Jaroslav Seifert

Conversazione con la morte

Tu, che vali più che l’oro vale,
tu, che tutto hai che non torna,
ogni peso del mondo, tu stessa senza peso,
tu, che con crudeltà comandi di portare
a ogni vivo dolore, tu stessa senza dolore,
tu, che giungi sicura della preda,
tu, a cui nessuno mai è pronto,
tu, morte, sempiterna ballerina del vivere,
tu, da cui salvezza non può trovare
l’acciaio, la statua e il tempio,
tu, dei morti la guida nell’ignoto,
tu, senza mutazioni l’unica al mondo,
ecco: questo è il corpo morto sull’affusto,
prendilo, la cosa più bella offre
a te questo popolo che piange
in questo morto più di quanto forse poteva offrirti,
tu, che tutto hai che non torna,
prendilo dentro il grembo profondo
dove nel buio mai l’alba trapela,
che il morto giusto ora trovi riposo.

Sulla tua tomba sta un popolo vivo.

 

Vestita di luce. Poesie 1925-1967 (Einaudi, 1986)

Un pensiero su “Jaroslav Seifert

  1. Nelle terribili giornate dell’invasione sovietica di Praga me ne parlava un amico che studiava letteratura ceca. Quando vidi al Teatro Valle di Roma il Divadlo za Branou mettere in scena le Tre sorelle di Ceckhov (mezz’ora di applausi agli attori che per ringraziamento applaudirono il pubblico), sentii sulla pella il “peso” di quei morti. Il mio amico mi diceva che in italiano è impossibile restituire la musica del verso, anche perché la lingua ceca ha conservato la percezione della durata delle sillabe, come nella metrica greca e latina.

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