per la volontà di nessuno, in definitiva perfino di un’inappreteneza a sé stessi. Un segno? quello “stessere” dove ci si aspetterebbe un “tessere”.

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